Scienziati invertono l'Alzheimer nei topi usando nanoparticelle

Un team internazionale è stato in grado di invertire l'Alzheimer nei topi con solo 3 iniezioni di nanoparticelle, un approccio innovativo che ripristina la funzione normale del sistema vascolare, piuttosto che agire sui neuroni o su altre cellule cerebrali, come è stato fatto finora. Questo risultato è un passo promettente verso un trattamento efficace per l'Alzheimer.

mouse brains 12h after being treated left or not right with nanoparticles JChen et al SigTransTargTherImmagini al microscopio a fluorescenza a foglio luminoso del cervello di topi 12 ore dopo essere stati trattati (a sinistra) o no (a destra) con nanoparticelle. Rosso: placche Aβ, verde: capillari della barriera emato-encefalica.

Un gruppo di ricerca co-guidato dall'Istituto di Bioingegneria della Catalogna (IBEC) e dal West China Hospital della Sichuan University (WCHSU), in collaborazione con partner nel Regno Unito, ha dimostrato una strategia nanotecnologica che inverte il morbo di Alzheimer (MA) nei topi. A differenza della nanomedicina tradizionale, che si basa sulle nanoparticelle come trasportatori di molecole terapeutiche, questo approccio impiega nanoparticelle che sono bioattive di per sé: 'farmaci supramolecolari'.


Invece di colpire direttamente i neuroni, la terapia ripristina il corretto funzionamento della barriera emato-encefalica (BEE), il guardiano vascolare che regola l’ambiente del cervello. Riparando questa interfaccia critica, nello studio pubblicato su Signal Transduction and Targeted Therapy, i ricercatori hanno ottenuto un’inversione della patologia del MA nei modelli animali. 


Il cervello è l’organo più esigente del corpo, consuma il 20% dell’energia negli adulti e fino al 60% nei bambini. Questa energia arriva da un vasto apporto di sangue, assicurato da un sistema vascolare unico e denso in cui ogni neurone è nutrito da un capillare. Il nostro cervello contiene circa un miliardo di capillari, il che evidenzia il ruolo vitale del sistema vascolare cerebrale nel mantenere la salute e lottare contro le malattie. Questi risultati evidenziano il ruolo cruciale della salute vascolare, soprattutto in malattie come la demenza e il MA, dove è strettamente collegato un sistema vascolare compromesso.


La BEE è una barriera cellulare e fisiologica che separa il cervello dal flusso sanguigno per proteggerlo da pericoli esterni come agenti patogeni o tossine. Il team ha dimostrato che puntare un meccanismo specifico consente alle 'proteine ​​di scarto' indesiderate prodotte nel cervello di passare attraverso questa barriera ed essere eliminate nel flusso sanguigno. Nel MA, la principale proteina 'di scarto' è l’amiloide-β (Aβ), il cui accumulo compromette il normale funzionamento dei neuroni.


I ricercatori hanno usato topi modello geneticamente progettati per produrre quantità maggiori di Aβ e sviluppare un declino cognitivo significativo che imita la patologia del MA. Hanno somministrato solo 3 dosi di farmaci supramolecolari e successivamente hanno monitorato regolarmente l'evoluzione della malattia. “Solo 1 ora dopo l’iniezione abbiamo osservato una riduzione del 50-60% della quantità di Aβ all’interno del cervello”, spiega Junyang Chen, primo coautore dello studio, ricercatore al West China Hospital dell’Università di Sichuan e dottorando alla University College London (UCL).


I dati più sorprendenti sono stati gli effetti terapeutici. I ricercatori hanno condotto vari esperimenti per analizzare il comportamento degli animali e misurare il declino della loro memoria nell'arco di diversi mesi, coprendo tutte le fasi della malattia. In uno degli esperimenti hanno trattato un topo di 12 mesi (equivalente ai 60 anni di un essere umano) con le nanoparticelle e ne hanno analizzato il comportamento dopo 6 mesi. Il risultato è stato impressionante: l’animale di 18 mesi (paragonabile ai 90 anni di un essere umano), aveva ripreso il comportamento di un topo sano.


