La demenza è una crescente sfida sanitaria globale, in particolare tra gli individui con prediabete o diabete, che hanno di fronte un rischio significativamente più elevato di declino cognitivo. Tuttavia, gli strumenti esistenti per prevedere il rischio di demenza in queste popolazioni rimangono limitati in termini di accuratezza e specificità biologica.
Un nuovo studio su larga scala pubblicato su General Psychiatry introduce un nuovo punteggio di rischio basato sulle proteine, in grado di prevedere in modo più accurato il rischio di demenza negli individui con disglicemia. Con i dati proteomici di oltre 10.000 partecipanti alla UK Biobank, i ricercatori hanno identificato un gruppo di 23 proteine associate al rischio di demenza, con sei proteine chiave che rappresentano la maggior parte del potere predittivo.
Lo studio ha dimostrato che questo modello basato sulle proteine supera significativamente i tradizionali strumenti di rischio clinico, come quelli basati su età, sesso e fattori di rischio cardiovascolare. Secondo i risultati dell’analisi, il punteggio proteico ha raggiunto un indice-C fino a 0,85, rispetto a 0,78-0,80 dei modelli convenzionali, indicando un’accuratezza predittiva sostanzialmente migliore.
L'analisi del percorso biologico ha rivelato che queste proteine sono collegate a meccanismi come neuroinfiammazione, rimodellamento della matrice extracellulare e metabolismo del colesterolo. Come illustrato, il rischio di demenza aumenta progressivamente con punteggi di rischio proteico più elevati, evidenziando una forte relazione dose-risposta.
È importante che diverse proteine identificate, come APOE, GDF15 e HPGDS, possono anche fungere da potenziali bersagli terapeutici. Alcuni sono già collegati a farmaci esistenti o in fase di sperimentazione, suggerendo opportunità per il loro riutilizzo e approcci di medicina di precisione.
Nel complesso, i risultati evidenziano il potenziale della proteomica nel trasformare la prevenzione della demenza nelle popolazioni ad alto rischio. Consentendo una stratificazione precoce e più precisa del rischio, questo approccio potrebbe supportare interventi personalizzati e migliorare gli esiti di salute cognitiva a lungo termine per le persone con prediabete o diabete.
Fonte: Southern Medical University (Guangzhou/Cina) via EurekAlert! (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.
Riferimenti: Y Zhang, [+9], X Qin. Dementia risk prediction in individuals with prediabetes or diabetes: a novel multi-protein score with biological pathway analysis. Gen Psych, 2026, DOI
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