Associazione Alzheimer ONLUS logo

Ricerche

Obesità e resistenza all'insulina pregiudicano la cognizione rompendo la barriera emato-encefalica

feet over a scale pan

L'obesità può rompere la barriera emato-encefalica che protegge il cervello, causando problemi con l'apprendimento e la memoria, riferiscono degli scienziati.


Sappiamo che l'attivazione cronica del recettore Adora2a sulle cellule endoteliali (che rivestono questa importante barriera nel nostro cervello) può far sì che i fattori nel sangue entrino nel cervello e influenzino il lavoro dei nostri neuroni.


Ora scienziati dell'Augusta University hanno dimostrato che quando si blocca l'Adora2a in un modello di obesità indotta dalla dieta, questa importante funzione di barriera è mantenuta.


"Sappiamo che l'obesità e l'insulino-resistenza abbattono la barriera emato-encefalica negli uomini e nei modelli animali, ma il modo esatto era ancora un mistero", afferma la dott.ssa Alexis Michelle Stranahan, neuroscienziata dell'Augusta University, autrice senior dello studio pubblicato su The Journal of Neuroscience.


Nel cervello, l'adenosina è un neurotrasmettitore che ci aiuta a dormire e aiuta a regolare la pressione sanguigna; nel corpo è anche un componente del combustibile cellulare 'adenosina trifosfato' (ATP). L'adenosina attiva anche i recettori Adora1a e Adora2a sulle cellule endoteliali, supportando così di norma relazioni sane tra l'attività cerebrale e il flusso sanguigno.


I problemi sorgono con l'attivazione cronica, in particolare nel cervello, che è ciò che accade con l'obesità, dice la Stranahan. Le persone che hanno obesità e diabete hanno tassi più alti di deterioramento cognitivo mentre invecchiano e la maggior parte dei cambiamenti strutturali correlati avvengono nell'ippocampo, un centro di apprendimento e memoria e il centro dello studio della Stranahan.


Il grasso è una fonte di infiammazione e ci sono prove che la riduzione dell'infiammazione cronica nel cervello aiuta a prevenire la perdita di memoria legata all'obesità. In un modello che imita ciò che accade ad alcuni di noi, dei topi giovani alimentati con una dieta ad alto contenuto di grassi si sono ingrassati in due settimane e a 16 settimane hanno avuto un aumento del glucosio a digiuno e delle concentrazioni di insulina, tutti segni che il diabete era nel loro futuro.


Nella vascolarizzazione minuta dell'ippocampo, i ricercatori hanno visto che l'obesità prima aumentava la permeabilità della barriera emato-encefalica a minuscole molecole come la fluoresceina del fluoroforo sodico (NaFl). L'insulino-resistenza indotta dalla dieta ha aumentato quella permeabilità al punto da lasciar passare una molecola più grande, l'Evans Blue, che ha un'alta affinità per l'albumina sierica, la proteina più abbondante nel sangue.


Quando hanno guardato con la microscopia elettronica, hanno visto un paesaggio cambiato. Il diabete risultante ha promosso il restringimento delle giunzioni solitamente strette tra le cellule endoteliali e i fori reali in quelle cellule.


Hanno anche visto cellule muscolari chiamate periciti (che avvolgono l'esterno dei vasi sanguigni microscopici nel cervello per dare loro più forza e aiutare a far passare il sangue) che iniziano a perdere la presa, così i vasi sanguigni iniziano a perdere il loro tono e diventano disfunzionali e infiammati.


I periciti sono noti per esprimere livelli più elevati di Adora2a rispetto alle cellule endoteliali, osserva la Stranahan. La dieta ad alto contenuto di grassi ha anche promosso il gonfiore delle protrusioni sugli astrociti chiamati end-feet, che fanno anch'essi parte della barriera emato-encefalica. Gli astrociti sono cellule cerebrali che normalmente nutrono i neuroni, ma lo stato patologico dell'obesità altera anche la loro forma e il loro supporto.


L'angiogenesi, il tentativo naturale dell'organismo di produrre più vasi sanguigni - sebbene di solito disfunzionali, con perdite - in risposta al flusso alterato di sangue e ossigeno, avveniva nell'ippocampo di 12 settimane, e dopo un'attenta ispezione, i vasi sanguigni erano infiammati.


