Il cervello, invecchiando, reagisce meno alle esperienze

Ricercatori della School of Medicine del Mount Sinai hanno pubblicato nuovi dati sul motivo per cui il cervello, invecchiando, è meno elastico e meno capace di imparare dalle esperienze di vita.

I risultati forniscono una visione più completa sul declino cognitivo associato all'invecchiamento e alle malattie neurodegenerative come l'Alzheimer.

Il team del Mount Sinai ha valutato la corteccia prefrontale, la parte del cervello che controlla una vasta gamma di processi cognitivi e media i livelli più alti dell'apprendimento.

I circuiti nervosi delle cellule nella corteccia prefrontale di animali giovani è estremamente plastica, e le esperienze di vita, in particolare quelle che coinvolgono l'apprendimento, possono alterare profondamente la circuitazione prefrontale. Per esempio, lo stress induce le cellule nervose a restringersi e perdere le sinapsi (i siti di comunicazione tra le cellule nervose in questa zona del cervello dei giovani animali) e le cellule nervose recuperano una volta che finisce lo stress.

Al fine di studiare gli effetti dell'età sulla plasticità, topi giovani, di mezza età e anziani sono stati sottoposti a un test di stress comportamentale noto per provocare cambiamenti delle cellule nervose nella corteccia prefrontale. Il team di ricerca ha poi usato tecniche microscopiche per visualizzare le spine (specializzazioni sulle cellule nervose che formano le sinapsi, criticamente importanti per il processo di apprendimento) sulle cellule nervose nella corteccia prefrontale. Nei ratti giovani, le spine sono state in grado di regolarsi e cambiare, indicando che il cervello ha risposto all'esperienza e ha avviato un cambiamento compensativo. Nei ratti di mezza età, e ancora di più in quelli anziani, le spine non cambiano, a dimostrazione che l'età è accompagnata da una profonda incapacità della corteccia prefrontale di "ri-cablarsi" in risposta agli eventi della vita.

"Abbiamo il sospetto che queste cellule nervose si alterano con l'età, ma la perdita di plasticità sinaptica nel contesto della esperienza di vita ha profonde implicazioni nel declino cognitivo correlato all'età", ha detto John H. Morrison, PhD, Preside di Scienze di base e della Scuola di Dottorato in Scienze Biologiche e professore del Dipartimento di Neuroscienze della Mount Sinai School of Medicine. "Questo studio identifica proprio la base della perdita sinaptica di plasticità dipendente dalle esperienze correlata all'età, che è probabilmente necessaria per l'apprendimento adattivo".

Il gruppo di ricerca è stato condotto dal Dr. Morrison e dallo studente laureato Erik B. Bloss, che ha anche condotto uno studio precedente, pubblicato nell'edizione del 12 maggio 2010 del Journal of Neuroscience. Quello studio ha fornito la prima evidenza che collega l'invecchiamento ad una perdita di elasticità: mentre le cellule nervose dei ratti giovani erano resistenti e in grado di recuperare dallo stress, il cervello dei ratti anziani ha dimostrato una profonda perdita di cambiamenti relativa al recupero delle cellule nervose. "La corteccia prefrontale è costantemente in fase di 'ricablaggio' in risposta alle esperienze di vita," ha dichiarato il Dr. Morrison.

"Il cervello anziano ha già subito una significativa perdita di spine, e quelle che restano non sono in grado di montare una risposta allo stress o all'apprendimento, rendendo questa parte del cervello incapace di ri-cablarsi in maniera efficace. Questi risultati ci danno una base per interventi di ricerca di cure per la protezione contro declino cognitivo correlato all'età, che si verifica in malattie come l'Alzheimer. Dato che questi cambiamenti sono avvenuti nei ratti di mezza età e più sostanzialmente in quelli anziani, i dati suggeriscono che interventi precoci probabilmente sarnno necessario per sostenere la salute sinaptica e cognitiva ottimale".

Il Dr. Morrison e il suo team concludono che sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se la densità delle spine diminuisce a causa di una perdita di spine stesse o per una mancanza di formazione di nuove spine. "Capire come avviene questo processo, e quali aspetti possono essere suscettibili di trattamento, dovrebbe essere un obiettivo importante per gli studi futuri volti a migliorare i cambiamenti nella plasticità delle cellule nervose e la cognizione durante l'invecchiamento."

Lo studio, pubblicato sul numero del 25 di maggio del Journal of Neuroscience, è stato finanziato dal National Institute of Mental Health e del National Institute of Aging.

