Il rame nella tua dieta aiuta a prevenire la perdita di memoria, come suggerisce un nuovo studio?

oysters Le ostriche sono ricche di rame (image by freepik)

Sempre più ricerche suggeriscono che il rame nella dieta potrebbe avere un ruolo più importante nella salute del cervello di quanto si credeva finora. Uno studio recente ha scoperto che gli americani anziani che mangiavano più cibi ricchi di rame andavano meglio sui test di memoria e concentrazione.


I risultati, pubblicati su Nature Scientific Reports, hanno esaminato la dieta delle persone che tenevano diari alimentari dettagliati e hanno testato la loro funzione cognitiva. Coloro che hanno mangiato più cibi ricchi di rame - che includono molluschi, cioccolato fondente e noci - sono andati meglio nei test che vengono usati per individuare i primi segni di perdita di memoria e demenza legate all'età.


Ma i risultati non sono lineari. Le persone che mangiavano più cibi ricchi di rame erano per lo più maschi, bianchi, sposati e avevano redditi più alti. Avevano anche meno probabilità di fumare o avere la pressione alta o il diabete, tutti i fattori legati a un rischio inferiore di demenza. Le persone che introitavano più rame avevano anche più zinco, ferro e selenio nella loro dieta e consumavano più calorie in generale.


Le persone con redditi più elevati hanno spesso un migliore accesso a cibi sani, cure mediche, ambienti più puliti e più istruzione, che aiutano a proteggere dalla perdita di memoria e dalla demenza. È difficile separare gli effetti della dieta da questi altri vantaggi, sebbene alcune ricerche che abbiamo esaminato suggeriscono che il miglioramento della nutrizione potrebbe essere particolarmente utile per le persone provenienti da contesti meno privilegiati.

 

Cosa ci dicono altre ricerche

Le limitazioni del presente studio sono notevoli. Ha colto la funzione cerebrale in un solo punto nel tempo e ha fatto affidamento sui diari alimentari dei partecipanti piuttosto che sui misurazioni dei livelli di rame nel sangue. Tuttavia, studi a lungo termine supportano l'idea che il rame potrebbe contare per la salute del cervello. Uno studio che ha tracciato le persone nel tempo ha scoperto che coloro che avevano meno rame nella dieta avevano un declino più pronunciato della memoria e del pensiero.


Più intrigante, quando i ricercatori hanno misurato i livelli di rame direttamente nel tessuto cerebrale, hanno scoperto che concentrazioni più elevate erano associate a un deterioramento mentale più lento e a meno placche amiloidi tossiche caratteristiche del morbo di Alzheimer (MA). È
curioso che i livelli di rame cerebrale hanno poca relazione con l'assunzione dietetica, suggerendo che l'elaborazione del corpo di questo minerale è più complessa di quanto potrebbero indicare semplici modelli di consumo.


C'è una buona spiegazione biologica sul perché il rame può aiutare a proteggere il cervello. Questo metallo essenziale ha diversi ruoli importanti: aiuta a prevenire il danno alle cellule cerebrali attraverso effetti antiossidanti, con la produzione di sostanze chimiche (neurotrasmettitori) che consentono alle cellule cerebrali di parlarsi e aiutano il cervello a produrre energia, lavorando via particolari enzimi.


Si ritiene che la carenza di rame sia relativamente rara, ma può causare problemi evidenti. Se qualcuno si sente stanco e debole e ha anemia che non migliora con gli integratori di ferro o vitamina B12, potrebbe essere la colpa del rame basso. Altri segni possono includere ammalarsi più spesso, perdere la forza ossea e danni ai nervi che peggiorano nel tempo. Il rame si trova naturalmente in quantità elevate in cibi come carne di manzo, interiora, molluschi, noci, semi e funghi. Viene anche aggiunto ad alcuni cereali ed è presente nei cereali integrali e nel cioccolato fondente.


Le persone che hanno subito un intervento chirurgico di bypass gastrico per l'obesità o hanno disturbi intestinali possono avere difficoltà ad assorbire il rame, e queste stesse condizioni potrebbero essere collegate a un rischio maggiore di demenza. È meglio essere cauti nell'assumere integratori di rame senza analisi attenta. Il corpo ha bisogno di un delicato equilibrio di minerali essenziali: troppo ferro o zinco può ridurre i livelli di rame, mentre troppo rame o ferro può causare stress ossidativo, che può accelerare il danno alle cellule cerebrali.


Gli studi che hanno esaminato gli integratori minerali nelle persone già diagnosticate con MA hanno mostrato pochi benefici. Paradossalmente, le persone con MA hanno spesso livelli più elevati di rame nel sangue, ma aree cerebrali chiave come l'ippocampo - che è vitale per la memoria - spesso mostrano livelli di rame più bassi. Ciò suggerisce che il MA sconvolge il modo in cui il corpo gestisce il rame, facendolo intrappolare nelle placche amiloidi che sono un segno distintivo della malattia.


Alcuni ricercatori hanno suggerito che dopo lo sviluppo di MA, mangiare meno rame e ferro e più grassi omega-3 da pesce e noci potrebbe aiutare, mentre i grassi saturi sembrano peggiorare le cose. Tuttavia, la mancanza di rame potrebbe effettivamente aumentare l'accumulo di placca prima che si presenti la demenza, evidenziando la necessità di un'alimentazione equilibrata per tutta la vita.


Sembra che ci sia una gamma ottimale di rame per la funzione cerebrale: studi recenti suggeriscono che da 1,22 a 1,65 milligrammi al giorno forniscono benefici cognitivi del rame senza causare danni. Ciò rispecchia un principio più ampio in medicina: per molti sistemi biologici, compresi gli ormoni tiroidei, sia la carenza che l'eccesso possono compromettere la funzione cerebrale.


Il corpo umano in genere gestisce questi intricati equilibri chimici con notevole precisione. Ma la malattia e l'invecchiamento possono sconvolgere questo equilibrio, ponendo potenzialmente le condizioni per il declino cognitivo anni prima che emergano i sintomi. Mentre i ricercatori continuano a svelare la relazione tra nutrizione e salute del cervello, il ruolo del rame serve da promemoria che il percorso verso l'invecchiamento sano può essere lastricato con le scelte accurate che facciamo ad ogni pasto.

 

 

 


Fonte: Eef Hogervorst (prof.ssa di psicologia biologica, Università di Loughborough) in The Conversation (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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