Quando hanno dato un farmaco per bloccare temporaneamente l'Adora2a, sono svaniti anche i problemi con la permeabilità della barriera. Resta da vedere se questo può funzionare nell'uomo, e a lungo termine come modo per evitare il declino cognitivo negli umani obesi, osserva la Stranahan.


Successivamente hanno sviluppato un topo nel quale potevano eliminare selettivamente l'Adora2a dalle cellule endoteliali. In questo topo transgenico, hanno spento l'Adora2a nelle cellule endoteliali a 12 settimane, e a 16 settimane, quando i topi avrebbero dovuto avere una compromissione cognitiva e una barriera ematica con perdite, avevano invece cognizione e funzione della barriera normali e nessuna infiammazione.


Quando hanno confrontato i topi transgenici che avevano una dieta ricca di grassi o alto contenuto di grassi, hanno trovato prove che l'aumento di permeabilità dei vasi sanguigni nel cervello inizia il ciclo di infiammazione e deterioramento cognitivo.


Mentre è generalmente difficile saltare dai topi agli uomini, il fatto che questo tipo di lavoro abbia effettivamente iniziato con i risultati umani probabilmente significa che evitare l'insulino-resistenza potrebbe potenzialmente fermare l'aumento di permeabilità della barriera emato-encefalica e il declino delle funzioni cognitive, dice Stranahan.


"Se un individuo ha già una resistenza all'insulina, questi studi sottolineano l'importanza di controllare i livelli di zucchero nel sangue ed evitare di progredire verso la deficienza di insulina (diabete), che apre ulteriormente la barriera emato-encefalica".


Gli scienziati riferiscono che l'accessibilità relativa dei vasi sanguigni nel cervello può anche farne una buona strada per prevenire gli effetti dell'obesità sul cervello. E indica anche la realtà che vari farmaci somministrati a pazienti obesi possono avere un impatto maggiore sul loro cervello, che potrebbe essere una cosa da considerare per i pazienti e per i loro medici.


La Stranahan nota che i farmaci destinati ad agire nel cervello, come quelli per l'Alzheimer, potrebbero essere una buona cosa, che deve ancora essere presa in considerazione. Alcuni farmaci di prescrizione comune, come il prednisone, d'altra parte, sono molto bravi a penetrare e possono potenzialmente essere dannosi per il cervello, dice.


I prossimi passi nel suo laboratorio includono capire da dove viene il segnale che attiva cronicamente l'Adora2 nei topi grassi. Lei sospetta che sia in realtà una cascata che parte dallo stress delle cellule endoteliali, che aumenta il loro metabolismo, inducendole a usare più ATP, che può attivare Adora2a e mettere in moto un circolo vizioso che alla fine provoca danni alla barriera emato-encefalica.


Il concetto che l'obesità potrebbe influenzare la barriera emato-encefalica è iniziato una dozzina di anni fa quando dei ricercatori svedesi hanno scoperto che i soggetti obesi avevano livelli più elevati di immunoglobulina G nel liquido cerebrospinale, quando avrebbe dovuto essere nel sangue.


È stata una scoperta importante che ha suggerito che l'obesità e il diabete potrebbero consentire a delle cose di arrivare dal sangue al cervello, mentre non dovrebbe essere così, dice la Stranahan. Gli studi sugli animali hanno confermato che ciò stava accadendo, ma, ancora una volta, pochi studi hanno esaminato il motivo, dice la Stranahan.


I vasi sanguigni escono dal corpo e diventano estremamente piccoli e fragili quando entrano in profondità nel cervello. Mentre i vasi sanguigni che riforniscono aree come le braccia e il cuore sono ritenuti più porosi in modo da condividere molto glucosio, ossigeno e cellule immunitarie e altre cose di cui il corpo ha bisogno, la vascolatura nel cervello dovrebbe essere molto più restrittiva, lasciando passare relativamente poco attraverso di essa.


"È più simile a un cancello che a una barriera", dice la Stranahan, ed è una barriera dinamica, basata su ciò che il cervello sta facendo. "Ha trasportatori in grado di spostare le cose e ciò che accade nel cervello e nel sangue può cambiare il modo in cui opera".


