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Esperienze e opinioni

Alzheimer: come affrontare la paura con la conoscenza (Parte 1)

Poche persone si sentono a proprio agio pensando al processo di invecchiamento, ma il disagio si trasforma in paura quando si tratta di cervello. In termini medici, il cervello di ognuno rallenta in qualche modo, man mano che invecchiamo.

Questo non deve essere una fonte di paura - essere anziani è spesso essere più calmi, più saggi, più in pace. Questi stati mentali sono desiderabili. Il cervello è secondario. Ma il cervello è in primo piano quando si tratta di malattia e la malattia più temuta è l'Alzheimer.

In questo primo articolo cercheremo di portare un po' di luce su questo argomento oscuro, chiedendo quello che l'Alzheimer è e ciò che sappiamo su di esso. Nel secondo post passeremo alla diagnosi e al trattamento. Progressi in tali aree sono stati compiuti, ma la scienza medica è proprio sul punto di scoprire come l'Alzheimer potrebbe forse essere impedito e rallentato. Quindi questa sarà una relazione intermedia, alimentando la speranza dove la speranza è reale, ma affrontando i fatti più lealmente possibile. La mia speranza è che conoscere in profondità è un buon modo per scacciare l'ansia.

        

Le cellule nervose del cervello devono essere in costante comunicazione con le loro cellule vicine in modo che il cervello possa funzionare correttamente. Gli effetti dell'invecchiamento comportano una comunicazione minore o più lenta. Nell'Alzheimer questo è drasticamente peggiorato dalla presenza di placche senili e grovigli all'interno delle cellule nervose che compromettono la comunicazione tra le cellule nervose e guastano la rete neurale. Il libero flusso di informazioni è fisicamente bloccato, come un sistema telefonico distrutto da un uragano devastante.

Invecchiando le persone temono di più non la mortalità, ma di diventare un peso per i loro figli. Tale onere è aggravato quando un genitore diventa senile (oggi il termine medico-preferito è demenza), entrando in quello che era tradizionalmente chiamato eufemisticamente "seconda infanzia". La senilità assume molte forme, e la più comune forma di demenza negli anziani è l'Alzheimer, che rappresenta il 70-80 per cento dei casi.

Negli ultimi decenni le persone sono diventate sempre più consapevoli dell'impatto dell'Alzheimer sulla società. Circa 5,4 milioni di americani hanno un certo stadio di Alzheimer, e quasi 15 milioni sono loro caregivers e per pazienti affetti da altre forme di demenza. L'Alzheimer è anche la sesta causa di morte negli Stati Uniti, e questa cifra non va giù: in linea con l'ingrigimento dell'America, i morti per l'Alzheimer sono aumentati del 66 per cento dal 2000. Ogni 72 secondi, un nuovo caso di Alzheimer è diagnosticato negli Stati Uniti, e questo non potrà che peggiorare nei prossimi anni con l'invecchiamento di 71 milioni di baby boomers.

Mentre i sintomi patologici e clinici sono fondamentalmente gli stessi per tutti i casi di Alzheimer, i casi sono generalmente suddivisi in due categorie: "precoce" che colpisce prima dei 65 anni, e la più comune forma "insorgenza tardiva". Studi sui gemelli indicano che i fattori ereditari giocano un ruolo in almeno l'80 per cento di tutti i casi, precoci o tardivi. Tuttavia, i fattori genetici sono particolarmente forti nelle forme familiari ad esordio precoce della malattia di Alzheimer. Le persone che sviluppano questa forma di Alzheimer mostrano di solito i sintomi di perdita di memoria prima dei 65 anni. Nei casi più acuti le persone sono state colpite già all'età di 20 anni. Questo tipo di Alzheimer può essere causato da uno degli oltre 200 difetti in tre diversi geni, ognuno dei quali garantisce la malattia, di solito prima dei 60 anni, quando è stato ereditato.

