Dott. Dale Bredesen: prevenire e invertire l'Alzheimer

Interviewing Dr Dale Bredesen

Dale E. Bredesen MD è un professore di neurologia degli Easton Laboratories for Neurodegenerative Disease Research dell'Università della California di Los Angeles (UCLA).


Il laboratorio del Dr. Bredesen è concentrato sull'identificazione e comprensione dei meccanismi sottostanti il processo neurodegenerativo e sulla traduzione di questa conoscenza in trattamenti efficaci per il morbo di Alzheimer (MA) e altre condizioni neurodegenerative. Ha collaborato a oltre 220 ricerche accademiche.


Lui e i suoi colleghi hanno identificato diversi sottotipi di MA e hanno sviluppato il 'ReCODE' (Reversal of COgnitive DEcline - inversione del declino cognitivo), un protocollo che offre un nuovo approccio terapico, che ha invertito i sintomi in pazienti con lieve decadimento cognitivo e MA.


Il dott. Bredesen ha conseguito il diploma al California Institute of Technology e la laurea in medicina alla Duke University. Ha lavorato come Resident e Chief Resident in Neurologia all'Università della California di San Francisco (UCSF). È stato presidente fondatore e CEO del Buck Institute for Research on Aging e Professore Aggiunto all'UCSF.

 

I principali sottotipi dell'Alzheimer.

Identificato poco più di un secolo fa, il MA è una condizione complessa e sfaccettata che colpisce quasi 35 milioni di persone in tutto il mondo. In questo video (vedi alla fine dell'articolo), il Dr. Dale Bredesen identifica le caratteristiche che definiscono il MA e enumera i suoi sottotipi primari:

  1. Il sottotipo infiammatorio, caratterizzato da infiammazione sistemica, visto come tale dai risultati di laboratorio come alta hs-CRP (proteina C-reattiva ad alta sensibilità), basso rapporto albumina:globulina e livelli alti di citochine come la interleuchina-1 e 6.
  2. Il sottotipo atrofico, una riduzione del supporto per la sinaptogenesi (= nascita di sinapsi), caratterizzato da un profilo atrofico, con supporto ridotto di molecole come estradiolo, progesterone, fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF), fattore di crescita nervoso (NGF), testosterone, insulina e vitamina D, spesso accompagnato da aumento di omocisteina e insulino-resistenza (l'ultima è riferita dal dott. Bredesen come tipo 1.5 o glicotossicità).
  3. Il sottotipo corticale, correlato alla tossina ambientale associata alla 'sindrome da risposta infiammatoria cronica' (CIRS) che presenta un'atrofia cerebrale più generale e anomalie frontali-parietali, con conseguente enfasi sui deficit esecutivi, piuttosto che sulla qualità più amnestica della compromissione ippocampale.

Anche se i sottotipi variano nelle loro cause e manifestazioni e spesso si sovrappongono in una certa misura, il Dr. Bredesen spiega che le caratteristiche patologiche sottostanti - l'accumulo di placche di amiloide-beta e di grovigli tau - sono aspetti unificanti della malattia.


Aggiunge che il modo in cui queste caratteristiche si manifestano nell'ambiente alquanto fragile del cervello dipende da una vasta gamma di parametri contestuali, come la genetica e i fattori dello stile di vita, che comprendono dieta, sonno, esercizio fisico ed esposizioni ambientali.

 

L'emergere di nuove proprietà dell'amiloide-beta.

"Pensiamo sempre più all'amiloide come al napalm" - Dale Bredesen MD.

Amiloide-beta come risposta antimicrobica.

L'amiloide-beta è un frammento proteico che è da molto tempo implicato nella patogenesi del MA. È una neurotossina conosciuta che distrugge le sinapsi nervose e poi si aggrega in placche che portano alla morte delle cellule nervose.


Ma negli ultimi decenni la ricerca ha rivelato caratteristiche interessanti che suggeriscono che l'amiloide-beta può avere un ruolo protettivo dalle infezioni fungine, batteriche e virali. Un esempio si vede nel virus dell'herpes che, in vitro, sovra-regola la produzione di proteina amiloide-beta. A sua volta, la proteina si lega a, e agglutina, le particelle virali.


Forse è ancora più importante che l'aumento di produzione dell'amiloide-beta migliora la sopravvivenza negli animali sottoposti ad un attacco virale, un fenomeno che supporta fortemente un'ipotesi di protezione antimicrobica del MA.


