La musica aiuta a connettere le persone che vivono con demenza. Come?

Quando Eileen Pegg ha sviluppato la demenza nel 2015, è diventata molto ansiosa e si agita facilmente. I suoi caregiver della MHA Weston and Queensway care home di Stafford (GB) erano determinati a trovare un modo per renderla più felice, così decisero di vedere se la musica poteva aiutare.


La casa di cura, che è un'unità specialistica per la cura della demenza, offre la musicoterapia da più di 10 anni e queste sessioni hanno fatto una vera differenza per Eileen, secondo l'operatrice di assistenza Chloe Pugh. Quando Eileen, ora di 91 anni, ha partecipato alla sua prima sessione di musicoterapia nel 2016, piangeva e non riusciva a calmarsi. Ma subito dopo, era una "persona completamente diversa", sorrideva e ricordava come ballare con suo marito.


"Non possiamo eliminare completamente la sua ansia, ma possiamo aiutare ad alleviare i sintomi di Eileen e aiutarla a interagire maggiormente con ciò che sta accadendo intorno a lei", dice la Pugh. Cantando e applaudendo con la musica o suonando strumenti nelle sue lezioni settimanali individuali, Eileen è più calma, il che l'ha incoraggiata a partecipare ad altre attività, migliorando così l'appetito e l'umore.


Eileen non è l'unica a trarre benefici da queste sessioni. Più di 2.000 ospiti delle 84 case di cura della MHA partecipano a gruppi regolari di musicoterapia. E non è solo la musicoterapia clinica che aiuta i pazienti affetti da demenza: sono utili anche cori, gruppi musicali e app specialistiche.


La musica usa parti del cervello diverse dal linguaggio, quindi può essere usata per comunicare con le persone con demenza, anche se non parlano più o non sembrano capire le parole degli altri. Di conseguenza, può aiutarle a esprimere sentimenti e idee e interagire con gli altri. Riduce anche l'isolamento sociale e incoraggia più attività fisica attraverso la danza o il movimento con la musica.


Una ricerca pubblicata lo scorso anno dall'International Longevity Centre UK (ILC) e dalla Fondazione Utley ha rilevato che la musica ha notevoli benefici per la salute fisica e mentale per chi ha la demenza e li aiuta a tenere più a lungo le proprie abilità linguistiche e discorsive. "L'analisi ha dimostrato che la musica aiuta a ridurre in modo significativo alcuni dei sintomi della demenza, come l'agitazione, e può aiutare ad affrontare l'ansia e la depressione", afferma Sally Greengross, amministratrice delegata della ILC.


Non c'è da meravigliarsi quindi del fatto che il governo voglia ampliare l'uso della musica per i pazienti con demenza, come parte della sua spinta all'espansione della 'prescrizione sociale'. Il piano a lungo termine del NHS, pubblicato questa settimana, prometteva di introdurre la prescrizione sociale, compresa la musica e le arti.


Entro aprile 2021, ci saranno oltre 1.000 operatori formati nei collegamenti della prescrizione sociale e altri ancora lo saranno entro aprile 2024, con l'obiettivo che oltre 900.000 persone possano essere riferite a programmi di prescrizione sociale per allora, dice il piano. Questi operatori collegano i pazienti a gruppi locali e servizi di supporto.


Il ministro della sanità Matt Hancock, dice:

"La ricerca suggerisce che la musica può aiutare le persone con demenza a ridurre il bisogno di farmaci o restrizioni, ad affrontare l'agitazione e aiutare le persone e le loro famiglie a gestire meglio i sintomi. Questo è il tipo di prescrizione sociale di buon valore e facile da usare che propugno, e supporto in pieno il lavoro che ci aiuta a passare a cure più centrate sulla persona, una parte fondamentale del piano a lungo termine del NHS".


Ma tutto ciò ha un prezzo: il King's Fund ha sottolineato che nel breve termine la prescrizione sociale può essere più costosa rispetto alla visita di un medico di base. E alla MHA ogni sessione di musicoterapia nelle sue case di cura costa in media 30 sterline a persona. Con le finanze dell'assistenza sociale tirate al limite, la musica non è una priorità in molte case, mentre la disponibilità di cori comunitari e gruppi musicali interattivi per i pazienti con demenza è limitata.


Nel tentativo di rendere più facile a ordinanti, fornitori di cure e pazienti scoprire quali servizi sono disponibili e identificare le lacune, ieri è stata lanciata la campagna Music for Dementia 2020. Il sito web della campagna condividerà le migliori pratiche e ricerche e avrà un database ricercabile di attività musicali adatte ai pazienti di demenza.


"Parte dello sviluppo della promozione della musica per le persone con demenza implica essere attenti a dove mettiamo le risorse, quindi abbiamo bisogno di sapere dove si sta già facendo un buon lavoro", dice Grace Meadows, direttrice del programma alla Fondazione Utley e musicoterapeuta senior del Chelsea and Westminster Hospital.


Sostenuta con 1 milione di sterline dalla Fondazione Utley, e ulteriori finanziamenti annuali continui di 500.000 sterline, la campagna mira ad aumentare la consapevolezza del pubblico e promuovere la musica come parte integrante di tutti i percorsi di cura della demenza. I fondi finanzieranno progetti locali e nazionali, li estenderà, contribuirà a introdurre la musica laddove ve n'è attualmente poca o nessuna e provvederà a formare la forza lavoro.


La Meadows afferma:

"Vogliamo che tutti quelli con demenza del Regno Unito abbiano accesso alla musica più significativa per loro e renderla accessibile nei modi più appropriati ed efficaci.

"Per alcuni questo significherà garantire loro la tecnologia giusta, che permetta loro di godere della loro musica preferita ovunque e ogni volta che vogliono. Per altri significa poter frequentare gruppi musicali e partecipare alla creazione di musica. Per alcuni potrebbe significare lavorare con un musicoterapeuta. La musica per le persone che vivono con demenza non è un vezzo, è una necessità".


Per tornare a Stafford, la Pugh è chiara sull'importanza della musica per le vite di coloro di cui si prende cura lei: "La musica è, e continuerà ad essere, il cuore pulsante per i nostri residenti".

 

 

 


Fonte: Ploy Radford in The Guardian (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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