 


Pubblicato in EurekAlert! il 24 maggio 2011 - Traduzione di Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi, eventualmente citati nell'articolo, sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non si propone come terapia o dieta; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer Riese. I siti terzi raggiungibili dagli annunci pubblicitari proposti da Google sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente; in particolare si segnala la presenza frequente di una istituzione medica con base in Germania (xcell-Center) che propone la cura dell'Alzheimer con cellule staminali; la Società Tedesca di Neuroscienze ha più volte messo in guardia da questa proposta il cui effetto non è dimostrato. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione, una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e a informarti:

Notizie da non perdere

Qualità della vita peggiora quando l'Alzheimer è complicato dal cancro

28.04.2023 | Esperienze & Opinioni

Che considerazioni si possono fare per una persona con Alzheimer che riceve anche la diagnosi di can...

Cerca il tuo sonno ideale: troppo e troppo poco legati al declino cognitivo

28.10.2021 | Ricerche

Come tante altre cose buone della vita, il sonno fa meglio se è moderato. Uno studio plu...

Microglia: ‘cellule immunitarie’ che proteggono il cervello dalle malattie, ma…

28.05.2020 | Esperienze & Opinioni

Sappiamo che il sistema immunitario del corpo è importante per tenere tutto sotto controllo e per...

Marito riferisce un miglioramento 'miracoloso' della moglie con Alzh…

28.09.2018 | Annunci & info

Una donna di Waikato (Nuova Zelanda) potrebbe essere la prima persona al mondo a miglior...

Identificazione dei primi segnali dell'Alzheimer

7.03.2022 | Ricerche

Un team multidisciplinare di ricerca, composto da ricercatori del progetto ARAMIS, dell...

Cosa rimane del sé dopo che la memoria se n'è andata?

7.04.2020 | Esperienze & Opinioni

Il morbo di Alzheimer (MA) è caratterizzato da una progressiva perdita di memoria. Nelle...

L'Alzheimer è in realtà un disturbo del sonno? Cosa sappiamo del legame t…

28.02.2020 | Esperienze & Opinioni

Il morbo di Alzheimer (MA) è una forma di demenza che insorge quando c'è un accumulo di ...

I dieci fattori legati a un aumento del rischio di Alzheimer

27.07.2020 | Esperienze & Opinioni

Anche se non c'è ancora alcuna cura, i ricercatori stanno continuando a migliorare la co...

Dott. Perlmutter: Sì, l'Alzheimer può essere invertito!

6.12.2018 | Ricerche

Sono spesso citato affermare che non esiste un approccio farmaceutico che abbia un'effic...

Il sonno resetta i neuroni per i nuovi ricordi del giorno dopo

11.09.2024 | Ricerche

Tutti sanno che una buona notte di sonno ripristina l'energia di una persona; ora un nuo...

Il litio potrebbe spiegare, e trattare, l'Alzheimer?

19.08.2025 | Ricerche

Qual è la prima scintilla che innesca la marcia ruba-memoria del morbo di Alzheimer (MA)...

Proteine grumose induriscono i capillari del cervello: nuovo fattore di rischi…

11.09.2020 | Ricerche

I depositi di una proteina chiamata 'Medin', che è presente in quasi tutti gli anziani, ...

Dare un senso alla relazione obesità-demenza

2.08.2022 | Esperienze & Opinioni

Questo articolo farà capire al lettore perché l'obesità a volte può aumentare il rischio...

Per capire l'Alzheimer, ricercatori di Yale si rivolgono alla guaina di m…

4.07.2025 | Ricerche

L'interruzione degli assoni, la parte simile a una coda nelle cellule nervose che trasme...

Stimolazione dell'onda cerebrale può migliorare i sintomi di Alzheimer

15.03.2019 | Ricerche

Esponendo i topi a una combinazione unica di luce e suono, i neuroscienziati del Massach...

Scoperto perché l'APOE4 favorisce l'Alzheimer e come neutralizzarlo

10.04.2018 | Ricerche

Usando cellule di cervello umano, scienziati dei Gladstone Institutes hanno scoperto la ...

Nuovo farmaco previene le placche amiloidi, un segno specifico di Alzheimer

8.03.2021 | Ricerche

Le placche di amiloide sono caratteristiche patologiche del morbo di Alzheimer (MA): son...

Rete nascosta di enzimi responsabile della perdita di sinapsi nell'Alzhei…

8.12.2020 | Ricerche

Un nuovo studio sul morbo di Alzheimer (MA) eseguito da scienziati dello Scripps Researc...

Smontata teoria prevalente sull'Alzheimer: dipende dalla Tau, non dall�…

2.11.2014 | Ricerche

Una nuova ricerca che altera drasticamente la teoria prevalente sull'or...

Infezione cerebrale da funghi produce cambiamenti simili all'Alzheimer

26.10.2023 | Ricerche

Ricerche precedenti hanno implicato i funghi in condizioni neurodegenerative croniche co...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

We use cookies

We use cookies on our website. Some of them are essential for the operation of the site, while others help us to improve this site and the user experience (tracking cookies). You can decide for yourself whether you want to allow cookies or not. Please note that if you reject them, you may not be able to use all the functionalities of the site.