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Esperienze e opinioni

Un barlume di speranza per malati di demenza

Nonostante un'intensa attività di ricerca, una cura per la demenza resta sfuggente. Non c'è stato un nuovo trattamento sul mercato per 10 anniPer le centinaia di migliaia di malati di demenza in Gran Bretagna [e in Italia] e le loro famiglie, il futuro può sembrare molto tetro. Nonostante un'intensa attività di ricerca, continua a mancare una cura. Negli ultimi 10 anni non è stato introdotto nessun nuovo trattamento sul mercato.

Ma la buona notizia è che il 2013 potrebbe essere un anno di svolta, visto che un numero di farmaci innovativi stanno per entrare nello studio clinico.


Alcuni medici ritengono che i nuovi farmaci potranno costituire, se non una cura, almeno un mezzo per alleviare i sintomi e rallentare la progressione della malattia. Attualmente, c'è un gruppo di farmaci che vengono somministrati di routine per l'Alzheimer, la causa più comune di demenza. Sono chiamati inibitori della colinesterasi, e lavorano rallentando il guasto di un neurotrasmettitore fondamentale nel cervello chiamato acetilcolina, il mezzo di comunicazione delle cellule nervose (neuroni) tra di loro; però l'acetilcolina si riduce nei pazienti di Alzheimer.


Il prodotto di punta in questa categoria, il donepezil (Aricept), ha fatto notizia qualche anno fa, perché pur avendo un costo di solo €3 al giorno circa, il governo [della GB] ha deciso di limitarne l'uso, affermando che era troppo costoso per la maggior parte dei malati. Da allora, è scaduto il brevetto e il costo per il servizio sanitario nazionale è crollato, quindi è prescritto molto più ampiamente. Anche così, l'Aricept non funziona per tutti. In quelli per cui funziona, esso offre solo vantaggi per circa un anno, al massimo, prima che smetta di funzionare e il malato si deteriori al punto in cui sarebbe stato in ogni caso.


Un altro farmaco attualmente in uso è la memantina (Ebixa, in GB). Questo agisce riducendo la quantità di glutammato nel cervello, una sostanza chimica che si ritiene contribuisca ai sintomi e alla progressione dell'Alzheimer. Al momento il suo costo è proibitivo e molti enti del Servizio Sanitario Nazionale (NHS) sono riluttanti a pagarlo, limitandone l'uso a quelli con demenza in fase avanzata e per i quali tutto il resto è fallito. E' spesso usato per gestire i problemi comportamentali gravi e l'agitazione. Tuttavia, molti medici ritengono che il suo vero vantaggio sia nelle fasi iniziali della malattia, quando piccoli miglioramenti permettono di rimanere indipendenti più a lungo.


La ricerca recentemente si è concentrata su due cambiamenti patologici che avvengono nel cervello dei malati di Alzheimer. La prima è la deposizione di placche amiloidi - grumi di proteine che si formano nei neuroni e impediscono loro di funzionare correttamente. La seconda è la formazione di "grovigli neurofibrillari" causati da un'altra proteina anomala, la tau. Sono stati sviluppati farmaci che puntano queste due proteine e ne abbattono o ne prevengono la formazione. I primi risultati sembrano promettenti.


La Dott.ssa Laura Phipps, di Alzheimer's Research UK, spiega: "Molti nuovi potenziali trattamenti per l'Alzheimer entreranno quest'anno in una fase avanzata di sperimentazione clinica. Essi includono esperimenti di fase II e III per farmaci che bloccano l'accumulo di amiloide. Anche un farmaco progettato per fermare l'accumulo tossico della proteina tau entrerà nella fase clinica III, testando persone con Alzheimer e demenza fronto-temporale". Lei avverte che ci vorranno anni prima di sapere se qualcuno di questi trattamenti sia efficace.

 

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Un altro prodotto, che dovrebbe essere lanciato alla fine del mese, è descritto come capace di migliorare la memoria di quelli con Alzheimer, ma non è una compressa e non richiede una prescrizione. Gli scienziati del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno trascorso 15 anni per sviluppore una bevanda da assumere una volta al giorno che, dicono, aiuta il corpo a mantenere le sinapsi, le connessioni tra neuroni che sono progressivamente perse nell'Alzheimer. La logica alla base della bevanda, chiamata Souvenaid, è che l'amiloide provoca alterazioni delle membrane neuronali, inducendo perdita di sinapsi e sintomi di scarsa memoria.


