C'è un legame tra privazione del sonno e Alzheimer?

neuron alzheimers plaque

Il sonno dipana la matassa sfilacciata degli affanni, o almeno così dice il Bardo di Avon (Shakespeare, Macbeth, atto 2, scena 2). Una buona notte di sonno tende a farci sentire meglio. Il suo contrario, la privazione del sonno, può rendere significativamente più difficile passare il giorno successivo.

Una nuova ricerca suggerisce che la privazione del sonno può anche aumentare il rischio di morbo di Alzheimer (MA) a causa dei suoi effetti sull'accumulo di placche nel cervello.

 

Placche e grovigli

Gli scienziati sanno cosa sono i marcatori neurologici nel MA. Maiken Nedergaard lo ha detto in modo succinto:

"Essenzialmente tutte le malattie neurodegenerative sono associate all'accumulo patologico di rifiuti cellulari. Le proteine tau e amiloide-beta (Aβ) possono accumularsi come aggregati stabili che sono neurotossici in condizioni come il MA" (Nedergaard, 2013).

Le proteine Aβ formano placche, ciuffi formati da queste proteine che si accumulano fuori dei neuroni nel cervello, circondano i neuroni stessi e sono difficili da eliminare per il cervello.

Piccoli ciuffi di Aβ possono bloccare i messaggi che le cellule normalmente si inviano tra loro, innescando infiammazione e alla fine provocando un effetto tossico sulle cellule cerebrali. Le proteine Aβ interagiscono con le proteine tau che compongono la struttura scheletrica dei neuroni, inducendole a raggrupparsi all'interno delle cellule, formando quelli che sono chiamati grovigli e causando la caduta della struttura interna del neurone.

La presenza di placche fuori dei neuroni nel cervello e di grovigli all'interno delle cellule sono i segni distintivi del MA. Storicamente, una diagnosi definitiva di MA richiedeva un'autopsia e l'esame del cervello al microscopio per vedere l'accumulo di placche e grovigli neurofibrillari.

Fino a poco tempo fa, i medici dovevano fare affidamento su cambiamenti nel comportamento causati dall'accumulo di placche e grovigli nel cervello. I cambiamenti nella memoria, nell'abilità cognitiva, nella funzione motoria, nel linguaggio e nella risposta emotiva potrebbero far sospettare il disturbo. Tuttavia, una diagnosi definitiva di MA può avvenire solo alla morte della persona che soffre di demenza.

 

La ricerca di un biomarcatore

La ricerca è attiva per quelli che sono chiamati biomarcatori del MA. Un biomarcatore è una caratteristica fisica chiaramente definita che può essere misurata come indicatore di processi normali o patologici (Califf, 2018). Prima il biomarcatore 'marca' il potenziale di malattia, maggiore è la possibilità di trattamento e intervento precoce.

La ricerca è in atto per scansionare il cervello vivente e funzionante, e vedere l'accumulo di proteine anormali che indicherebbero il MA. I nuovi sviluppi nella tomografia a emissione di positroni (PET), usate principalmente negli ambienti di ricerca attuali, potrebbero consentire dl rilevame le proteine Aβ e tau nel cervello vivente.

È possibile rilevare e misurare sia le proteine Aβ che le tau nel liquido cerebrospinale, e sono in lavoro nuovi esami del sangue che consentiranno di rilevare Aβ e tau nel flusso sanguigno.

Tuttavia, questi nuovi test e marcatori non sono ancora pronti per l'uso da parte dei medici. Alcune nuove ricerche potrebbero puntare a un test comportamentale capace di fornire indizi molto precoci sul rischio di sviluppare il MA.

Dei ricercatori hanno dimostrato, nei topi, che l'Aβ si accumula durante la veglia e che il sonno è associato a un aumento significativo del metabolismo e della rimozione delle proteine Aβ dal cervello (Xie, 2013). Altri studi hanno dimostrato, ancora una volta nei roditori, che la privazione del sonno può portare ad aumenti significativi dell'Aβ (Kang et al., 2009).

Recentemente, nell'uomo è stata notata un'associazione simile tra sonno e accumulo di proteine e metabolismo nel cervello. Kojori, Wang, Wiers et al.(2018) hanno esaminato con scansioni PET il cervello di 20 adulti sani sia dopo un sonno normale e ininterrotto sia dopo una notte di privazione del sonno, per misurare l'accumulo e l'eliminazione del'Aβ in queste due condizioni.

 

Dormire ed eliminare le placche dal cervello

Hanno scoperto che una notte di privazione del sonno ha comportato livelli significativamente più alti di accumulo di Aβ rispetto ai livelli osservati dopo il sonno normale e ininterrotto. Questi livelli più elevati di accumulo di proteine sono stati osservati nell'emisfero destro delle regioni del cervello note per essere colpite dal MA e il principale sintomo comportamentale del MA è la perdita di memoria.

Queste regioni erano l'ippocampo, il paraippocampo e il talamo. Hanno anche trovato una correlazione inversa significativa tra il numero di ore di sonno e l'accumulo di Aβ in queste regioni. Più basso è il numero di ore di sonno, maggiore è l'accumulo di queste proteine in placche.

