Studio della UC Irvine indica una nuova strategia terapeutica che punta la dopamina

Perché i ricordi svaniscono nel morbo di Alzheimer (MA) e possono essere ripristinati? Ricercatori dell’Università della California di Irvine, hanno scoperto un meccanismo chiave alla base della perdita di memoria, mostrando per la prima volta che la disfunzione della dopamina nella corteccia entorinale, una regione critica del cervello correlata alla memoria, contribuisce direttamente alla formazione di memoria compromessa.
Lo studio, pubblicato su Nature Neuroscience, identifica un ruolo finora sconosciuto della dopamina nel declino cognitivo correlato al MA e indica potenziali strategie terapeutiche con farmaci esistenti come il Levodopa.
La memoria ci consente di connettere le esperienze, collegando un odore a un luogo o un suono a un evento. Sebbene la ricerca abbia stabilito che la formazione della memoria dipende dal lobo temporale mediale, spesso definito il “centro della memoria” del cervello, i precisi meccanismi neurali che si guastano nel MA sono ancora poco chiari.
I ricercatori guidati da Kei Igarashi, professore associato di anatomia e neurobiologia alla UC Irvine, si sono concentrati sulla corteccia entorinale, una porta chiave per l’ippocampo, con un ruolo centrale nella memoria. In un lavoro pubblicato in precedenza, il team aveva scoperto che la dopamina è essenziale per la formazione della memoria in questa regione. Nel presente studio, hanno studiato se l'interruzione di questo sistema della dopamina contribuisce al deterioramento della memoria nel MA.
Attraverso topi modello di MA, i ricercatori hanno scoperto che i livelli di dopamina nella corteccia entorinale erano ridotti a meno di un quinto dei livelli normali e che i neuroni non rispondevano più adeguatamente agli stimoli che avrebbero dovuto essere appresi. Per determinare se il ripristino della dopamina può ripristinare la funzione della memoria, il team ha aumentato i livelli di dopamina nella corteccia entorinale con tecniche optogenetiche (= con luce focalizzata).
Questo intervento ha ripristinato la capacità dei topi di formare ricordi. È importante che la somministrazione di Levodopa – un farmaco ampiamente utilizzato per trattare il Parkinson – ha anche normalizzato l’attività neurale e migliorato le prestazioni della memoria.
"Inizialmente non ci aspettavamo che la dopamina fosse influenzata dal MA", ha detto Igarashi. “Tuttavia, man mano che le prove si accumulavano, è diventato chiaro che la disfunzione della dopamina ha un ruolo centrale nel deterioramento della memoria”.
Il MA colpisce decine di milioni di persone in tutto il mondo e i trattamenti efficaci rimangono limitati. Gli approcci attuali si sono concentrati in gran parte sulla rimozione delle proteine tossiche come l’amiloide-beta e la tau dal cervello, ma queste strategie spesso non riescono a ripristinare la memoria una volta che si è verificata la disfunzione neuronale.
Questa scoperta costituisce un nuovo importante tassello nella comprensione di come i circuiti della memoria si guastano nel MA e getta le basi per lo sviluppo di terapie basate sulla dopamina. Poiché la memoria associativa diminuisce nelle prime fasi della malattia, puntare i suoi meccanismi neurali sottostanti può offrire un percorso promettente verso il rallentamento del declino cognitivo.
Fonte: University of California - Irvine (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.
Riferimenti: T Nakagawa, [+11], KM Igarashi. Early dopamine disruption in the entorhinal cortex of a knock-in model of Alzheimer’s disease. Nat Neurosci, 2026, DOI
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