Gli scienziati - guidati da Richard Wurtman, professore di neuroscienze e neurofarmacologia del MIT - hanno pensato che, se il corpo fosse in grado di riparare il danno alle membrane, questo potrebbe aiutare con i sintomi. Si sono resi conto che, perché questo avvenga, il cervello ha bisogno di una concentrazione più alta di elementi costitutivi, come gli acidi grassi, gli antiossidanti e le vitamine, necessari per produrre nuove membrane. Hanno esaminato le vie metaboliche utilizzate dal corpo per produrre le membrane neuronali e hanno sviluppato una bevanda che li immette in concentrazioni molto più elevate di quanto possa fare una dieta regolare.


I test con cellule in coltura sono stati incoraggianti. La bevanda non è un farmaco, ma un "cibo per scopi medici", e la sua vendita è regolata dalla Food Standards Agency. Ciò significa che non è passata attraverso la stessa rigorosa sperimentazione di efficacia dei farmaci. Sono stati comunque effettuati diversi studi in doppio cieco, controllati con placebo, ed i risultati sono stati incoraggianti.


Il primo esperimento è durato 12 settimane, con 225 partecipanti, il secondo 24 settimane con 259 persone coinvolte. Nel test della memoria, coloro che assumevano 125ml di Souvenaid ogni giorno per 12 settimane hanno mostrato punteggi migliori, statisticamente significativi, rispetto a quelli trattati con il placebo, e tale miglioramento ha continuato per tutte le 24 settimane. I pazienti, nello studio successivo durato per ulteriori 24 settimane, hanno continuato a mostrare un miglioramento. Anche i partecipanti che avevano ricevuto un placebo e sono poi passati al Souvenaid, hanno mostrato un miglioramento nella loro memoria. La bevanda non ha praticamente nessun effetto collaterale. I risultati sono stati riferiti alla International Conference della Alzheimer's Association a Vancouver in Canada, la scorsa estate.


Mentre i primi studi sono stati finanziati dal produttore - la società di yogurt Danone - l'Unione europea ha finanziato ulteriori studi indipendenti sul Souvenaid, che sarà disponibile per l'acquisto in farmacia. Tuttavia, i pazienti devono essere prima valutati da un medico, ed emessa una raccomandazione. Questa non è una cura per l'Alzheimer. Ma molti medici la vedono come un'opportunità di chi soffre per sentirsi più in grado di controllare la loro condizione. Tuttavia, anche se la ricerca appare positiva, Clive Ballard, direttore della ricerca della Alzheimer's Society e professore di psichiatria della vecchiaia al King College di Londra, raccomanda prudenza: "La gente non deve credere che una bevanda da banco possa trasformare la vita delle persone con demenza. Anche se mostra alcuni benefici sulla memoria, non ci sono prove che abbia alcun effetto su altri sintomi come le attività della vita quotidiana".


Come succede spesso, c'è un costo abbinato. La bevanda, per il momento, è completamente a proprio carico, non è disponibile su prescrizione del SSN. Il prezzo non è stato confermato, ma è probabile che sia intorno ai 3,6€ al giorno - una somma significativa quando considerata nell'intero anno. E bisogna continuare a prenderla per avere un qualsiasi beneficio. "La gente farebbe meglio a impiegare i soldi per questa bevanda nell'abbonamento a una palestra o alcune partite di tennis", dice il prof Ballard. "L'esercizio fisico regolare è un modo molto più efficace per ridurre il declino cognitivo". Ma certo, per chi se lo può permettere, Souvenaid offre un'altra opzione da prendere in considerazione.

 

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Si sta effettaundo anche ricerca sui farmaci utilizzati per il trattamento di altre condizioni, ma che potrebbero aiutare anche nella demenza. Il Prof. Ballard ha già dimostrato che farmaci comuni, come il paracetamolo, possono essere efficaci nel trattamento dell'agitazione e dell'angoscia nella demenza. Esperimenti sono in corso su altri farmaci, che vanno da quelli utilizzati per il trattamento della pressione alta e del diabete, alle statine e anche ad alcuni antibiotici.


Per la prima volta dopo anni, sembra che vi sia un senso di speranza, concorda la dott.ssa Phipps. "Entriamo nel 2013 con la sensazione di ottimismo che, con sostegno costante, faremo altri passi avanti nella comprensione della demenza e delle malattie che la provocano". Grazie alla ricerca instancabile e alla determinazione di scienziati di tutto il mondo, sembra esserci un minimo di spiraglio di luce per le persone con questa condizione oscura e terribile.

 

 

 

 

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Pubblicato da Max Pemberton in The Telegraph il 6 Gennaio 2013 - Traduzione di Franco Pellizzari. - Foto: Alamy.

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