Lei osserva che il cervello è un enorme consumatore, risucchia dal 70 all'80% del nostro ossigeno e glucosio, ma anche più fragile di altri tessuti, super sensibile anche alle nostre stesse cellule immunitarie: "È come un bambino che cresce giocando fuori nella terra; avrà un sistema immunitario più robusto di un bambino che cresce rimanendo dentro e giocando ai videogiochi", dice la Stranahan.


I test cognitivi sui topi nello studio includevano riconoscere degli oggetti e manovrare in un labirinto d'acqua. Gli scienziati hanno esaminato altre funzioni normali, come semplici funzioni motorie, per vedere se c'erano altri effetti e, almeno in quei primi momenti, non ne hanno identificati altri.

 

 

 


Fonte: Toni Baker in Augusta University (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Masaki Yamamoto, De-Huang Guo, Caterina M. Hernandez, Alexis M. Stranahan. Endothelial Adora2a activation promotes blood-brain barrier breakdown and cognitive impairment in mice with diet-induced insulin resistance. The Journal of Neuroscience, 18 Mar 2019, DOI: 10.1523/JNEUROSCI.2506-18.2019

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Annuncio pubblicitario

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy e sicurezza dati - Informativa ex Art. 13 D. Lgs. 196/03

Gentile visitatore,

l'Associazione tratterà i Tuoi dati personali nel rispetto del D. Lgs. 196/G3 (Codice della privacy), garantendo la riservatezza e la protezione dei dati.

Finalità e modalità del trattamento: I dati personali che volontariamente deciderai di comunicarci, saranno utilizzati esclusivamente per le attività del sito, per la gestione del rapporto associativo e per l'adempimento degli obblighi di legge. I trattamenti dei dati saranno svolti in forma cartacea e mediante computer, con adozione delle misure di sicurezza previste dalla legge. I dati non saranno comunicati a terzi né saranno diffusi.

Dati sensibili: Il trattamento di dati sensibili ex art. 1, lett. d del Codice sarà effettuato nei limiti di cui alle autorizzazioni del Garante n. 2/08 e n. 3/08, e loro successive modifiche.

Diritti dell'interessata/o: Nella qualità di interessato, Ti sono garantiti tutti i diritti specificati all'art. 7 del Codice, tra cui il diritto di chiedere e ottenere l'aggiornamento, la rettificazione o l'integrazione dei dati, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, e il diritto di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che Ti riguardano.

Titolare del trattamento è l'Associazione di volontariato "Associazione Alzheimer o.n.l.u.s.”, con sede a Riese Pio X – Via Schiavonesca, 13 – telefax 0423 750 324.

Responsabile del trattamento è la segretaria dell’Associazione in carica.

Gestione «cookies»

Un cookie è una breve stringa di testo che il sito web che si sta visitando salva automaticamente sul computer dell'utente. I cookies sono utilizzati dagli amministratori di molti siti web per migliorarne funzionamento ed efficienza e per raccogliere dati sui visitatori.

Il nostro sito non utilizza i cookies per identificare i visitatori, ma per raccogliere informazioni al fine di arricchirne i contenuti e rendere il sito più fruibile.

Come cambiare le impostazioni del browser per la gestione dei cookies

È possibile decidere se permettere ai siti web che vengono visitati di installare i cookies modificando le impostazioni del browser usato per la navigazione. Se hai già visitato il nostro sito, alcuni cookies potrebbero essere già stati impostati automaticamente sul tuo computer. Per sapere come eliminarli, clicca su uno dei link qui di seguito:

Notizie da non perdere

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per u...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svan...

Lavati i denti, posticipa l'Alzheimer: legame diretto tra gengivite e malattia

4.06.2019

Dei ricercatori hanno stabilito che la malattia gengivale (gengivite) ha un ruolo decisi...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA)...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Sciogliere il Nodo Gordiano: nuove speranze nella lotta alle neurodegenerazion…

28.03.2019

Con un grande passo avanti verso la ricerca di un trattamento efficace per le malattie n...

Stimolazione dell'onda cerebrale può migliorare i sintomi di Alzheimer

15.03.2019

Esponendo i topi a una combinazione unica di luce e suono, i neuroscienziati del Massach...

Scoperto nuovo colpevole del declino cognitivo nell'Alzheimer

7.02.2019

È noto da tempo che i pazienti con morbo di Alzheimer (MA) hanno anomalie nella vasta r...