Nella forma tardiva della malattia, i difetti del gene tendono ad influenzare la suscettibilità senza necessariamente garantire la malattia nell'arco di una vita normale. La forma molto più comune dell'Alzheimer colpisce le persone di età superiore ai 65 anni. Il rischio di svilupparla raddoppia ogni cinque anni dopo quell'età, fino al rischio più alto: fino al 40 per cento degli americani di età di 85 anni o oltre può essere affetto da Alzheimer a un certo punto. Dopo gli 85 anni l'incidenza dell'Alzheimer continua ad aumentare, ed oggi molti credono che praticamente tutti noi avremmo l'Alzheimer se vivessimo fino a 120 anni.

Una complicazione è che può essere difficile distinguere la perdita di memoria dovuta all'Alzheimer da altre cause. Anche questo è confortante dato che queste sono a volte altre cause prevenibili e curabili. (Disidratazione, carenze vitaminiche, dieta povera, eventi avversi da prescrizioni multiple, per esempio, aggravano quasi ogni sintomo della vecchiaia, compresi quelli mentali. Queste due condizioni devono essere attentamente monitorate mentre invecchiamo). Quando invecchiamo, la nostra memoria di breve termine, e la capacità di apprendere e registrare nuove informazioni comincia a declinare, mentre la memoria a lungo termine viene mantenuta per periodi molto più lunghi in età avanzata.

A volte, una perdita di memoria leggera è accompagnata anche da una modifica della personalità: qualcuno che esce normalmente ed è socievole potrebbe diventare lunatico e introverso, per esempio. Negli altri casi di demenza, come la demenza fronto-temporale del lobo, un paziente può essere disinibito e incapace di controllare esplosioni inappropriate. Questi possono anche essere i segni di qualcosa di più del normale invecchiamento del cervello. Ma ancora una volta ci sono cause che non sono necessariamente correlate all'Alzheimer, come una depressione, una condizione comune che deve essere monitorata e trattata. Non dobbiamo essere vittime di un senso di disperazione e di angoscia. L'atteggiamento da tenere è che viviamo nell'era della "nuova era della vecchiaia", dove si può ragionevolmente aspettarsi di mantenere un sano funzionamento per molti decenni.

 Il primo stadio dell'Alzheimer viene definito decadimento cognitivo lieve (MCI). Sebbene la maggior parte di noi comincino ad avere maggiori difficoltà a ricordare nomi e numeri con l'età, qualcuno con MCI può iniziare a dimenticare le conversazioni e gli eventi recenti o avere difficoltà a svolgere compiti che una volta erano facili. Perdita di memoria e cambiamenti cerebrali iniziano a interferire con la vita quotidiana della persona e rendono difficile o addirittura non sicuro per loro lavorare o continuare con le attività abituali. Tuttavia, questi cambiamenti non sono abbastanza profondi da influire sulla capacità della persona di funzionare socialmente. La compromissione lieve, purtroppo, non si stabilizza a quel livello. In un dato anno, circa il 15 per cento di quelli di nuova diagnosi con MCI progrediranno alla demenza, e la maggior parte all'Alzheimer. Entro otto anni, l'80 per cento avrà effettuato il passaggio.

Per una diagnosi di demenza, i problemi devono essere presenti in almeno una area della funzione cognitiva oltre alla perdita di memoria: le aree sono linguaggio, attenzione, soluzione dei problemi, abilità spaziali, giudizio, pianificazione o organizzazione. Nelle prime fasi dell'Alzheimer, la persona può di solito avere difficoltà a ricordare le informazioni e gli eventi e a imparare cose nuove. Essi possono perdersi facilmente, anche su percorsi familiari vicino alla loro casa. Essi possono anche iniziare ad avere difficoltà a leggere, parlare o scrivere poichè il loro vocabolario si restringe.

Nelle fasi moderate dell'Alzheimer, le lacune della memoria e del pensiero sono evidenti. Per esempio, qualcuno con Alzheimer di stadio moderato potrebbe essere in grado di ricordare il suo numero di telefono o l'indirizzo. L'assistenza non è ancora necessaria per mangiare o andare in bagno.