Ci può essere una buona ragione per questa proprietà antimicrobica: il 90% dei glioblastomi, un tipo di cancro del cervello, ha dimostrato di esprimere un tipo di virus dell'herpes noto come citomegalovirus. La maggior parte delle persone ha infezioni da herpes virus latente e alcune evidenze suggeriscono che la riattivazione del virus latente nel cervello, in particolare nei portatori APOE4, potrebbe aumentare il rischio di sviluppare il MA.

L'interazione dei metalli con l'amiloide-beta.

Uno dei ruoli che può avere l'amiloide-beta come 'protettore' è di legante dei metalli di transizione come lo zinco, il rame o il ferro. Gli esperimenti sugli animali dimostrano che gli agenti chelanti possono persino ridurre la deposizione di amiloide-beta.


Queste interazioni con i metalli diventano importanti nella discussione del protocollo del Dr. Bredesen, in cui una combinazione di cambiamenti cognitivi a insorgenza precoce e non amnesici e di biomarcatori (come il rapporto alterato rame / zinco, e più ancora il basso livello di zinco sierico), potrebbero essere indicativi del sottotipo 'corticale' o 'tossico' di MA.

 

Il ruolo del polimorfismo APOE4

"In passato, la gente diceva 'Non controllare perché non c'è niente che puoi fare a riguardo', e questo è cambiato del tutto" - Dale Bredesen MD.

Più di 75 milioni di persone negli Stati Uniti hanno almeno un allele dell'apolipoproteina E (APOE, il principale fattore di rischio genetico per il MA) che secondo gli studi può aumentare le probabilità di sviluppare il MA di 2/3 volte, nel caso degli eterozigoti e fino a 15 volte negli omozigoti.


Comunque il vecchio mantra - che si potrebbe fare poco per prevenire il MA legato all'APOE - viene ora messo in discussione. Le ricerche del Dr. Bredesen indicano che, armati di conoscenza, possiamo apportare cambiamenti dietetici e di stile di vita per prevenire o almeno ritardare le perdite cognitive che un tempo sembravano essere il nostro destino.


Un elemento chiave nell'acquisizione della conoscenza dei nostri fattori di rischio e di ciò che può essere fatto per gestire i nostri rischi è ciò che il dott. Bredesen definisce una 'cognoscopia', un termine coniato che descrive una batteria di valutazioni, inclusi test biochimici, che misurano alcuni dei biomarcatori chiave del MA.

 

 

Biomarcatori del MA e la cognoscopia di Bredesen.

"[Il morbo di Alzheimer] dovrebbe essenzialmente diminuire ad un livello molto basso con l'attuale generazione: se tutti vengono controllati, raccomandiamo a tutti gli over-45 di fare una cognoscopia" - Dale Bredesen MD.

Nel video qui sotto, il dott. Bredesen propone un'idea piuttosto radicale: il MA, così come lo conosciamo, potrebbe essere in gran parte sconfitto con l'attuale generazione. La chiave per farlo? Trattare la prevenzione del MA allo stesso modo in cui trattiamo il cancro del colon: con lo screening (= esame, filtro) che individua i primi segni di problemi.


Tuttavia, un tema ricorrente durante la nostra discussione con il Dr. Bredesen è: ciò che la maggior parte dei laboratori e dei medici definiscono normale potrebbe in realtà essere diverso da ciò che è ottimale.


In effetti, forse il messaggio chiave da portare a casa da questo video è che non solo dovremmo potenzialmente essere testati e tenere d'occhio certi biomarcatori in particolare, ma soprattutto, per alcuni di questi esami, il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di mantenere i nostri valori anche più sani di quello che i riferimenti di laboratorio possono indicare come 'normale'.


Se una persona è a rischio di sviluppare la malattia rispetto a sintomi manifestanti attivi, spesso ciò riflette il numero dei suoi biomarcatori sotto-ottimali: in una persona pre-sintomatica a rischio possono essere osservati solo da 3 a 5 valori sotto-ottimali di laboratorio, in confronto ai 25 di una persona sintomatica (Vedi capitolo 7, La "Cognoscopia" - Dove ti trovi? del libro del Dr. Bredesen The End of Alzheimer's)


Nel caso ti stia chiedendo quali potrebbero essere solo alcuni (non tutti!) quei biomarcatori chiave, eccone alcuni che risaltano se non altro per il fatto che il Dr. Bredesen li ha menzionati nel video, e ha fornito le gamme che pensa sono più ottimali degli intervalli standard definiti 'normali':

  • hsCRP (inferiore a 1,0 mg/L)
  • Insulina a digiuno (meno di 7 mIU/L)
  • Emoglobina A1c (meno del 5,5%)
  • Omocisteina (meno di 7 μmol/L)

 ... il seguito dell'intervista nel video, in ingelse:

 

 

 


Fonte: FoundMyFitness (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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