Associazione Alzheimer ONLUS logo Christmas

Ricerche

Istruzione e intelligenza possono proteggere la cognizione, ma non prevenire l'Alzheimer

blackboard

Nella ricerca di indizi su ciò che può ritardare o prevenire il morbo di Alzheimer (MA), gli scienziati della Johns Hopkins Medicine affermano che le persone più intelligenti e più istruite non sono protette dalla malattia, ma hanno un 'vantaggio' cognitivo che può far funzionare meglio la loro mente per un certo tempo.


In altre parole, dicono gli investigatori, quelli che iniziano con una maggiore riserva cognitiva - una linea di base di funzionamento mentale superiore - possono avere più di quanto possono permettersi di perdere prima che i sintomi del MA inizino a interferire con la loro vita quotidiana, rispetto a quelli che non hanno la stessa istruzione o si impegnano regolarmente in compiti mentalmente difficili.


I risultati, pubblicati nel numero di aprile del Journal of Alzheimer's Disease, suggeriscono - ma non dimostrano - che esercitare il cervello potrebbe aiutare a mantenere le persone cognitivamente funzionali più a lungo, ma non può scongiurare l'inevitabile declino del MA.


"Il nostro studio è stato progettato per cercare le tendenze, non per dimostrare causa ed effetto, ma la sua principale implicazione è che l'esposizione all'istruzione e una migliore prestazione cognitiva quando si è giovani può aiutare a preservare per un po' la funzione cognitiva, anche se è improbabile che possa cambiare il corso della malattia", dice Rebecca Gottesman MD/PhD, professoressa di neurologia e di epidemiologia alla Johns Hopkins University.


Circa 5 milioni di persone negli Stati Uniti vivono con il MA, un numero che si prevede triplicherà entro il 2060, secondo i Centers for Disease Control and Prevention. Poiché non sono disponibili opzioni di trattamento efficaci per il MA o per le altre forme di demenza, i ricercatori sono interessati a identificare dei modi per prevenire o ritardare la malattia.


Studi precedenti suggerivano che le persone con intelligenza superiore o più istruzione potevano avere tassi più bassi di queste malattie, e il gruppo della Gottesman ha progettato uno studio per testare l'idea. I ricercatori hanno usato i dati dello studio ARIC (Atherosclerosis Risk in Communities) finanziato a livello federale, nel quale circa 16.000 partecipanti sani di mezza età della contea di Washington/Maryland, della Contea di Forsyth/North Carolina, di Jackson/Mississippi e di Minneapolis/Minnesota, erano stati arruolati dal 1987 al 1989 e seguiti nei decenni successivi.


A vent'anni dall'inizio dello studio, i partecipanti avevano in media 76 anni. Circa il 57% erano donne e il 43% erano afroamericani, mentre i restanti partecipanti erano bianchi. Gli investigatori si sono concentrati su un gruppo di 331 partecipanti senza demenza che facevano parte di uno studio aggiuntivo, lo studio ARIC-PET, in cui i partecipanti sono stati sottoposti a scansione cerebrale specializzato. Circa 54 non avevano un'istruzione scolastica superiore, 144 avevano completato il liceo o avevano conseguito il diploma GED, e 133 avevano qualche istruzione universitaria o più formale.


Dopo vent'anni, tutti i partecipanti sono stati sottoposti a risonanza magnetica e tomografia a emissione di positroni (PET) del loro cervello per misurare i livelli di accumulo di proteina amiloide-beta (Aβ), un marcatore standard del MA. Il punteggio medio della scansione PET che indica la quantità di proteina Aβ nel cervello, dopo essere stato confrontato con una parte del cervello in cui non si accumula Aβ è stato di 1,2. 171 partecipanti sono stati classificati con valori elevati, superiori a questo standard e i restanti partecipanti sono stati assegnati alla categoria 'non elevato' dei valori dell'Aβ.


Nella tarda età (65-84 anni), è stata valutata la cognizione di ciascun partecipante con 10 test standard di memoria, linguaggio e altre funzioni intellettuali. Tre di questi test erano stati somministrati anche dopo 10 anni. Il punteggio medio che indicava la cognizione normale era fissato a zero a fini statistici, con un valore di 1 che indica un punteggio superiore alla media e -1 che indica un punteggio inferiore alla media.


I partecipanti con qualsiasi livello di Aβ e con istruzione universitaria, post-laurea o professionale avevano punteggi cognitivi medi superiori di circa una o più unità standard rispetto a coloro che non avevano istruzione scolastica superiore, indipendentemente dai livelli di Aβ nel cervello. La Gottesman dice che questi dati suggeriscono che l'istruzione sembra aiutare a preservare la cognizione, dal momento che quelli con istruzione hanno ottenuto punteggi più alti.


Lei nota che i punteggi cognitivi nella mezza età non erano associati a livelli elevati di proteina Aβ nel cervello in età avanzata. I partecipanti bianchi con punteggi cognitivi più alti in tarda età avevano un rischio inferiore del 40% di avere proteina Aβ elevata nel cervello. Questa tendenza generale è stata osservata anche nei partecipanti afroamericani, ma in misura minore (circa il 30% in meno).


