Riserva cognitiva e stile di vita

Il concetto di riserva cognitiva (RC) suggerisce che l'intelligenza innata o aspetti di esperienze di vita, come le conquiste dell'istruzione o professionali, possono fornire una riserva, sotto forma di insieme di competenze o di repertori che permettono ad alcune persone di far fronte meglio di altre alla progressione della patologia di Alzheimer (AD).


Ci sono prove epidemiologiche che lo stile di vita, caratterizzato dall'impegno in attività di svago di natura intellettuale e sociale, è associato a un declino cognitivo più lento negli anziani sani e può ridurre il rischio di demenza incidente. Vi sono anche prove da studi di imaging funzionale che i soggetti impegnati in tali attività del tempo libero sono in grado di tollerare clinicamente più patologia AD. È possibile che gli aspetti delle esperienze di vita, come l'impegno in attività ricreative, possono risultare in reti cognitive funzionalmente più efficienti e quindi fornire una RC che ritarda l'insorgenza delle manifestazioni cliniche della demenza.


L'ipotesi RC suggerisce che ci sono differenze individuali nella capacità di far fronte alla patologia di AD (Stern, 2002). Ad esempio, Katzman et al. (1989) hanno descritto i casi di donne anziane cognitivamente normali, che al momento della morte hanno rivelato una patologia AD avanzata nel cervello. I ricercatori hanno ipotizzato che queste donne non avevano esibito le caratteristiche cliniche di AD, perché il loro cervello era più grande della media.


Circa il 25% dei soggetti che soddisfano nell'autopsia i criteri patologici dell'AD e sono stati valutati e seguiti in coorti ben caratterizzate clinicamente, erano intatti durante la vita (Ince, 2001). Analogamente, la maggior parte dei medici sono consapevoli del fatto che un ictus di una determinata grandezza può produrre un danno profondo in un paziente e un effetto minimo su un altro. Qualcosa deve spiegare la disgiunzione tra il grado di danno cerebrale e il suo esito, e il concetto di riserva è stato proposto proprio a questo scopo.


I dati epidemiologici che supportano l'ipotesi RC includono osservazioni che minori conseguimenti scolastici e professionali sono associati ad un maggiore rischio di demenza incidente (Stern et al., 1994). Allo stesso modo, una capacità di linguaggio inferiore nella prima infanzia (intesa come densità di idee e complessità grammaticale), e i punteggi delle caratteristiche mentali nell'infanzia, sono forti predittori di scarsa funzione cognitiva e di demenza in età avanzata (Snowdon et al., 1997; Whalley et al., 2000). Questo è coerente con la previsione che le persone con più riserva possono far fronte all'avanzare della patologia di AD più a lungo prima che si esprima clinicamente. Inoltre è stato dimostrato che i pazienti di AD con un maggiore conseguimento educativo e professionale hanno un declino cognitivo più rapido rispetto a quelli con basso raggiungimento, coerente con l'idea che, a qualsiasi livello di gravità clinica, la patologia di AD di base è più avanzata nei pazienti con più RC (Stern, Tang, Denaro, & Mayeux, 1995).

 

 

 


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Fonte: Nikolaos Scarmeas e Yaakov Stern in US National Library of Medicine (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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