Nello stadio avanzato i sintomi dell'Alzheimer sono i più difficili, soprattutto per i caregivers, perché la dipendenza da loro diventa completa. Il parlare si riduce a semplici frasi, poi singole parole. Alla fine non ci può essere alcun discorso del tutto. La persona diventa estremamente stanca e apatica, ma può ancora essere molto aggressiva o paranoica, a volte. L'assistenza è necessaria per il vestirsi di base e per le funzioni corporee, il tempo porta per molti la completa perdita di capacità mentale.

Questi sono fatti difficili da affrontare, certo, ma la disperazione non è del tutto inevitabile. Non tutte le cause di demenza sono intrattabili. Alcune, come quelle causate da disturbi della tiroide o carenze vitaminiche, possono essere invertite. Ma la maggior parte della demenza è causata dalla degenerazione del cervello che si svolge nel tempo e progredisce insidiosamente. Oltre all'Alzheimer, gli esempi includono demenza multi-infartuale (demenza causata da diversi piccoli ictus) o demenza causata da traumi ripetuti (commozioni cerebrali subiti nello sport, per esempio).

E' ormai riconosciuto che l'Alzheimer è la forma più comune di demenza, affligge circa dal 70 all'80 per cento delle persone anziane che ne sono afflitte. (I ricercatori ora credono che l'Alzheimer inizia molto tempo, forse anche decenni, prima che siano evidenti i primi sintomi di perdita di memoria). Nell'Alzheimer, le cellule nervose e le loro connessioni, chiamate sinapsi, si deteriorano per lo più nella corteccia cerebrale e nell'ippocampo. La corteccia cerebrale è una struttura estremamente contorta che è associata a funzioni mentali superiori: il pensiero, il ragionamento, la sensazione e il movimento. L'ippocampo ha un ruolo fondamentale nell'apprendimento e nella elaborazione di varie forme di informazione, come la memoria a lungo termine e la memoria spaziale. Sia la corteccia cerebrale che l'ippocampo perdono massa e si restringono con l'avanzare della malattia.

 

Diverse proteine chiave si depositano nel cervello durante il corso dell'Alzheimer, tra cui la proteina beta amiloide e la proteina tau. La patologia di Alzheimer inizia con l'accumulo di beta amiloide depositata al di fuori delle cellule nervose del cervello in placche senili e sui vasi sanguigni del cervello. L'eccesso di beta-amiloide innesca poi l'aggregazione aberrante della proteina tau in grovigli neurofibrillari, che soffocano l'interno delle cellule nervose. L'accumulo di entrambi i depositi porta ad una disfunzione delle cellule nervose e alla degenerazione, provocando infine la demenza di tipo Alzheimer. Tutti e quattro i geni conosciuti di Alzheimer portano i difetti che determinano l'eccessivo accumulo di beta-amiloide nel cervello. La maggior parte degli studiosi di Alzheimer crede che sia l'accumulo eccessivo di proteine beta amiloidi ad avviare la formazione dei grovigli della cellula nervosa, portando poi alla neurodegenerazione e alla demenza.

Abbiamo dato solo un riassunto di un disturbo che sta occupando una grande schiera di ricercatori che progrediscono nelle conoscenze ogni anno. Nell'Alzheimer, la conoscenza è potere, ed è giusto dire che sta avvenendo uno spostamento di potere. La scienza medica non è più disorientata da questo disturbo, e la speranza reale di una migliore diagnosi è già chiara, mentre segni sicuri di speranza sono in crescita anche in termini di trattamento e prevenzione. La realtà di cui vi parleremo nel prossimo articolo è molto meno triste di quanto non fosse fino a pochi anni fa.

 

Scritto da Deepak Chopra, MD, FACP e Rudolph Tanzi, Ph.D., professore di neurologia P Joseph e Rose Kennedy alla Harvard Medical School, direttore di Genetica e Invecchiamento del Massachusetts General Hospital

 


Cosa pensi di questo articolo? Ti è stato utile? Hai rilievi, riserve, integrazioni? Conosci casi o ti è successo qualcosa che lo conferma? o lo smentisce? Puoi usare il modulo dei commenti sotto per dire la tua opinione. Che è importante e unica.

 

 


Deepak ChopraPubblicato da Deepak Chopra in HuffingtonPost il 15 novembre 2011 - Traduzione di Franco Pellizzari.

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