Peso crescente delle malattie non trasmissibili, come l'Alzheimer, richiede nuove soluzioni

«Gestire lo status quo non è un’opzione: è tempo di cambiare il modo in cui finanziamo e forniamo la salute in Europa»

doctor listening patient

Le malattie non trasmissibili (NCD), come le malattie cardiache, il diabete, l’obesità e il morbo di Alzheimer (MA), rappresentano l’88-90% di tutti i decessi in Europa, e quasi una persona su tre sopra i 50 vive con due o più patologie croniche. Esse impongono un costo elevato alle società europee in termini di ospedali e di cure a lungo termine onerose, di ridotta partecipazione alla forza lavoro e di indennità di malattia e invalidità.


Si stima che 5 delle principali malattie non trasmissibili costino ai paesi dell’UE 530 miliardi di euro all’anno, ovvero oltre il 3% del PIL annuo combinato dell’UE [1]. E questo non tiene nemmeno conto del peso 'invisibile' dell’assistenza informale, che per il solo MA è stato stimato in oltre 200 miliardi di dollari per la regione europea nel 2019 [2].


Questa tendenza esercita una pressione crescente sui bilanci europei per la sanità e la protezione sociale, motivo di preoccupazione nei ministeri delle Finanze di tutta Europa. Secondo la Commissione Europea, la spesa sanitaria pubblica nell’UE27 potrebbe crescere fino al 7,7% del PIL nel 2070 rispetto al 6,6% nel 2024 [3]. Allo stesso tempo, l’invecchiamento della popolazione sta anche diminuendo la base della crescita economica e le entrate pubbliche: entro il 2050 ci saranno solo 2 individui in età lavorativa per ogni anziano, rispetto ai 3 attuali.


Molti paesi europei cercano di mitigare gli effetti innalzando l’età pensionabile, ma questo ovviamente avrà importanza solo se le persone vicine alla pensione saranno abbastanza sane da continuare a lavorare uno o pochi anni in più. La cattiva salute è un ostacolo alla crescita economica europea che non possiamo permetterci di ignorare. Senza crescita economica non possiamo finanziare l’aumento della spesa per la sicurezza e la difesa, la transizione verde e digitale o qualsiasi altra priorità sociale, e certamente non i nostri sistemi di assistenza sociale.

 

Quindi cosa fare?

Un problema è che i nostri sistemi sanitari sono costruiti per un’altra era, un modello incentrato sull’ospedale focalizzato sulle cure di emergenza e sul trattamento delle singole malattie isolate. C’è anche molta frammentazione sia nella fornitura che nel finanziamento dei servizi sanitari e assistenziali, con l’assistenza sanitaria, l’assistenza sociale e l’assistenza a lungo termine spesso divise tra diversi budget e livelli di governo. Questa struttura non è adatta per una popolazione anziana che vive con diverse malattie e condizioni croniche che richiedono monitoraggio e attenzione costanti, e spesso anche altre esigenze assistenziali, come l’assistenza nelle attività della vita quotidiana.


Secondo, i sistemi sanitari europei non hanno ancora sfruttato appieno il potenziale della prevenzione e delle cure preventive. Mentre c’è una discreta attenzione politica (almeno in linea di principio) sulla prevenzione primaria – ad esempio convincere le persone a fare più esercizio fisico e a mangiare più sano – c’è meno attenzione sull’incremento di strategie efficaci di prevenzione secondaria che siano più mirate, in quanto di solito puntano specifici gruppi a rischio. Ciò include la diagnosi precoce di malattie come il cancro al seno e del colon-retto e fattori di rischio per malattie cardiometaboliche come il colesterolo alto o la glicemia, o il trattamento con statine per persone con una storia di infarto o ictus.


Un’identificazione più efficace delle persone con fattori di rischio o con stadi iniziali di malattie non diagnosticate rappresenterebbe un punto di svolta sia per l’individuo e le sue famiglie, sia per la società nel suo insieme, poiché si eviterebbero cure ospedaliere costose e le persone rimarrebbero in buona salute e nel mondo del lavoro. C'è anche un chiaro vantaggio nell’intensificare i programmi di immunizzazione basati sull’evidenza, poiché molte malattie infettive costituiscono un rischio maggiore per le persone con malattie croniche.


La prevenzione, infatti, non dovrebbe essere vista come un momento distinto nel tempo, ma come un continuum che può essere realizzato attraverso una serie di interventi diversi. Gestire l’obesità, ad esempio, attraverso cambiamenti nello stile di vita, interventi chirurgici o farmaci, riduce i fattori di rischio del diabete, delle malattie cardiovascolari e del cancro. Il costo dell’inazione è quasi sempre maggiore del costo di un intervento precoce.

 

Come spendere

Le ragioni sanitarie ed economiche per investire in una prevenzione efficace sono forti. Ad esempio:

  • La diagnosi precoce del cancro del colon-retto aumenta la sopravvivenza dal 10% nella malattia in stadio IV al 90% in quella in stadio I. Inoltre costa 2,6 volte meno. I dati provenienti dai Paesi Baschi mostrano che il rilevamento può ridurre l’incidenza del 16% e la mortalità del 26%, generando un risparmio netto di 93 milioni di euro; implementare tali programmi in tutta l’UE e nel Regno Unito potrebbe garantire 331.000 anni di vita sana in più all’anno e un risparmio di 9,9 miliardi di euro.