"I nostri dati suggeriscono che una maggiore istruzione sembra avere un ruolo, come una forma di riserva cognitiva che aiuta le persone ad andare meglio all'inizio, ma non influenza il livello reale di declino", dice la Gottesman. "Questo rende difficile interpretare gli studi perché chi ha una buona istruzione può avere meno probabilità di mostrare un beneficio da un trattamento sperimentale perché sta già andando bene".


Per la ricerca futura nello sviluppo di terapie per il MA, secondo la Gottesman questo implica che è importante concentrarsi su una sorta di biomarcatore indipendente e specifico che mostra i benefici effettivi del trattamento. Dice anche che gli studi devono guardare alle tendenze delle prestazioni nel tempo piuttosto che in un dato momento.

 

 

 


Fonte: Johns Hopkins University (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Andreea M. Rawlings, A. Richey Sharrett, Thomas H. Mosley, Dean F. Wong, David S. Knopman, Rebecca F. Gottesman. Cognitive Reserve in Midlife is not Associated with Amyloid-β Deposition in Late-Life. Journal of Alzheimer's Disease, 29 Mar 2019, DOI: 10.3233/JAD-180785

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per u...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svan...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e malattia

4.06.2019

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA)...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Sciogliere il Nodo Gordiano: nuove speranze nella lotta alle neurodegenerazion…

28.03.2019

Con un grande passo avanti verso la ricerca di un trattamento efficace per le malattie n...

Stimolazione dell'onda cerebrale può migliorare i sintomi di Alzheimer

15.03.2019

Esponendo i topi a una combinazione unica di luce e suono, i neuroscienziati del Massach...

Scoperto nuovo colpevole del declino cognitivo nell'Alzheimer

7.02.2019

È noto da tempo che i pazienti con morbo di Alzheimer (MA) hanno anomalie nella vasta r...

Districare la tau: ricercatori trovano 'obiettivo maneggiabile' per curare l'A…

30.01.2019

L'accumulo di placche di amiloide beta (Aβ) e grovigli di una proteina chiamata tau nel...

Dott. Perlmutter: Sì, l'Alzheimer può essere invertito!

6.12.2018

Sono spesso citato affermare che non esiste un approccio farmaceutico che abbia un'effic...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'

16.11.2018

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda pi...

Nuove case di cura: 'dall'assistenza fisica, al benessere emotivo'

5.11.2018

Helen Gosling, responsabile delle operazioni della Kingsley Healthcare, con sede a Suffo...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzheimer

28.09.2018

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

L'esercizio fisico genera nuovi neuroni cerebrali e migliora la cognizione nel…

10.09.2018

Uno studio condotto dal team di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) ha scop...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno dem…

17.08.2018

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcu...

3 modi per trasformare l'auto-critica in auto-compassione

14.08.2018

Hai mai sentito una vocina parlare nella tua testa, riempiendoti di insicurezza? Forse l...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambia forma

11.07.2018

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Molecola 'anticongelante' può impedire all'amiloide di formare placche

27.06.2018

La chiave per migliorare i trattamenti per le lesioni e le malattie cerebrali può essere nelle m...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di H...

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno sco...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demen...

Un segnale precoce di Alzheimer potrebbe salvarti la mente

9.01.2018

L'Alzheimer è una malattia che ruba più dei tuoi ricordi ... ruba la tua capacità di ...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ac...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di ...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l'Alzheimer

4.08.2017

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzheimer…

16.06.2016

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale ami...

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l'ippocam…

17.02.2016

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili...

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l'Alzh…

22.09.2015

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

La consapevolezza di perdere la memoria può svanire 2-3 anni prima della comp…

27.08.2015

Le persone che svilupperanno una demenza possono cominciare a perdere la consapevolezza dei propr...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le protei…

31.07.2015

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

I ricordi più belli e appassionati sono i primi a sparire nell'Alzheimer

17.06.2015

Ricercatori della Johns Hopkins University hanno pubblicato un nuovo studio questa settimana sugl...

Ricercatori del MIT recuperano con la luce i ricordi 'persi'

29.05.2015

I ricordi che sono stati "persi" a causa di un'amnesia possono essere richiamati attivando le cel...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Alzhei…

27.04.2015

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Alzheim…

30.01.2015

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picc...

I ricordi perduti potrebbero essere ripristinati: speranza per l'Alzheimer

21.12.2014

Una nuova ricerca effettuata alla University of California di ...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello accelerando la…

5.12.2014

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimost...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adul…

21.11.2014

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Smontata teoria prevalente sull'Alzheimer: dipende dalla Tau, non dall'Amiloid…

2.11.2014

Una nuova ricerca che altera drasticamente la teoria prevalente sull'or...

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

6.10.2014

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheimer

1.10.2014

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al cancro

21.09.2014

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...