Aumento di Alzheimer in Giappone e paesi in via di sviluppo legato alla dieta

Un articolo pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease, lega l'aumento drammatico di casi di Alzheimer (AD) in Giappone e l'aumento significativo in paesi in via di sviluppo, ai cambiamenti (peggiorativi) nella dieta di quelle nazioni.


La prevalenza di AD per gli over 65 in Giappone è salita dall'1% nel 1985 al 7% nel 2008. La prevalenza di un altro importante tipo di demenza, la demenza vascolare, è rimasta quasi costante al 4-5% durante lo stesso periodo.


Studi precedenti avevano identificato un certo numero di fattori di rischio per l'AD, che può essere previsto da certi valori rilevati in mezza età o 15-30 anni prima della diagnosi: consumo di alcol, colesterolo elevato, diabete mellito, grassi alimentari, obesità e fumo, sono associati ad un aumento del rischio, mentre la forma fisica è associata ad un rischio più basso.


Nel tentativo di determinare la possibile causa di questo drammatico aumento della prevalenza di AD, è stata effettuata una indagine sui cambiamenti nella dieta in Giappone. I dati sulla composizione della dieta sono stati ottenuti dalla Food and Agriculture Organization (FAO) delle Nazioni Unite. I più grandi cambiamenti tra il 1961 e il 1985, includono:

  • l'alcool (da 29,6 a 57,4 kg/persona/anno),
  • i grassi animali (da 5 a 35 kg/persona/anno),
  • la carne (da 7,6 a 33,7 kg/ persona/anno),
  • l'energia da prodotti di origine animale (da 249 a 580 kcal/persona/die), e
  • il riso (da 113 a 69 kg/persona/anno).


Inoltre, i tassi di mortalità per cancro al polmone per gli over 60 sono passati da 69 morti/100.000/anno per i maschi e 22 per le femmine nel 1961 a 213 morti/100.000/anno per i maschi e 54 per le femmine. I valori per la maggior parte di questi fattori sono cambiati solo di poco dal 1985.


Sono stati esaminati statisticamente i dati sui consumi alimentari per diversi anni (ad esempio ogni 5 anni, da 0 a 25 anni prima dei dati sulla prevalenza di AD), per la loro correlazione con la prevalenza di AD in Giappone. Si sono trovati coefficienti di correlazione di circa il 90%, e i valori massimi dell'alcol, dell'energia proveniente da prodotti animali, del cancro del polmone, della carne e del riso, in genere appaiono con un ritardo da 15 a 25 anni.


I meccanismi che collegano i prodotti animali e la carne al rischio di AD includono il ferro della carne, che aumenta lo stress ossidativo, l'acido arachidonico della carne, che può aumentare l'infiammazione nel cervello, e il colesterolo da tutti i prodotti di origine animale. Pertanto, questo studio suggerisce che la transizione nutrizionale in Giappone, cioè il passaggio dalla dieta tradizionale giapponese (dove il 15% dell'energia derivava ​​dagli animali e il 42% dal riso) verso la dieta occidentale, è associato al rapido aumento della prevalenza in AD in Giappone.


Dal momento che i fattori di offerta alimentare non sono cambiati sensibilmente dal 1985, può essere il caso che i tassi di prevalenza di AD in Giappone abbiano raggiunto il picco e non aumenteranno ulteriormente. Inoltre, a meno che il modello alimentare in Giappone non torni alla dieta tradizionale giapponese, i tassi di AD in Giappone non diminuiranno.


Un secondo studio riferito in questo articolo ha esaminato la prevalenza di AD per gli over 65 in otto paesi in via di sviluppo: Brasile, Cina, Cuba, Egitto, India, Nigeria, Repubblica di Corea, e Sri Lanka. La prevalenza di AD varia dal 1,3% dell'India all'8,0% della Repubblica di Corea. I dati sulla prevalenza riguardano diversi anni che vanno dal 1995 della Nigeria al 2005 di Brasile e Cina. Il fattore dietetico con la più alta correlazione con l'AD è l'energia totale (calorie), che ha un coefficiente di correlazione dell' 87% per ritardi di 20 e 25 anni tra i valori della dieta e la prevalenza di AD. L'energia totale è associata a sovrappeso e obesità, entrambi legati al rischio di AD.


Il messaggio importante di questo studio è che i tassi di AD a livello globale sono fortemente legati alla dieta, soprattutto nella mezza età, e che, a meno che non sia ridotto il consumo pro capite di prodotti di origine animale e di energia totale, i tassi di AD continueranno a rimanere alti.


Il Dr. Hiroko Dodge, Professore Associato di Neurologia all'Oregon Health & Science University (Portland, OR, USA), che ha pubblicato il documento con i dati sulla prevalenza dell'Alzheimer in Giappone usati in questo studio, è d'accordo che la dieta ha un ruolo importante nel rischio di Alzheimer. Egli scrive: "Lo studio del Dr. Grant è importante e anche unico nel modo in cui ha esaminato l'associazione tra la prevalenza di AD e i modelli alimentari nazionali osservati diversi anni prima degli studi sulla prevalenza di AD. Il suo studio suggerisce che i modelli alimentari nazionali, quando i soggetti erano in mezza età, sono altamente correlati alla prevalenza successiva di AD, quando i soggetti raggiungono i 70 anni".