  • L’incremento delle cure cardiovascolari, del diabete e del cancro al seno nei paesi europei avrebbe prudenzialmente un ritorno sull’investimento compreso rispettivamente tra 1,1 e 4,9 euro per ogni euro speso, considerando solo il risparmio sui costi sanitari e il miglioramento della produttività del lavoro, il che significa che gli interventi non solo si ripagano da soli, ma restituiscono un surplus direttamente all’economia [4].

  • L'estensione di un programma di gestione della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) basata sulle migliori pratiche a tutti gli Stati membri dell'UE più il Regno Unito genererebbe risparmi combinati da 690,2 milioni di euro a 2,1 miliardi di euro grazie alla riduzione dei ricoveri ospedalieri [5].


Prevenire le malattie e le gravi complicanze è un ottimo argomento economico per la società. Il problema dal punto di vista del bilancio sanitario è che tutti gli interventi di cui sopra richiedono una qualche forma di investimento iniziale o di allocazione delle risorse, ma il lato reddito dell’equazione non appare immediatamente, e forse nemmeno nel bilancio sanitario ma da qualche altra parte: attraverso la riduzione dei costi dell’assistenza sociale, attraverso maggiori entrate fiscali, attraverso la riduzione delle indennità di malattia. Ma i bilanci sanitari normalmente non vengono fissati tenendo presente questo aspetto.


Il bilancio sanitario del 2026 corrisponde solitamente al bilancio sanitario del 2025 meno un obiettivo di risparmio fissato dal Ministero delle Finanze. L'obiettivo di risparmio viene quindi suddiviso più o meno equamente tra le diverse voci del budget. Molto raramente qualcuno si siede e riflette su quale sarebbe effettivamente l’allocazione più efficace delle risorse, e certamente non quale sarebbe l’impatto su altri settori della spesa pubblica o delle entrate. Per questo motivo, la sanità è intrappolata in una spirale di riduzione dei costi e le riforme che migliorerebbero i risultati sanitari e l’economia a lungo termine non vengono realizzate.

 

Come uscire da questo ciclo?

Ecco tre suggerimenti:

  1. I ministri responsabili della sanità, della protezione sociale e delle finanze dovrebbero riunirsi e pianificare a lungo termine, sulla base di una prospettiva finanziaria pluriennale. Ciò contribuirebbe a identificare riforme e investimenti che daranno migliori ritorni sanitari ed economici, tenendo conto anche del cambiamento tecnologico, dell’introduzione di nuovi prodotti e servizi innovativi e dell’epidemiologia. Il nuovo quadro di gestione economica dell’UE sta facilitando questa prospettiva pluriennale del bilancio pubblico, quindi usiamolo.

  2. Sperimentare modelli per l'integrazione dei budget tra i vari silos. Se i detentori del budget avranno una responsabilità congiunta per la prevenzione, l’assistenza primaria e secondaria e i servizi di assistenza sociale e agli anziani, adotteranno una prospettiva olistica e a lungo termine.

  3. Sperimentare modelli di finanziamento innovativi per investire in sanità. In diversi paesi, i Social Impact Bond (obbligazioni a impatto sociale) hanno consentito programmi dedicati per la prevenzione e la gestione delle malattie attraverso l’attrazione di capitali privati, con rendimenti legati al raggiungimento degli obiettivi di risultati sanitari. Con i bilanci pubblici vincolati ai cicli annuali, il capitale privato può contribuire a creare il ponte tra oggi e domani.


Aggrapparsi allo status quo non è la scelta giusta per l’Europa: equivarrebbe a gestire un declino graduale. Ciò di cui abbiamo bisogno è un pensiero nuovo e audace e la consapevolezza che la salute degli europei non è solo una questione riservata agli esperti di sanità pubblica, ma è di fondamentale importanza per la nostra prosperità economica, la sostenibilità fiscale e la resilienza sociale.


Si tratta del futuro dell’Europa. Sicuramente vale la pena investire.

 

 

Scarica il rapporto (inglese, pdf)

 

 


Fonte: EFPIA - European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti:

  1. https://www.efpia.eu/media/xpkbiap5/the-case-for-investing-in-a-healthier-future-for-the-european-union.pdf
  2. https://iris.who.int/server/api/core/bitstreams/9e8aab50-ca34-45e0-9fb0-26e675746f65/content
  3. https://economy-finance.ec.europa.eu/document/download/d182f8d0-14fd-489b-8ca5-059d1a6babc4_en?filename=eb088_en.pdf
  4. https://www.efpia.eu/media/xpkbiap5/the-case-for-investing-in-a-healthier-future-for-the-european-union.pdf
  5. https://www.ohe.org/wp-content/uploads/2020/10/Opportunities-to-increase-efficiency-in-healthcare-Errea-et-al-October-2020-5.pdf

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