Placche cerebrali di Alzheimer possono apparire anche 30 anni prima dei sintomi

Placche di Alzheimer possono apparire fino a 30 anni prima dei sintomiLa proteina amiloide-beta si aggrega in depositi insolubili nel cervello dei malati di Alzheimer. Le aggregazioni tossiche (in marrone) portano alla distruzione delle cellule nervose e impediscono al cervello di funzionare correttamente. ( Foto: © Ospedale Universitario di Tubinga / Mathias Jucker)Grumi di proteine anormali possono comparire nel cervello fino a 30 anni prima che le persone sviluppino l'Alzheimer, secondo la stima di un nuovo studio, dandoci forse una finestra di opportunità per intervenire.


Gli scienziati sanno da tempo che le persone con Alzheimer hanno delle «placche» nel cervello, grumi anomali di una proteina chiamata amiloide.


Un nuovo studio, pubblicato il 19 maggio sul Journal of American Medical Association, conferma che le placche cerebrali diventano sempre più diffuse con l'invecchiamento, anche quando la memoria e il pensiero sono ancora intatti.


Tuttavia a qualsiasi età le placche sono più comuni nelle persone con fattori di rischio dell'Alzheimer. Ciò include persone che hanno già problemi di memoria lievi, e i portatori di una variante genetica (APOE4) che aumenta il rischio dell'Alzheimer, la forma più comune di demenza.


Ma gli autori dello studio stimano che quelle placche cerebrali possano insorgere 20 o 30 anni prima dell'apparizione dei sintomi conclamati di Alzheimer. "L'importanza di ciò è che ci dà delle possibilità di intervento precoce", ha detto il dottor Pieter Jelle Visser, che ha lavorato allo studio. "Se fossimo in grado di trattare l'Alzheimer all'inizio, si potrebbe prevenire l'insorgenza della demenza"


Ma ci sono avvertimenti, ha sottolineato Visser, dell'Università di Maastricht nei Paesi Bassi. Forse il più grande di tutti: non ci sono trattamenti stabiliti per prevenire l'Alzheimer nei soggetti con evidenza di placche cerebrali. Tuttavia secondo Visser sono in corso studi clinici per testare potenziali contendenti. Ad esempio, i ricercatori stanno testando anticorpi e vaccini che incoraggiano il sistema immunitario ad affrontare i grumi amiloidi nel cervello.


Per ognuno di tali esperimenti, è fondamentale reclutare i pazienti giusti, e le nuove scoperte sottolineano l'utilità delle scansioni cerebrali per farlo, ha detto il dottor Roger Rosenberg, professore di neurologia dell'Università del Texas Southwestern di Dallas.


La presenza di amiloide nel cervello non equivale ad essere condannati a sviluppare l'Alzheimer, ha detto Rosenberg, che ha scritto un editoriale pubblicato con lo studio. "Ma è importante avere i marcatori che identificano le persone a maggior rischio", ha detto. Per ora, è utile per la sperimentazione clinica, secondo Rosenberg, ma se una qualsiasi delle terapie preventive si rivelerà efficace, i medici dovranno essere in grado di identificare le persone suscettibili di sviluppare la malattia.


Per il suo studio, il team di Visser ha messo insieme dati di decine di piccoli studi precedenti. In totale sono stati analizzati circa 3.000 pazienti adulti con capacità normali di memoria e di pensiero, e quasi 4.000 con disabilità lievi, che avevano da 18 a 100 anni di età. In ciascuno studio, per rilevare i depositi di amiloide i ricercatori hanno usato scansioni PET del cervello, o campioni di liquido spinale.


Nelle persone con abilità mentali intatte, le placche cerebrali diventano sempre più comuni con l'età, ha scoperto il team di Visser. Il 10 per cento dei 50-enni ha mostrato depositi amiloidi, una cifra che arriva al 33 per cento a 80 anni, e al 44 per cento a 90 anni. I ricercatori hanno scoperto che i numeri erano da due a tre volte più alti nei portatori della variante genetica APOE4.


Nel frattempo, le persone con lievi problemi di memoria avevano una maggiore prevalenza di placche cerebrali rispetto ai loro coetanei mentalmente più sani: quasi il 30 per cento dei 50-enni, quasi la metà dei 70-enni, e il 60 per cento degli 80-enni avevano depositi di amiloide. Tutto questo è coerente con la convinzione che la compromissione lieve è un fattore di rischio per l'Alzheimer, ha detto Rosenberg.


Tutti i risultati confermano quello che avevano indicato in passato i piccoli studi, ha detto il dottor Clifford Jack Jr., ricercatore di demenza alla Mayo Clinic di Rochester nel Minnesota, che non era coinvolto nel lavoro. "Questo non diminuisce la loro importanza", ha detto Jack. "Abbiamo bisogno di grandi studi come questo per confermare quello che crediamo di sapere".


Per ora, secondo Jack, i risultati non hanno implicazioni nel mondo reale. Al di fuori di studi clinici, nessuno sta usando scansioni PET per individuare le persone senza demenza con amiloide nel cervello. "Non ci sarà alcun uso pratico finchè le terapie anti-amiloide non dimostreranno di funzionare", ha detto Jack. Se e quando ciò accadrà, ha detto, la domanda successiva sarà, chi testare? "Sarebbe bello avere un semplice test del sangue", ha detto Jack. "E poi, se questo è positivo, si passa a una PET".