"Poiché non ci sono ancora cure farmacologiche definitive per l'AD, è molto importante prevenire o ritardare l'insorgenza dell'Alzheimer. Se tutti noi prestassimo attenzione a ciò che mangiamo e faccessimo almeno un moderato esercizio fisico, potremmo ridurre sensibilmente l'onere sociale della demenza in futuro".


Secondo George Perry, Ph.D., direttore del Journal of Alzheimer's Disease, "il Dott. Grant è in prima linea negli studi che collegano l'Alzheimer alla dieta, a partire dal 1997, con articoli sul Journal of Alzheimer's Disease e altrove. Collegando direttamente i maggiori casi di Alzheimer ai cambiamenti di dieta in Giappone, si rafforza l'idea che lo stile di vita ha un grande ruolo nell'Alzheimer, come nella maggior parte delle malattie degenerative legate all'età".

 

 

 

 

 


Fonte: Grant Array Associates Health Research, via Newswise.

Riferimenti: Grant, WB. Trends in Diet and Alzheimer's Disease During the Nutrition Transition in Japan and Developing Countries.. Journal of Alzheimer’s Disease, September 2013

Pubblicato in Science Daily (> English version) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari proposti da Google sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.

Sostieni l'Associazione; una donazione, anche minima, ci aiuterà ad assistere malati e famiglie e continuare ad informarti. Clicca qui a destra:

 


 

 

Notizie da non perdere

[Dana Territo] Accetta la persona cara in ogni fase del percorso della malatti…

13.01.2026 | Esperienze & Opinioni

Qualche parola di saggezza per i caregiver di Alzheimer per il nuovo anno?

Molto...

Perché vivere in un mondo ‘incredibilmente tossico’ aumenta il rischio di Alzh…

6.05.2020 | Denuncia & advocacy

Sei preoccupato per la minaccia del morbo di Alzheimer (MA), e ti stai chiedendo che cos...

Nuova teoria sulla formazione dei ricordi nel cervello

9.03.2021 | Ricerche

Una ricerca eseguita all'Università del Kent ha portato allo sviluppo della teoria MeshC...

[Domenic Praticò] Consigli pratici per diventare un super-anziano

1.12.2025 | Esperienze & Opinioni

Quando si parla di invecchiamento, sappiamo che esso non è un processo uniforme e uguale per tutt...

Il ruolo sorprendente delle cellule immunitarie del cervello

21.12.2020 | Ricerche

Una parte importante del sistema immunitario del cervello, le cellule chiamate microglia...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambi…

11.07.2018 | Ricerche

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

Svolta per l'Alzheimer? Confermato collegamento genetico con i disturbi i…

26.07.2022 | Ricerche

Uno studio eseguito in Australia alla Edith Cowan University (ECU) ha confermato il legame tra Alzhe...

Identificazione dei primi segnali dell'Alzheimer

7.03.2022 | Ricerche

Un team multidisciplinare di ricerca, composto da ricercatori del progetto ARAMIS, dell...

Allenamento con i pesi protegge il cervello delle persone anziane dalla demenz…

15.04.2025 | Ricerche

Uno studio, condotto presso l'Università di Stato di Campinas (Brasile), ha scoperto che dopo sei...

Antiossidanti aiutano contro vari problemi di salute, ma è complicato capire q…

3.11.2025 | Esperienze & Opinioni

La descrizione di antiossidante è tutta nel nome: gli antiossidanti contrastano gli ossi...

Ecco perché alcune persone con marcatori cerebrali di Alzheimer non hanno deme…

17.08.2018 | Ricerche

Un nuovo studio condotto all'Università del Texas di Galveston ha scoperto perché alcune...

Demenze: forti differenze regionali nell’assistenza, al Nord test diagnostici …

30.01.2024 | Annunci & info

In Iss il Convegno finale del Fondo per l’Alzheimer e le Demenze, presentate le prime linee guida...

Relazioni personali ricche migliorano il funzionamento del cervello

22.06.2020 | Ricerche

Come interagiscono gli individui, come si percepiscono uno con l'altro, e i pensieri e i...

Immagini mai viste prima delle prime fasi dell'Alzheimer

14.03.2017 | Ricerche

I ricercatori dell'Università di Lund in Svezia, hanno utilizzato il sincrotrone MAX IV ...

Perché le cadute sono così comuni nell'Alzheimer e nelle altre demenze?

4.09.2020 | Esperienze & Opinioni

Le cadute hanno cause mediche o ambientali

Una volta che si considerano tutte le divers...

Chiarito il meccanismo che porta all'Alzheimer e come fermarlo

30.08.2017 | Ricerche

Nel cervello delle persone con Alzheimer ci sono depositi anomali di proteine ​​amiloide-beta e ​...

Scoperto nuovo colpevole del declino cognitivo nell'Alzheimer

7.02.2019 | Ricerche

È noto da tempo che i pazienti con morbo di Alzheimer (MA) hanno anomalie nella vasta re...

Falsi miti: perché le persone sono così pessimiste sulla vecchiaia?

4.06.2020 | Esperienze & Opinioni

Non smettiamo di giocare perché invecchiamo, ma invecchiamo perché smettiamo di giocare ...

Nuovo metodo di selezione farmaci spiega perché quelli di Alzheimer falliscono…

31.01.2022 | Ricerche

Analizzando i meccanismi di malattia nei neuroni umani, dei ricercatori dell'Università del...

Scoperto un fattore importante che contribuisce all'Alzheimer

22.08.2022 | Ricerche

Una ricerca guidata dai dott. Yuhai Zhao e Walter Lukiw della Luisiana State University ...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)