"L'effetto a lungo termine deriva dal ripristino del sistema vascolare del cervello. Pensiamo che funzioni come una cascata: quando si accumulano specie tossiche come l'Aβ, la malattia progredisce. Ma una volta che il sistema vascolare è in grado di funzionare di nuovo, inizia a eliminare l'Aβ e altre molecole dannose, consentendo all'intero sistema di recuperare il suo equilibrio. Ciò che è notevole è che le nostre nanoparticelle agiscono come un farmaco e sembrano attivare un meccanismo di retroazione che riporta questo percorso di eliminazione a livelli normali”, ha affermato Giuseppe Battaglia, professore di ricerca dell'IBEC, primo ricercatore del Molecular Bionics Group e leader dello studio.

 

Eliminazione dell'amiloide-β dal cervello

Nel MA, uno dei problemi principali è che il sistema di eliminazione naturale del cervello per le specie tossiche come l’Aβ smette di funzionare correttamente. Normalmente, la proteina LRP1 agisce come un portiere molecolare: riconosce l’Aβ, si lega ad essa attraverso ligandi e la trasporta attraverso la BEE nel flusso sanguigno, dove può essere rimossa.


Ma questo sistema è fragile. Se la LRP1 lega troppa Aβ in modo troppo stretto, il trasporto si intasa e la proteina stessa viene degradata all’interno delle cellule della BEE, lasciando disponibili meno 'trasportatori' di LRP1. Dall'altra parte, se si lega troppo poco, il segnale è troppo debole per attivare il trasporto. In entrambi i casi, il risultato è lo stesso: l’Aβ si accumula nel cervello.


I farmaci supramolecolari sviluppati in questo lavoro agiscono come un interruttore che ripristina il sistema. Imitando i ligandi di LRP1, possono legarsi all’Aβ, attraversare la BEE e avviare il processo di rimozione delle specie tossiche dal cervello. Così facendo, aiutano a ripristinare il ruolo naturale del sistema vascolare come percorso di eliminazione dei rifiuti e a riportarlo al corretto funzionamento.

 

Nanoparticelle per curare l’Alzheimer

In questo studio, i ricercatori introducono nanoparticelle che agiscono come farmaci supramolecolari, agenti terapeutici a sé stanti piuttosto che trasportatori di farmaci. Progettate con un approccio di ingegneria molecolare dal basso verso l'alto, queste nanoparticelle combinano un controllo dimensionale preciso con un numero definito di ligandi superficiali, creando una piattaforma multivalente in grado di interagire con i recettori cellulari in modo altamente specifico.


Coinvolgendo il traffico dei recettori sulla membrana cellulare, aprono un modo unico e nuovo per modulare la funzione dei recettori. Questa precisione non solo consente l’efficace eliminazione dell’Aβ dal cervello, ma ripristina anche l’equilibrio del sistema vascolare che mantiene sana la funzione cerebrale. Questo paradigma terapeutico innovativo offre un percorso promettente per lo sviluppo di interventi clinici efficaci, affrontando i contributi vascolari al MA e, in definitiva, migliorando gli esiti dei pazienti.


"Il nostro studio ha dimostrato una notevole efficacia nel raggiungere una rapida eliminazione dell'Aβ, nel ripristinare una sana funzione della BEE e nel portare a una sorprendente inversione della patologia del MA", conclude Lorena Ruiz Perez, ricercatrice del gruppo di Bionica Molecolare dell'Istituto di Bioingegneria della Catalogna (IBEC) e prof.ssa assistente alla Facoltà di Fisica dell'Università di Barcellona.