Nonostante le domande aperte, Jack ha detto che vede un messaggio positivo in quello che i ricercatori sanno finora sul processo dell'Alzheimer. "L'amiloide nel cervello può essere rilevato molti anni prima che si vedano i sintomi dell'Alzheimer", ha detto Jack. "Questo ci dà una grande finestra di opportunità per intervenire. Credo che sia una buona notizia".

 

 

 

 

 


Fonte: Drugs.com (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Willemijn J. Jansen, Rik Ossenkoppele, Dirk L. Knol, Betty M. Tijms, Philip Scheltens, Frans R. J. Verhey, Pieter Jelle Visser. Prevalence of Cerebral Amyloid Pathology in Persons Without Dementia.JAMA. 2015;313(19):1924-1938. doi:10.1001/jama.2015.4668

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

6.10.2014 | Ricerche

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Come vivere in modo sicuro con la demenza a casa tua

12.11.2020 | Esperienze & Opinioni

C'è un malinteso comune che la persona con una diagnosi di demenza perde la sua indipend...

Mega-analisi rivela perché la memoria declina con l’età

28.01.2026 | Ricerche

Rischio genetico per l’Alzheimer e diffuso restringimento del cervello legati a una maggiore perd...

'Scioccante': dopo un danno, i neuroni si auto-riparano ripartendo d…

17.04.2020 | Ricerche

Quando le cellule cerebrali adulte sono ferite, ritornano ad uno stato embrionale, secon...

Pensaci: tenere attivo il cervello può ritardare l'Alzheimer di 5 anni

21.07.2021 | Ricerche

Mantenere il cervello attivo in vecchiaia è sempre stata un'idea intelligente, ma un nuo...

Accumulo di proteine sulle gocce di grasso implicato nell'Alzheimer ad es…

21.02.2024 | Ricerche

In uno studio durato 5 anni, Sarah Cohen PhD, biologa cellulare della UNC e Ian Windham della Rockef...

Il ruolo sorprendente delle cellule immunitarie del cervello

21.12.2020 | Ricerche

Una parte importante del sistema immunitario del cervello, le cellule chiamate microglia...

Sonno insufficiente associato ad aspettativa di vita ridotta

22.12.2025 | Ricerche

Ricercatori hanno scoperto che dormire almeno sette ore a notte migliora il modo in cui ti senti ...

Aumentano le evidenze di origini alternative delle placche di Alzheimer

13.06.2022 | Ricerche

I risultati di uno studio potrebbero spiegare perché i farmaci progettati per rimuovere i depositi d...

Svelata una teoria rivoluzionaria sull'origine dell'Alzheimer

28.12.2023 | Ricerche

Nonostante colpisca milioni di persone in tutto il mondo, il morbo di Alzheimer (MA) man...

Con l'età cala drasticamente la capacità del cervello di eliminare le pro…

31.07.2015 | Ricerche

Il fattore di rischio più grande per l'Alzheimer è l'avanzare degli anni. Dopo i 65, il rischio r...

Età degli organi biologici prevede il rischio di malattia con decenni di antic…

11.03.2025 | Ricerche

I nostri organi invecchiano a ritmi diversi e un esame del sangue che determina quanto ciascuno è...

L'esercizio fisico dà benefici cognitivi ai pazienti di Alzheimer

29.06.2015 | Ricerche

Nel primo studio di questo tipo mai effettuato, dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l'ese...

L'Alzheimer è composto da quattro sottotipi distinti

4.05.2021 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato dall'accumulo anomale e dalla diffusione del...

La consapevolezza di perdere la memoria può svanire 2-3 anni prima della compa…

27.08.2015 | Ricerche

Le persone che svilupperanno una demenza possono cominciare a perdere la consapevolezza dei propr...

Il nuovo collegamento tra Alzheimer e inquinamento dell'aria

13.05.2020 | Esperienze & Opinioni

Il mio primo giorno a Città del Messico è stato duro. Lo smog era così fitto che, mentre...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019 | Ricerche

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Perché il diabete tipo 2 è un rischio importante per lo sviluppo dell'Alz…

24.03.2022 | Ricerche

Uno studio dell'Università di Osaka suggerisce un possibile meccanismo che collega il diabete all'Al...

È lo scopo o il piacere la chiave della felicità mentre invecchiamo?

19.11.2021 | Esperienze & Opinioni

I benefici di avere un senso di scopo nella vita sono davvero incredibili. Le persone co...

Come dormiamo oggi può prevedere quando inizia l'Alzheimer

8.09.2020 | Ricerche

Cosa faresti se sapessi quanto tempo hai prima che insorga il morbo di Alzheimer (MA)? N...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

We use cookies

We use cookies on our website. Some of them are essential for the operation of the site, while others help us to improve this site and the user experience (tracking cookies). You can decide for yourself whether you want to allow cookies or not. Please note that if you reject them, you may not be able to use all the functionalities of the site.