Studio UniTo dimostra l'inefficacia dell'aducanumab con la tecnica statistica di Alan Turing

La ricerca di due docenti UniTo prova che il prodotto sviluppato dalla multinazionale Biogen è inefficace contro la patologia neurodegenerativa dell'Alzheimer.

È stata pubblicata martedì 31 maggio, sul Journal of Alzheimer's Disease, una ricerca realizzata dai Proff. Tommaso Costa e Franco Cauda del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino. Lo studio analizza l’efficacia dell’aducanumab (ADU), un farmaco prodotto dall’azienda farmaceutica Biogen per curare il morbo di Alzheimer (MA). Grazie all’applicazione della statistica bayesiana, una tecnica già usata da Alan Turing per decifrare la macchina Enigma, i docenti UniTo hanno dimostrato che l’efficacia di ADU nel trattamento della patologia era molto bassa.


Tutto ha inizio nel 1999, quando alcuni ricercatori dimostrano che l'immunizzazione contro la produzione di placche di proteina amiloide-beta (Aβ) aveva invertito i deficit neurologici nei topi transgenici. Questa scoperta dà l’avvio a ricerche nel mondo accademico e nelle industrie farmaceutiche per sviluppare terapie di immunizzazione per il MA. A partire dal 2019, nonostante i risultati promettenti ottenuti nelle prime fasi degli esperimenti clinici, i farmaci anti-immunizzazione falliscono nella fase III dei test e le principali sperimentazioni si interrompono.


A causa del fallimento dei loro esperimenti, anche Biogen, la multinazionale americana di biotecnologie, annuncia l'interruzione della sua sperimentazione di fase III del farmaco ADU. Alcuni mesi dopo però, dicembre 2019, a seguito di un ulteriore test clinico, torna sui propri passi e dichiara la potenziale efficacia del farmaco ad alti valori di dosaggio. I risultati vengono presentati in un incontro internazionale a San Diego (California) e la Biogen, basandosi su queste nuove evidenze, presenta nel luglio 2020 alla Food and Drug Administration (FDA) una nuova domanda per proseguire nello sviluppo del farmaco.


Tuttavia, vengono sollevati nel mondo scientifico e della ricerca molti dubbi sull’efficacia di questo farmaco, in particolare dai ricercatori dell'Office of Biostatistics (OBS) della FDA, secondo i quali non erano state fornite prove sostanziali di efficacia del farmaco. I dubbi derivano dal fatto che i valori di significatività statistica sull’efficacia del farmaco sono al confine tra significativo e non significativo. Cioè i risultati statistici erano molto ambigui. Nonostante le osservazioni e le raccomandazioni espresse dall'OBS, la FDA approva comunque il proseguimento dei test clinici sul farmaco.


Il lavoro di Costa e Cauda si è proposto di rianalizzare i dati resi pubblici dalla Biogen per verificare se fosse possibile, utilizzando altre tecniche statistiche, ottenere evidenze scientifiche più forti sulla effettiva efficacia del farmaco. Gli unici dati e risultati disponibili della fase III purtroppo, non essendo stati rilasciati pubblicamente i dati grezzi, sono state le statistiche sommarie dei risultati dei test clinici svolti, presentati a San Diego.


Per analizzare questo tipo di dati i docenti UniTo hanno applicato delle tecniche di statistica bayesiana, un tipo di statistica in cui l'evidenza su uno stato vero del mondo è espressa in termini di gradi di credibilità o più specificamente di probabilità. Si tratta di una tecnica già usata da Alan Turing negli anni ‘40 per decifrare la macchina Enigma, chiamata Fattore di Bayes (BF). Questo tipo di statistica costituisce un approccio diverso dalla statistica frequentista tradizionale, usata solitamente nell’accademia e anche negli esperimenti clinici.


“Adottando questa tecnica
- dichiara il Prof. Tommaso Costa - abbiamo potuto dimostrare che l'evidenza dell'efficacia del farmaco ADU, cioè la probabilità che funzioni come trattamento per la malattia di Alzheimer, è molto bassa. I risultati hanno mostrato che, contrariamente a ciò che ha affermato la Biogen, anche nella condizione ad alto dosaggio del farmaco, l'efficacia infatti è sempre bassa. Questo lavoro, insieme ad altri, ha dimostrato che la statistica bayesiana consente di superare difficoltà computazionali, fornire risultati in modo rapido e semplice e una puntuale interpretazione e valutazione dei risultati degli studi clinici che la rende molto promettente per lo sviluppo e la ricerca nel campo degli esperimenti clinici”.

 

 

 


Fonte: Università degli Studi di Torino

Riferimenti: Tommaso Costa e Franco Cauda. A Bayesian Reanalysis of the Phase III Aducanumab (ADU) Trial. Journal of Alzheimer's Disease. 31 May 2022, DOI

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