 

 

 

 


Fonte: IBEC-Institute for Bioengineering of Catalonia (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: J Chen, [+13], G Battaglia. Multivalent modulation of endothelial LRP1 induces fast neurovascular amyloid-β clearance and cognitive function improvement in Alzheimer’s disease models. SignalTrans&TargetedTherapy, 2025, DOI

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Sempre più giovani con Alzheimer e demenza: colpa delle tossine ambientali, me…

6.05.2020 | Denuncia & advocacy

È abbastanza straziante quando le persone anziane sviluppano condizioni di perdita di me...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016 | Ricerche

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Il cammino può invertire l'invecchiamento del cervello?

2.09.2021 | Esperienze & Opinioni

Il cervello è costituito principalmente da due tipi di sostanze: materia grigia e bianca...

Le cellule immunitarie sono un alleato, non un nemico, nella lotta all'Al…

30.01.2015 | Ricerche

L'amiloide-beta è una proteina appiccicosa che si aggrega e forma picco...

Ritmi cerebrali non sincronizzati nel sonno fanno dimenticare gli anziani

18.12.2017 | Ricerche

Come l'oscillazione della racchetta da tennis durante il lancio della palla per servire un ace, l...

'Ingorgo' di proteine nei neuroni legato alla neurodegenerazione

12.09.2022 | Ricerche

Un nuovo studio condotto da ricercatori dell'EPFL rivela che un complesso proteico malfunzionante pu...

Dare un senso alla relazione obesità-demenza

2.08.2022 | Esperienze & Opinioni

Questo articolo farà capire al lettore perché l'obesità a volte può aumentare il rischio...

Nuova 'teoria unificata della mente': implicazioni per la prevenzion…

17.07.2025 | Ricerche

In un nuovo studio con implicazioni sulla prevenzione del morbo di Alzheimer (MA) e altr...

Trovato legame tra amiloide-beta e tau: è ora possibile una cura per l'Al…

27.04.2015 | Ricerche

Dei ricercatori hanno assodato come sono collegate delle proteine che hanno un ruolo chiave nell...

Cosa rimane del sé dopo che la memoria se n'è andata?

7.04.2020 | Esperienze & Opinioni

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato da una progressiva perdita di memoria. Nelle...

Smetti di chiederti se sei un bravo caregiver

3.07.2020 | Esperienze & Opinioni

Amare e prendersi cura di qualcuno con demenza può essere difficile. Forse, è una delle ...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019 | Esperienze & Opinioni

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svani...

Curare l'Alzheimer: singolo proiettile magico o sparo di doppietta?

20.03.2025 | Esperienze & Opinioni

Perché i ricercatori stanno ancora annaspando nella ricerca di una cura per quella che è...

Come evitare che la demenza derubi i tuoi cari del loro senso di personalità, …

25.11.2025 | Esperienze & Opinioni

Ogni tre secondi, qualcuno nel mondo sviluppa la demenza; sono oltre 57 milioni di perso...

Proteine grumose induriscono i capillari del cervello: nuovo fattore di rischi…

11.09.2020 | Ricerche

I depositi di una proteina chiamata 'Medin', che è presente in quasi tutti gli anziani, ...

Scoperta importante sull'Alzheimer: neuroni che inducono rumore 'cop…

11.06.2020 | Ricerche

I neuroni che sono responsabili di nuove esperienze interferiscono con i segnali dei neu...

Alzheimer e le sue proteine: bisogna essere in due per ballare il tango

21.04.2016 | Ricerche

Per anni, i neuroscienziati si sono chiesti come fanno le due proteine ​​anomale amiloid...

Districare la tau: ricercatori trovano 'obiettivo maneggiabile' per …

30.01.2019 | Ricerche

L'accumulo di placche di amiloide beta (Aβ) e grovigli di una proteina chiamata tau nel ...

I possibili collegamenti tra sonno e demenza evidenziati dagli studi

24.11.2017 | Ricerche

Caro Dottore: leggo che non dormire abbastanza può aumentare il rischio di Alzheimer. Ho avuto pr...

10 cose da non fare con i malati di Alzheimer

10.12.2015 | Esperienze & Opinioni

Mio padre aveva l'Alzheimer.

Vederlo svanire è stata una delle esperienze più difficili d...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.