Districare la tau: ricercatori trovano 'obiettivo maneggiabile' per curare l'A…

30.01.2019

L'accumulo di placche di amiloide beta (Aβ) e grovigli di una proteina chiamata tau nel...

Dott. Perlmutter: Sì, l'Alzheimer può essere invertito!

6.12.2018

Sono spesso citato affermare che non esiste un approccio farmaceutico che abbia un'effic...

'Evitare l'Alzheimer potrebbe essere più facile di quanto pensi'

16.11.2018

Hai l'insulino-resistenza? Se non lo sai, non sei sola/o. Questa è forse la domanda pi...

Nuove case di cura: 'dall'assistenza fisica, al benessere emotivo'

5.11.2018

Helen Gosling, responsabile delle operazioni della Kingsley Healthcare, con sede a Suffo...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzheimer

28.09.2018

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

L'esercizio fisico genera nuovi neuroni cerebrali e migliora la cognizione nel…

10.09.2018

Uno studio condotto dal team di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) ha scop...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno dem…

17.08.2018

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcu...

3 modi per trasformare l'auto-critica in auto-compassione

14.08.2018

Hai mai sentito una vocina parlare nella tua testa, riempiendoti di insicurezza? Forse l...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambia forma

11.07.2018

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

36 abitudini quotidiane che riducono il rischio di Alzheimer

2.07.2018

Sapevi che mangiare carne alla griglia potrebbe aumentare il rischio di demenza? O che s...

Molecola 'anticongelante' può impedire all'amiloide di formare placche

27.06.2018

La chiave per migliorare i trattamenti per le lesioni e le malattie cerebrali può essere nelle m...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di H...

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno sco...

Demenza: mantenere vive le amicizie quando i ricordi svaniscono

16.01.2018

C'è una parola che si sente spesso quando si parla con le famiglie di persone con demen...

Un segnale precoce di Alzheimer potrebbe salvarti la mente

9.01.2018

L'Alzheimer è una malattia che ruba più dei tuoi ricordi ... ruba la tua capacità di ...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ac...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di ...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta...

Scienziati dicono che si possono recuperare i 'ricordi persi' per l'Alzheimer

4.08.2017

Dei ricordi dimenticati sono stati risvegliati nei topi con Alzheimer, suggerendo che la...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzheimer…

16.06.2016

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale ami...

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l'ippocam…

17.02.2016

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili...

Vecchio farmaco per l'artrite reumatoide suscita speranze come cura per l'Alzh…

22.09.2015

Scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto che il salsalato, un farmaco usato per trattar...

La consapevolezza di perdere la memoria può svanire 2-3 anni prima della comp…

27.08.2015

Le persone che svilupperanno una demenza possono cominciare a perdere la consapevolezza dei propr...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le protei…

31.07.2015

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

I ricordi più belli e appassionati sono i primi a sparire nell'Alzheimer

17.06.2015

Ricercatori della Johns Hopkins University hanno pubblicato un nuovo studio questa settimana sugl...

Ricercatori del MIT recuperano con la luce i ricordi 'persi'

29.05.2015

I ricordi che sono stati "persi" a causa di un'amnesia possono essere richiamati attivando le cel...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Alzhei…

27.04.2015

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Alzheim…

30.01.2015

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picc...

I ricordi perduti potrebbero essere ripristinati: speranza per l'Alzheimer

21.12.2014

Una nuova ricerca effettuata alla University of California di ...

Colpi in testa rompono i 'camion della spazzatura' del cervello accelerando la…

5.12.2014

Un nuovo studio uscito ieri sul Journal of Neuroscience dimost...

Riprogrammare «cellule di supporto» in neuroni per riparare il cervello adul…

21.11.2014

La porzione del cervello adulto responsabile del pensiero complesso, la corteccia cerebrale, non ...

Smontata teoria prevalente sull'Alzheimer: dipende dalla Tau, non dall'Amiloid…

2.11.2014

Una nuova ricerca che altera drasticamente la teoria prevalente sull'or...

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

6.10.2014

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheimer

1.10.2014

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Rivelato nuovo percorso che contribuisce all'Alzheimer ... oppure al cancro

21.09.2014

Ricercatori del campus di Jacksonville della Mayo Clinic hanno scoperto...