Fattori di rischio vascolari interagiscono con l'amiloide-beta accelerando il declino cognitivo

I fattori di rischio vascolari aumentano il rischio di deterioramento cognitivo degli anziani e sembrano avere un effetto sinergico negativo con l'amiloide-beta del cervello, la proteina che si aggrega in placche neurotossiche nel cervello degli individui con morbo di Alzheimer (MA).


Nel rapporto pubblicato su JAMA Neurology, un team di ricercatori del Massachusetts General Hospital (MGH) descrive la scoperta che la combinazione tra aumento del rischio vascolare e livelli più alti di amiloide cerebrale negli anziani clinicamente normali può predire un declino cognitivo ancora più rapido di quanto ci si aspetterebbe sulla base degli effetti indipendenti di entrambi i fattori.


Jennifer Rabin PhD, ricercatrice clinica del Dipartimento di Psichiatria del MGH e prima autrice dello studio, dice:

"I nostri risultati suggeriscono che avere fattori di rischio vascolare come il diabete, il fumo e l'ipertensione può accelerare il tasso di declino cognitivo degli anziani normali e che l'effetto del rischio vascolare sul declino è amplificato nelle persone con livelli più alti di amiloide cerebrale.

"I nostri risultati supportano la logica di puntare i fattori di rischio vascolari modificabili, da soli o in combinazione con terapie che abbassano l'amiloide, per ritardare il declino cognitivo. Le misure del rischio vascolare possono anche integrare i biomarcatori esistenti per identificare le persone con un rischio più alto di declino cognitivo".


Il MA e le malattie cerebrovascolari sono probabilmente le due cause più comuni di disabilità cognitiva degli anziani, ma, anche se spesso sono compresenti in singoli pazienti, sono in genere considerati dei contributori indipendenti.


Anche se la presenza di placche di amiloide nel cervello è considerata un segno distintivo del MA, alcune persone con livelli elevati di amiloide non sviluppano mai un danno cognitivo. Ciò ha portato alla ricerca di ulteriori marcatori, oltre all'amiloide cerebrale, per identificare quelli a maggior rischio di declino cognitivo.


L'attuale studio è stato progettato per indagare se gli effetti dell'aumento dell'amiloide cerebrale e del rischio vascolare sul declino cognitivo sono solo additivi (riflettendo una semplice combinazione dei rischi forniti indipendentemente da ciascun fattore) o se sono sinergici (l'interazione dei due produce un livello più alto di rischio). Un altro obiettivo era determinare se il rischio vascolare resta un predittore potente del declino cognitivo, anche considerando altre misure della salute del cervello derivate da scansioni PET e risonanza magnetica.


Lo studio ha analizzato i dati di 223 partecipanti all'Harvard Ageing Brain Study, uno studio continuo su individui cognitivamente normali da 50 a 90 anni di età, progettato per migliorare la comprensione dei cambiamenti cerebrali che interessano la memoria e la cognizione nel corso dell'invecchiamento. Al momento dell'arruolamento nello studio, sono effettuate ricerche di biomarcatori, comprese scansioni PET con un composto che rivela depositi di amiloide nel cervello.


La valutazione del rischio vascolare è determinata dal punteggio Framingham di rischio cardiovascolare, che si basa su fattori quali ipertensione, indice di massa corporea e storie di diabete o fumo. I partecipanti si sottopongono anche a test standard di memoria, attenzione e linguaggio, ripetuti durante le visite annuali di controllo.


I risultati hanno dimostrato che sia i livelli elevati di amiloide cerebrale che il rischio vascolare più elevato, misurati al momento dell'arruolamento dello studio, erano associati a un declino cognitivo più rapido, e i cambiamenti più rapidi sono osservati nei partecipanti con aumenti in entrambi i fattori. L'estensione dell'interazione tra le due misure suggerisce un effetto sinergico, piuttosto che semplicemente additivo.


Il rischio vascolare è rimasto un predittore costante di declino cognitivo, anche dopo aver controllato altri biomarcatori; e mentre lo studio non ha confrontato direttamente il contributo dei livelli di amiloide del cervello e del rischio vascolare al tasso di declino cognitivo, il potere predittivo di entrambi i fattori era statisticamente simile.


L'autore senior e corrispondente Jasmeer Chhatwal MD/PhD, del Dipartimento di Neurologia del MGH, afferma:

"[...] Sorprendentemente, il rischio vascolare sembra essere utile per identificare il rischio di declino cognitivo al di sopra e al di là di una lista completa di misure di risonanza magnetica e PET della salute del cervello. Forse ancora più importante, possiamo ridurre i fattori di rischio vascolare attraverso trattamenti medici e interventi sullo stile di vita, e la riduzione di questi fattori di rischio vascolare potrebbe ridurre la perdita di memoria nel tempo, specialmente nelle persone con molta amiloide cerebrale".


