I farmaci antivirali possono rallentare la progressione dell'Alzheimer

Un nuovo studio mostra che i farmaci antivirali, utilizzati per indirizzare il virus dell'herpes, potrebbero essere efficaci nel rallentare la progressione dell'Alzheimer (AD).

Scienziati dell'Università di Manchester hanno in precedenza dimostrato che il virus dell'herpes simplex di tipo 1 (HSV1) è un fattore di rischio per l'Alzheimer quando è presente nel cervello di persone che hanno uno specifico rischio genetico per la malattia.

L'AD è una condizione neurodegenerativa incurabile che colpisce circa 18 milioni di persone in tutto il mondo. Le cause della malattia o delle strutture di proteine anomale nel cervello viste nell'AD (placche amiloidi e grovigli neurofibrillari) sono completamente sconosciute. Il gruppo di Manchester ha stabilito che il virus herpes provoca l'accumulo di due proteine chiave per l'AD [il β-amiloide (Aβ) e la tau anormalmente fosforilata (P-tau)] note per essere i componenti principali delle placche e grovigli, rispettivamente. Entrambe le proteine sono ritenute da molti scienziati coinvolte nello sviluppo della malattia.

"Abbiamo trovato che il DNA virale nel cervello di AD è molto situato in particolare all'interno delle placche amiloidi", ha detto il professor Ruth Itzhaki, che ha guidato la squadra della Facoltà di Scienze della Vita dell'Università. "Questo, insieme con la produzione di amiloide che il virus induce, suggerisce che l'HSV1 è una causa dei prodotti tossici amiloidi e delle placche. I nostri risultati suggeriscono che l'HSV1, assieme al fattore genetico ospite, è un rischio di Alzheimer, e che gli agenti antivirali potrebbero essere utilizzati per il trattamento di pazienti per rallentare la progressione della malattia".

Gli agenti antivirali attualmente disponibili agiscono prendendo di mira la replicazione del DNA dell'HSV1, e così i ricercatori hanno considerato che essi possano avere successo nel trattamento dell'AD solo se l'accumulo di β-amiloide e di P-tau causato dal virus avviene alla o dopo la fase in cui si verifica la replicazione del DNA virale. "Se queste proteine sono prodotte indipendentemente dalla replica dell'HSV1, gli antivirali potrebbero non essere efficaci", ha detto il professor Itzhaki. "Abbiamo studiato questo e abbiamo scoperto che il trattamento delle cellule infettate da HSV1 con aciclovir, l'agente antivirale più comunemente utilizzato, e anche con due altri antivirali, ha infatti diminuito l'accumulo di β-amiloide e P-tau, così come diminuito la replica di HSV1 come ci si aspetterebbe".

"Questo è il primo studio che indaga gli effetti antivirali sui cambiamenti di tipo AD e possiamo concludere che, poichè gli agenti antivirali riducono notevolmente i livelli di β-amiloide e P-tau nelle cellule infettate dal HSV1, sarebbero adatti per trattare l'Alzheimer. Il grande vantaggio rispetto alle terapie di AD attuali è che l'aciclovir punta solo al virus, non alla cellula ospite o alle normali cellule non infette. Inoltre, questi agenti sono molto sicuri e sono relativamente poco costosi.

"Inoltre, prendendo di mira una delle cause dell'Alzheimer, potrebbero essere inibiti anche altri danni virali, oltre all'β-amiloide e al P-tau, che potrebbero essere coinvolti nella patogenesi della malattia. La prossima fase della nostra ricerca - se finanziata - si concentrerà sulla ricerca dell'agente antivirale più adatto - o alle combinazione di due agenti che operano attraverso diversi meccanismi - per l'uso come cura. Abbiamo quindi necessità di indagare il modo in che il virus e il fattore di rischio genetico interagiscono per causare la malattia, che potrebbe portare a ulteriori nuovi trattamenti. Infine speriamo di iniziare le sperimentazioni cliniche sugli esseri umani, ma questo è ancora piuttosto lontano e di nuovo sarà necessario un nuovo finanziamento".

Lo studio, svolto con il dottor Matthew Wozniak e altri colleghi della Facoltà di Scienze della Vita, è stato pubblicato sulla rivista del Public Library of Science (PLoS) One.

 

 


Cosa pensi di questo articolo? Ti è stato utile? Hai rilievi, riserve, integrazioni? Conosci casi o ti è successo qualcosa che lo conferma? o lo smentisce?
Puoi usare il modulo dei commenti sotto per dire la tua opinione. Che è importante e unica. Non tenerla per te, non farci perdere l'occasione di conoscerla.

 

 


Fonte: Materiale della University of Manchester.

