Sognare ad occhi aperti potrebbe davvero migliorare la salute del tuo cervello?

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I professori Rhonna Shatz e Stephen Becker dell'Università di Cincinnati (UC) hanno parlato (qui la conversazione, in inglese) della ricerca su come il sognare ad occhi aperti influenza il ​​cervello di bambini e adulti.


La Shatz,direttrice della divisione di neurologia comportamentale, docente di ricerca e istruzione di Alzheimer e medico di UC Health, ha spiegato che sognare ad occhi aperti è uno stato mentale di girovagare che proviene dall'attività della 'rete cerebrale predefinita':

"Ha lo scopo di proteggerci ... e ci aiuta non solo a elaborare le informazioni provenienti dai nostri sensi, ma a dar loro un senso. Quindi è progettato sia per il momento di quello che ci sta accadendo, sia per quanto è rilevante per noi, e pure per una parte di lavoro sulla memoria mentre dormiamo".


In uno studio sui topi, i ricercatori di Harvard hanno scoperto che sognare ad occhi aperti può aiutare la neuroplasticità.


"La neuroplasticità è la capacità del cervello di essere resiliente di fronte a una minaccia o una lesione", ha detto Shatz. "E forma anche collegamenti in eccesso in modo che se ne perdiamo alcuni, ne abbiamo ancora abbastanza per  mantenere la funzione".


Stephen Becker PhD, professore del Dipartimento di Pediatria della UC, psicologo pediatrico e direttore di ricerca al Cincinnati Children, nonché condirettore del Centro ADHD del Cincinnati Children, ha parlato della sua ricerca con i bambini con 'sindrome di disimpegno cognitivo' (CDS, cognitive disengagement syndrome), che include sognare ad occhi aperti eccessivamente e altri comportamenti correlati:

"Mentre i CDS possono avere un impatto negativo sul funzionamento scolastico e socio-emotivo, hanno anche alcuni effetti positivi per i bambini. Quando abbiamo intervistato le famiglie ... dicono anche «Mio figlio è così creativo» o «È davvero attratto dalle arti».

"Quindi il nostro obiettivo non è togliere in alcun modo, modellare o formare il sogno ad occhi aperti, ma come possiamo pensare di poterlo gestire in qualche modo nel contesto e negli ambienti in cui è più utile, rispetto ad altri ambienti in cui è più dannoso, come in classe".

 

 

 


Fonte: Tim Tedeschi in University of Cincinnati (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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