Hanno concluso che il sonno compromesso era un fattore di rischio per lo sviluppo del MA. È presumibile che il metabolismo e la pulizia delle proteine Aβ che normalmente si verificano durante il sonno siano diminuiti con la mancanza di sonno.

Tuttavia, poiché la loro misurazione della rimozione di queste proteine era indiretta, e poiché la misurazione diretta della rimozione di queste proteine non era stata ancora realizzata negli umani al momento del loro studio, questa conclusione resta da testare.

 

 

 


Fonte: Barbara Blatchley PhD, prof.ssa di psicologia e neuroscienze all'Agnes Scott College in Georgia

Pubblicato su Psychology Today (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti:

  1. RM Califf. Biomarker definitions and their applications. Exp Biol & Med, 2018, DOI
  2. Mayo Clinic. Diagnosing Alzheimer's: How Alzheimer's ... 2022, mayoclinic.org
  3. M Nedergaard. Garbage truck of the brain. Science, 2013, DOI
  4. E Shokri-Kojori et al. β-Amyloid accumulation in the human ... PNAS, 2018, DOI
  5. L Xie et al. Sleep drives metabolite clearance from the adult brain. Science, 2013, DOI

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Come una collana di perle: la vera forma e funzionamento dell'assone dei …

30.12.2024 | Ricerche

Con un nuovo studio provocatorio, degli scienziati sfidano un principio fondamentale nel...

Tre modi per smettere di preoccuparti

29.07.2020 | Esperienze & Opinioni

Sai di essere una persona apprensiva se ti identifichi con Flounder in La Sirenetta o co...

Il nuovo collegamento tra Alzheimer e inquinamento dell'aria

13.05.2020 | Esperienze & Opinioni

Il mio primo giorno a Città del Messico è stato duro. Lo smog era così fitto che, mentre...

Come vivere in modo sicuro con la demenza a casa tua

12.11.2020 | Esperienze & Opinioni

C'è un malinteso comune che la persona con una diagnosi di demenza perde la sua indipend...

IFITM3: la proteina all'origine della formazione di placche nell'Alz…

4.09.2020 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dall'accumulo...

Svelati nuovi percorsi per la formazione di memoria a lungo termine

31.12.2024 | Ricerche

Ricercatori del Max Planck Florida Institute for Neuroscience hanno scoperto un nuovo percorso pe...

Puoi distinguere il delirium dalla demenza? È solo questione di tempi

17.06.2021 | Esperienze & Opinioni

Quante volte hai sentito qualcuno esclamare "Tu deliri!" o "Sei un demente!", nell'incre...

Che speranza hai dopo la diagnosi di Alzheimer?

25.01.2021 | Esperienze & Opinioni

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia che cambia davvero la vita, non solo per la pe...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzh…

28.09.2018 | Annunci & info

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

Nuova teoria sulla formazione dei ricordi nel cervello

9.03.2021 | Ricerche

Una ricerca eseguita all'Università del Kent ha portato allo sviluppo della teoria MeshC...

Nuovo metodo di selezione farmaci spiega perché quelli di Alzheimer falliscono…

31.01.2022 | Ricerche

Analizzando i meccanismi di malattia nei neuroni umani, dei ricercatori dell'Università del...

Antiossidanti aiutano contro vari problemi di salute, ma è complicato capire q…

3.11.2025 | Esperienze & Opinioni

La descrizione di antiossidante è tutta nel nome: gli antiossidanti contrastano gli ossi...

L'esercizio fisico genera nuovi neuroni cerebrali e migliora la cognizion…

10.09.2018 | Ricerche

Uno studio condotto dal team di ricerca del Massachusetts General Hospital (MGH) ha scop...

Zen e mitocondri: il macchinario della morte rende più sana la vita

20.11.2023 | Ricerche

Sebbene tutti noi aspiriamo a una vita lunga, ciò che è più ambito è un lungo periodo di...

Nessuna cura per l'Alzheimer nel corso della mia vita

26.04.2019 | Esperienze & Opinioni

La Biogen ha annunciato di recente che sta abbandonando l'aducanumab, il suo farmaco in ...

Fruttosio prodotto nel cervello può essere un meccanismo che guida l'Alzh…

29.09.2020 | Ricerche

Una nuova ricerca rilasciata dalla University of Colorado propone che il morbo di Alzhei...

[Dana Territo] Sii delicato e paziente quando parli ad amici e familiari della…

30.09.2025 | Esperienze & Opinioni

Come parlare alla famiglia della mia diagnosi di Alzheimer?

È difficile discerne...

Studio cinese: 'Metti spezie nel tuo cibo per tenere a bada l'Alzhei…

13.01.2022 | Ricerche

Proprio come 'una mela al giorno toglie il medico di torno', sono ben noti i benefici di...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019 | Esperienze & Opinioni

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Gas xeno potrebbe proteggere dall'Alzheimer, almeno nei topi; previsti te…

30.01.2025 | Ricerche

Molti dei trattamenti perseguiti oggi per proteggere dal morbo di Alzheimer (MA) sono co...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)