Riferimento: Matthew A. Wozniak, Alison L. Frost, Chris M. Preston, Ruth F. Itzhaki. Antivirals Reduce the Formation of Key Alzheimer's Disease Molecules in Cell Cultures Acutely Infected with Herpes Simplex Virus Type 1. PLoS ONE, 2011; 6 (10): e25152 DOI: 10.1371/journal.pone.0025152.

Pubblicato in ScienceDaily il 17 Ottobre 2011 - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi, eventualmente citati nell'articolo, sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non si propone come terapia o dieta; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer Riese. I siti terzi raggiungibili dagli annunci pubblicitari proposti da Google sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente; in particolare si segnala la presenza frequente di una istituzione medica con base in Germania (xcell-Center) che propone la cura dell'Alzheimer con cellule staminali; la Società Tedesca di Neuroscienze ha più volte messo in guardia da questa proposta il cui effetto non è dimostrato. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione, una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e a informarti:

Notizie da non perdere

Scoperto un fattore importante che contribuisce all'Alzheimer

22.08.2022 | Ricerche

Una ricerca guidata dai dott. Yuhai Zhao e Walter Lukiw della Luisiana State University ...

Cosa rimane del sé dopo che la memoria se n'è andata?

7.04.2020 | Esperienze & Opinioni

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato da una progressiva perdita di memoria. Nelle...

Convalidare il sentimento aiuta meglio di criticare o sminuire

30.03.2020 | Ricerche

Sostenere i tuoi amici e la famiglia può aiutarli a superare questi tempi di incertezza...

Studio rivela dove vengono memorizzati i frammenti di memoria

22.07.2022 | Ricerche

Un momento indimenticabile in un ristorante può non essere esclusivamente il cibo. Gli o...

I ricordi potrebbero essere conservati nelle membrane dei tuoi neuroni

18.05.2023 | Ricerche

Il cervello è responsabile del controllo della maggior parte delle attività del corpo; l...

Come un meccanismo di difesa antivirale può portare all'Alzheimer

30.12.2025 | Ricerche

Ricercatori hanno scoperto che la tau iperfosforilata, il componente principale dei grovigli pato...

Nuova 'teoria unificata della mente': implicazioni per la prevenzion…

17.07.2025 | Ricerche

In un nuovo studio con implicazioni sulla prevenzione del morbo di Alzheimer (MA) e altr...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019 | Esperienze & Opinioni

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per un...

I dieci psicobiotici di cui hai bisogno per un cervello felice

9.09.2019 | Esperienze & Opinioni

Psicobiotici? Cosa sono gli psicobiotici?? Bene, cosa penseresti se io dicessi che la tu...

Pressione bassa potrebbe essere uno dei colpevoli della demenza

2.10.2019 | Esperienze & Opinioni

Invecchiando, le persone spesso hanno un declino della funzione cerebrale e spesso si pr...

Scoperta inaspettata: proteine infiammatorie possono rallentare il declino cog…

5.07.2021 | Ricerche

Finora la ricerca aveva collegato l'infiammazione al morbo di Alzheimer (MA), però scien...

Il gas da uova marce potrebbe proteggere dall'Alzheimer

15.01.2021 | Ricerche

La reputazione dell'[[acido solfidrico]] (o idrogeno solforato), di solito considerato v...

La nostra identità è definita dal nostro carattere morale

24.06.2019 | Esperienze & Opinioni

Ti sei mai chiesto cos'è che ti rende te stesso? Se tutti i tuoi ricordi dovessero svani...

[Domenic Praticò] Consigli pratici per diventare un super-anziano

1.12.2025 | Esperienze & Opinioni

Quando si parla di invecchiamento, sappiamo che esso non è un processo uniforme e uguale per tutt...

Un singolo trattamento genera nuovi neuroni, elimina neurodegenerazione nei to…

1.07.2020 | Ricerche

Xiang-Dong Fu PhD, non è mai stato così entusiasta di qualcosa in tutta la sua carriera...

Identificazione dei primi segnali dell'Alzheimer

7.03.2022 | Ricerche

Un team multidisciplinare di ricerca, composto da ricercatori del progetto ARAMIS, dell...

Il girovita può predire il rischio di demenza?

6.11.2019 | Ricerche

Il primo studio di coorte su larga scala di questo tipo ha esaminato il legame tra il girovita in...

Il nuovo collegamento tra Alzheimer e inquinamento dell'aria

13.05.2020 | Esperienze & Opinioni

Il mio primo giorno a Città del Messico è stato duro. Lo smog era così fitto che, mentre...

Sempre più giovani con Alzheimer e demenza: colpa delle tossine ambientali, me…

6.05.2020 | Denuncia & advocacy

È abbastanza straziante quando le persone anziane sviluppano condizioni di perdita di me...

Il caregiving non fa male alla salute come si pensava, dice uno studio

11.04.2019 | Ricerche

Per decenni, gli studi nelle riviste di ricerca e la stampa popolare hanno riferito che ...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)