La co-autrice Reisa Sperling MD, dei Dipartimenti di Neurologia del MGH e del Brigham and Women's Hospital e ricercatrice principale dell'Harvard Aging Brain Study, aggiunge: "È importante tenere a mente che l'Harvard Aging Brain Study arruola individui anziani piuttosto sani che non hanno livelli molto alti di malattia vascolare. Ma anche così, questi risultati suggeriscono che anche livelli relativamente modesti di rischio vascolare possono interagire con la patologia dell'Alzheimer molto precoce, per accelerare il declino cognitivo degli anziani normali". La Sperling è professore di Neurologia e Chhatwal è assistente professore di Neurologia alla Università di Harvard.

 

 

 


Fonte: Massachusetts General Hospital (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Jennifer S. Rabin,Aaron P. Schultz, Trey Hedden, Anand Viswanathan, Gad A. Marshall, Emily Kilpatrick, Hannah Klein, Rachel F. Buckley, Hyun-Sik Yang, Michael Properzi, Vaishnavi Rao, Dylan R. Kirn, Kathryn V. Papp, Dorene M. Rentz, Keith A. Johnson, Reisa A. Sperling, Jasmeer P. Chhatwal. Interactive Associations of Vascular Risk and β-Amyloid Burden With Cognitive Decline in Clinically Normal Elderly IndividualsFindings From the Harvard Aging Brain Study. JAMA Neurology, 2018 DOI: 10.1001/jamaneurol.2018.1123

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Piccola area del cervello ci aiuta a formare ricordi specifici: nuove strade p…

6.08.2025 | Ricerche

La vita può dipanarsi come un flusso continuo, ma i nostri ricordi raccontano una storia...

Cosa rimane del sé dopo che la memoria se n'è andata?

7.04.2020 | Esperienze & Opinioni

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato da una progressiva perdita di memoria. Nelle...

[Dana Territo] Studi indicano che l'aromaterapia può avere benefici signi…

29.01.2026 | Esperienze & Opinioni

"L’aromaterapia può dare benefici a chi soffre di Alzheimer?"

Il termine 'aromat...

[Dana Territo] Accetta la persona cara in ogni fase del percorso della malatti…

13.01.2026 | Esperienze & Opinioni

Qualche parola di saggezza per i caregiver di Alzheimer per il nuovo anno?

Molto...

3 modi per trasformare l'auto-critica in auto-compassione

14.08.2018 | Esperienze & Opinioni

Hai mai sentito una vocina parlare nella tua testa, riempiendoti di insicurezza? Forse l...

Meccanismo neuroprotettivo alterato dai geni di rischio dell'Alzheimer

11.01.2022 | Ricerche

Il cervello ha un meccanismo naturale di protezione contro il morbo di Alzheimer (MA), e...

Sempre più giovani con Alzheimer e demenza: colpa delle tossine ambientali, me…

6.05.2020 | Denuncia & advocacy

È abbastanza straziante quando le persone anziane sviluppano condizioni di perdita di me...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019 | Esperienze & Opinioni

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per un...

Capire l'origine dell'Alzheimer, cercare una cura

30.05.2018 | Ricerche

Dopo un decennio di lavoro, un team guidato dal dott. Gilbert Bernier, ricercatore di Hô...

Ricercatori del MIT recuperano con la luce i ricordi 'persi'

29.05.2015 | Ricerche

I ricordi che sono stati "persi" a causa di un'amnesia possono essere richiamati attivando le cel...

Gli interventi non farmacologici per l'Alzheimer sono sia efficaci che co…

19.04.2023 | Ricerche

Un team guidato da ricercatori della Brown University ha usato una simulazione al computer per di...

Il ruolo sorprendente delle cellule immunitarie del cervello

21.12.2020 | Ricerche

Una parte importante del sistema immunitario del cervello, le cellule chiamate microglia...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017 | Ricerche

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV ...

Scoperto il punto esatto del cervello dove nasce l'Alzheimer: non è l…

17.02.2016 | Ricerche

Una regione cruciale ma vulnerabile del cervello sembra essere il primo posto colpito da...

I dieci fattori legati a un aumento del rischio di Alzheimer

27.07.2020 | Esperienze & Opinioni

Anche se non c'è ancora alcuna cura, i ricercatori stanno continuando a migliorare la co...

L'Alzheimer è in realtà un disturbo del sonno? Cosa sappiamo del legame t…

28.02.2020 | Esperienze & Opinioni

Il morbo di Alzheimer (MA) è una forma di demenza che insorge quando c'è un accumulo di ...

Studio dimostra il ruolo dei batteri intestinali nelle neurodegenerazioni

7.10.2016 | Ricerche

L'Alzheimer (AD), il Parkinson (PD) e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono tutte ...

Svolta per l'Alzheimer? Confermato collegamento genetico con i disturbi i…

26.07.2022 | Ricerche

Uno studio eseguito in Australia alla Edith Cowan University (ECU) ha confermato il legame tra Alzhe...

Aumentano le evidenze di origini alternative delle placche di Alzheimer

13.06.2022 | Ricerche

I risultati di uno studio potrebbero spiegare perché i farmaci progettati per rimuovere i depositi d...

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017 | Ricerche

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​​a...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)