Associazione Alzheimer ONLUS logo

NewsletterLogo
Con l'iscrizione alla newsletter ricevi aggiornamenti giornalieri o settimanali sulla malattia, gli eventi e le proposte dell'associazione. Il tuo indirizzo email è usato solo per gestire il servizio, non sarà mai ceduto ad altri.

    Iscriviti   


captcha 

Non sentirsi intimoriti nello studio del medico: sei strategie

Doctor discusses with patient

Le persone suppongono che, come ex professoressa di giurisprudenza, quando sono da un medico, sono in controllo. Ma se hai letto il mio libro How to Be Sick o il mio post The Stigma of Chronic Fatigue Syndrome, saprai non è sempre stato così.


Tuttavia, dopo dodici anni di malattia cronica, sono felice di riferire che sono meno intimidita dai medici di quanto non lo fossi prima. Qui ci sono sei strategie che aiutano a ridurre al minimo le probabilità di farsi intimorire e aiutano a ottenere il massimo dal poco tempo che ti dedica il medico.

 

1. Non sei tu a lavorare per i medici e lo staff!

Mettiti in questa ordine di idee: "I medici e lo staff lavorano per me!". Non intendo suggerire che puoi ordinare loro di fare quello che vuoi. Ma lavorano per te allo stesso modo di un contabile o di un parrucchiere. È facile dimenticarlo, in parte perché sei nella loro 'casa' e in parte perché sei venuto in cerca di aiuto e così puoi sentire come se avessero tutte le conoscenze, anche se magari nei sai più di loro dei tuoi problemi medici.

Per ricordare a me stessa chi lavora per chi, mentre aspetto, mi ripeto spesso: "Lui o lei lavora per me". Pratico anche l'attenzione consapevole a ciò che mi circonda, come modo per distogliere l'ansia dall'interazione imminente. Ho scoperto che ogni ambiente è interessante se porto su di esso tutti i miei sensi. Questa pratica di consapevolezza mi aiuta a non sentirmi intimidita per l'imminente interazione con il medico, perché non posso prestare attenzione a ciò che si presenta ai miei sensi e, allo stesso tempo, essere preoccupata per l'interazione imminente.

 

2. Verifica se un amico o un parente può accompagnarti.

Porto mio marito quando posso. La sua presenza è utile per diverse ragioni. Mi sento meno intimidita perché so di avere un alleato con me. Ho anche notato che quando i dottori lo vedono, a torto o a ragione, diventano più attenti a ciò che sto dicendo e sono anche più disponibili con informazioni e spiegazioni.

E, tornando a casa, ho una seconda opinione su come è andato l'appuntamento: mi sono sentita ascoltata? Il medico mi ha coinvolto nel processo decisionale?

Non è necessario portare il partner. Porta il tuo figlio adulto, un cugino o un amico. Digli in anticipo cosa speri di ottenere dalla visita e cosa vorresti che guardasse per tuo conto. Se l'appuntamento non è andato bene, può confermare la tua sensazione di aver ricevuto un trattamento meno che premuroso. Ciò convalida la tua percezione che ciò che è accaduto nello studio non è stata colpa tua.

 

3. Vai con una lista in mano.

Faccio un elenco di ciò che voglio discutere, in ordine di priorità. L'elenco ha diversi scopi. In primo luogo, mi aiuta a gestire il mio tempo in modo da non indugiare troppo a lungo su un elemento o vagare su qualcosa che avevo già deciso non era abbastanza importante da sollevare in questo appuntamento. In secondo luogo, la maggior parte dei medici sembra gradire la mia lista e mi chiede di farlo dicendo "Okay. Il prossimo punto della tua lista?" L'elenco ci tiene concentrati sulle questioni che voglio sollevare.

Tutto sommato, con la mia lista, nell'interazione mi sento come un partecipante alla pari e, anche solo questo, è un'efficace contromossa al sentirsi intimiditi.

 

4. Lascia che il medico sia l'esperto ma non aver paura di fare domande.

Anche se i dottori lavorano per te (ricordatelo sempre!), li stai cercando per la loro esperienza, quindi vai con una mente aperta e con l'assunto che sono ben informati e stanno cercando il miglior risultato per te. Detto questo, non essere timoroso nel fare domande, comprese le terapie alternative.

A meno che il medico non ti abbia incoraggiato diversamente, non consiglio di bombardarlo di informazioni provenienti da Internet. Se hai informazioni che ritieni importanti, condividili in modo non conflittuale. Potresti dire qualcosa del tipo: "Dottore, ho trovato questo articolo che pensavo potesse interessarti".

 

5. Ripeti che hai capito ciò che è uscito dall'appuntamento.

Prima che il medico se ne vada, ripeti brevemente a lui o lei ciò che hai capito come risultato dell'appuntamento, in particolare le istruzioni per eventuali nuovi farmaci. Non vuoi arrivare alla macchina e non ricordare alcuni dettagli importanti di ciò che dovresti fare!

 

6. Non smettere di vedere un medico che ti piace solo per una visita che non è andata bene.

Potrebbe esserci un dottore che hai visto per un po' ed essere arrivata/o a credergli e ad avere fiducia. Poi hai un appuntamento in cui lui/lei è di fretta e non si sta concentrando su di te. Quando mi capitava questo, saltavo alla conclusione: "Non mi vuole più come sua paziente".

Ma ho imparato che se ho già stabilito un buon rapporto con un medico, questa reazione è fuori luogo. La vita può essere stressante anche per i medici. Questo potrebbe essere stato un giorno in cui era molto impegnato/a o aveva a che fare con problemi personali. Per questo motivo, è meglio trattare una visita deludente per quello che è - deludente - e dare al medico un'altra possibilità.

 

Queste sono sei strategie che ho trovato utili. A volte, nonostante i migliori sforzi, quel fattore di intimidazione è pienamente in vigore e un medico ti delude davvero. Questo è un buon momento per coltivare l'equanimità, rendendoti conto che per te a volte le cose funzionano bene nella vita e altre volte no. Da questo luogo di equilibrio mentale, puoi essere proattivo e fare azioni concrete e misurate per migliorare l'assistenza che stai ricevendo, anche se significa trovare un altro medico.

 

 

 


Fonte: Toni Bernhard JD, ex professoressa di giurisprudenza dell'Università della California di Davis, autrice di How to Be Sick, How to Wake Up e How to Live Well with Chronic Pain and Illness.

Pubblicato su Psychology Today (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Informazione pubblicitaria

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.