Rischio di demenza dipende più che dallo stile di vita. Sopravvalutarlo può causare stigma e senso di colpa

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La crescita di consapevolezza pubblica della demenza, fa crescere anche quella dell'appetito per la prevenzione. I titoli globali riguardano i benefici dell'esercizio fisico, della dieta, dell'allenamento del cervello e dell'attività sociale nel ridurre il rischio di demenza. Negli ultimi anni, le riviste mediche hanno amplificato questo messaggio per incoraggiare le persone a prendere il controllo del loro futuro cognitivo attraverso il cambiamento dello stile di vita. L'anno scorso, The Lancet ha stimato che fino al 45% dei casi di demenza in tutto il mondo potrebbe teoricamente essere ritardato o impedito affrontando i fattori di rischio modificabili.


Questi messaggi sono innegabilmente fiduciosi. Suggeriscono che lo sforzo personale, combinato con prove scientifiche emergenti, può aiutare a superare una malattia da sempre vista come inevitabile. Ma i messaggi di sanità pubblica concentrati troppo sul comportamento possono essere fuorvianti e potenzialmente dannosi, come sosteniamo su The Lancet. Ciò può portare a un sistema a due livelli, in cui le persone benestanti sono elogiate per la loro salute cerebrale proattiva, mentre i gruppi emarginati hanno di fronte barriere alla partecipazione e sono incolpati della loro inazione percepita.

 

Cos'è la demenza e cosa la causa?

La demenza è un disturbo neurocognitivo e descrive condizioni che influenzano la memoria, il pensiero e la capacità di svolgere compiti quotidiani. L'Alzheimer è il tipo più comune, ma ce ne sono altri, come la demenza vascolare e quella da Corpi di Lewy. Insorge quando le cellule cerebrali si danneggiano e smettono di comunicare correttamente. Questo può causare confusione, dimenticanza e cambiamenti nel comportamento o nell'umore. La demenza è legata ad alcune delle nostre paure culturali più profonde: i limiti dell'autonomia, la dipendenza dagli altri, lo stigma di essere diagnosticati e l'ignoto.


Quindi, cosa aumenta il rischio di demenza? Alcuni fattori di rischio non possono essere modificati. L'età è quello più grande. Anche la storia familiare e alcuni geni, tipo l'ApoE-e4, aumentano il rischio. Ma molti fattori di rischio sono modificabili, il che significa che possiamo fare qualcosa al riguardo. L'obesità, il colesterolo alto e la pressione alta aumentano il rischio. Anche livelli bassi di esercizio o di istruzione possono aumentare le possibilità di sviluppare la demenza.

 

La scienza alla base della prevenzione

La scienza della prevenzione della demenza si è evoluta in modo significativo negli ultimi dieci anni. Esperimenti sullo stile di vita, in Finlandia, Francia, Australia e Stati Uniti, stanno esplorando se le combinazioni tra dieta, attività fisica, allenamento cognitivo e gestione del rischio cardiovascolare (ipertensione, colesterolo, obesità e fumo) possono ridurre il rischio di demenza. Lo studio finlandese, il più citato di questi, ha dimostrato benefici cognitivi modesti ma significativi negli anziani a rischio di demenza dopo un intervento sullo stile di vita di due anni. Il suo successo ha stimolato un'ondata di studi simili a livello globale (ad oggi, oltre 40).


Nel loro insieme, questi esperimenti forniscono una base scientifica per un messaggio di salute pubblica sempre più popolare: la salute di domani del cervello è legata a comportamenti sani, oggi. Nuove possibilità per prevenire la demenza sono certamente promettenti. Tuttavia, la traslazione di questi risultati in ampie campagne pubbliche fa emergere la complessità e la tensione etica.

 

Il rischio di demenza è correlato allo svantaggio socioeconomico

Il rischio di demenza è determinato anche da una serie complessa di fattori estrinseci - condizioni al di fuori del nostro controllo - che sono distribuite in modo irregolare in tutta la società: qualità dell'aria, etnia, genere, occupazione, ambiente costruito. Questi fattori influenzano non solo se, ma quando, potrebbe svilupparsi la demenza.


La prevalenza della demenza è sproporzionatamente più alta nelle comunità socialmente svantaggiate, in parte anche perché i fattori di rischio modificabili come diabete, obesità e bassa istruzione sono più comuni in queste aree. Ma c'è un altro livello: l'accesso. Le stesse comunità a maggior rischio spesso non hanno accesso proprio agli interventi intesi a ridurre tale rischio.


I quartieri a basso reddito possono avere meno spazi verdi, percorsi sicuri di cammino o cibi sani a prezzi accessibili. Si trovano anche livelli più alti di inquinamento, rumore e stress cronico. Tutto ciò può danneggiare la salute del cervello. Non tutti possono accedere ai tipi di stili di vita sani per contrastare il rischio di demenza. Dire alle persone di seguire una dieta mediterranea o andare in palestra può essere poco significativo per chi non ha soldi, tempo, servizi o mobilità per farlo.


Mettere la demenza come qualcosa che le persone possono evitare anche come rischio, implica che la demenza è qualcosa che gli individui possono non riuscire a prevenire. Ciò potrebbe rafforzare le narrazioni esistenti che addebitano la malattia in tarda età alle scelte scadenti di vita piuttosto che alla disuguaglianza sociale.

 

Allora come fare meglio?

Primo, il messaggio di prevenzione deve essere inquadrato in un contesto sociale e culturale. Ciò significa riconoscere e affrontare barriere come insicurezza alimentare, mancanza di spazi verdi, stress del caregiver e sfiducia del sistema sanitario. I messaggi devono essere concordati con le comunità, non imposte ad esse, e avere fascino visivo e motivante.


Secondo, dobbiamo passare dalle narrazioni individualistiche alla responsabilità collettiva. La salute del cervello dovrebbe essere supportata da infrastrutture pubbliche, accesso equo alle cure e promozione della salute culturalmente sensibile. La prevenzione non si fa solo in casa, ma anche in scuole materne, scuole, centri commerciali, cliniche, parchi e stanze della politica.


Infine, dobbiamo riformulare il successo. Prevenire la demenza è un obiettivo degno, ma lo è anche garantire dignità, inclusione e cura alle persone che vivono con essa. Un approccio giusto alla salute del cervello deve fare entrambe le cose. La prossima generazione di messaggi per la demenza deve essere non solo basata sull'evidenza, ma anche focalizzata sull'equità. Dovrebbe sforzarsi di educare senza far vergognare, potenziare senza escludere e promuovere la salute del cervello in modi che onorano le realtà dell'invecchiamento.

 

 

 


Fonte: Joyce Siette (prof.ssa associata Western Sydney University) e Gilbert Knaggs (dottorando di sociologia, Università di Sydney)

Pubblicato su The Conversation (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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