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Impatto del lecanemab su cura, diagnosi e trattamento futuro dell'Alzheimer

Howard Filit MD, cofondatore e direttore scientifico della Alzheimer's Drug Discovery Foundation, condivide le sue reazioni alla recente approvazione del lecanemab e come essa apre le porte allo sviluppo di farmaci futuri per l'Alzheimer.

Howard Fillit MDHoward Fillit MD
Il lecanemab (Leqembi di Eisai) è un anticorpo monoclonale umanizzato che rimuove le protofibrille tossiche di amiloide. Come comunicato di recente, la terapia è diventata il secondo trattamento per il morbo di Alzheimer (MA) approvato dalla FDA negli ultimi 20 anni dopo la controversa approvazione dell'aducanumab (Aduhelm di Eisai/Biogen) nel 2021 e il primo ad essere approvato tramite il percorso tradizionale. La decisione è stata supportata dai risultati dello studio Clarity AD di fase 3 che ha verificato il beneficio clinico del lecanemab nel trattamento del MA.


Lo studio Clarity AD ha arruolato 1.795 pazienti con evidenza di amiloide sulle scansioni PET o nel liquido cerebrospinale che sono stati trattati per 18 mesi. I risultati dell'analisi, pubblicati sul New England Journal of Medicine, hanno mostrato che il lecanemab ha raggiunto il suo obiettivo primario di cambiare il punteggio Clinical Dementia Rating-Sum of Boxes (CDR-SB), e i pazienti trattati hanno avuto una riduzione statisticamente significativa del 27%.


Howard Fillit MD, cofondatore e direttore scientifico dell'Alzheimer's Drug Discovery Foundation, ha concesso un'intervista a NeurologyLive® per condividere le sue considerazioni sul lecanemab.

 

NeurologyLive: Potresti fare una breve panoramica del lecanemab, incluso il suo meccanismo d'azione?

Howard Fillit MD: Il lecanemab è un anticorpo monoclonale umanizzato contro l'amiloide-β (Aβ), ma è particolarmente attivo contro le forme di Aβ che formano depositi di placche. In sostanza, queste placche possono essere monitorate nei pazienti con la scansione PET amiloide. Per partecipare allo studio, tutti dovevano avere almeno una scansione PET positiva o un prelievo spinale che mostrava che i pazienti avevano il MA. Una scansione PET positiva è stata poi usata come biomarcatore per dimostrare che il farmaco stava funzionando nel corso del tempo.

A 18 mesi, la maggior parte dei pazienti era rimasta senza placche nel cervello. La farmacologia del farmaco ha funzionato chiaramente. Quindi, ci sono state misurazioni cliniche nel tempo per confermare quel tasso di riduzione del declino cognitivo e funzionale, che si è rivelato statisticamente significativo. Abbiamo avuto la dimostrazione che in associazione con la rimozione delle placche, c'è stato un rallentamento del tasso in declino. Quel decorso alternativo dell'esperimento, di 18 mesi, ha risparmiato circa 5 mesi nella progressione [della malattia], che è stato considerato clinicamente significativo.

Inoltre, anche altri importanti biomarcatori come la p-tau sono migliorati perché i livelli nel sangue sono diminuiti. È stato interessante che siano stati usati esami del sangue anche negli agenti di monitoraggio dell'esperimento. Inoltre, ci sono state misure di sicurezza significative nello studio. Queste erano le anomalie di scansione legate all'amiloide-edema (ARIA-E) e ARIA-microemorragie cerebrali, macroemorragie cerebrali e siderosi superficiale (ARIA-H), che sono state monitorate dalla risonanza magnetica seriale sin dall'inizio.

Nel corso dei primi 3 mesi circa, una piccola percentuale di pazienti si è sottoposta a risonanza magnetica seriale per cercare questi segni di emorragia cerebrale. Ci sono stati gravi effetti sintomatici associati alla somministrazione dell'anticorpo, in particolare nelle persone che avevano l'omozigote ApoEε4. Quindi, la maggior parte dei pazienti li hanno avuti nella settimana prima del test, ma a quanto si è scoperto, i pazienti con omozigoti ApoEε4 avevano più tendenza ad avere alcuni di questi 50 esiti di ARIA-E e ARIA-H. Hanno anche scoperto che le persone che prendevano anticoagulanti avevano un rischio di emorragia. Su indicazione della FDA si suggerisce di essere cauti a iscrivere le persone che hanno la nostra stessa anticoagulazione per vari motivi e di informarli di rischi e benefici relativi del farmaco in quel contesto.

 

Quali i benefici di questa terapia nel cambiare il panorama delle cure e cosa ci insegna nel trattamento della malattia?

Personalmente penso che avrà un impatto piuttosto grande sulle cure perché incoraggerà non solo l'apertura di centri di infusione, ma i centri di infusione per la cura della memoria in generale avranno pazienti preoccupati per la loro memoria che arrivano nei centri, per ricevere una valutazione di qualità, in modo da essere considerati per l'infusione con lecanemab e probabilmente con donanemab nei prossimi mesi. Penso che avrà un grande impatto su ciò che chiamiamo assistenza alla memoria in generale e sull'assistenza al MA.

Penso che ci sarà un certo passaggio da dove la maggior parte dei pazienti ora è curata - non necessariamente diagnosticata - ma che ora si è curata nelle cure primarie. Penso che ci sarà uno spostamento verso le cure di neurologia nei centri di memoria con la disponibilità della capacità di infusione.

Penso che nel complesso sarà un miglioramento per i pazienti e i loro cari in termini di diagnosi precoce e, in definitiva, di cura. Questa è la mia speranza. Questo farmaco è indicato per MA lieve, per lieve compromissione cognitiva e per lieve demenza, ma nel tempo resta da vedere come le persone con demenza da moderata a grave continueranno ad essere curate in termini di progressione alle fasi più avanzate della malattia.

 

Pensi che la terapia approvata aprirà in futuro le porte ad altre terapie efficaci per trattare il MA o sarà usata in combinazione con altre?

Penso che ci siano 2 cose in questo. Una è che il successo di questi studi e l'approvazione della FDA dicono al mondo, all'industria e agli sviluppatori di farmaci che non è inutile cercare di sviluppare medicinali per il MA, che abbiamo un percorso. Penso che abbiamo abilitato i percorsi con le nuove tecnologie disponibili: scansioni cerebrali PET, esami del sangue e biomarcatori come la p-tau. Penso che i progressi della tecnologia e dei biomarcatori, e quindi la nostra capacità di eseguire davvero studi clinici efficienti e rigorosi incoraggerà gli investitori a entrare nel settore.

L'altro punto è che al momento abbiamo solo un rallentamento del 30% della malattia. Abbiamo un grande divario per arrivare, diciamo, al rallentamento totale, per non parlare della sua prevenzione. Penso che ciò abbia aperto le porte a molti altri percorsi studiati, come la neuroinfiammazione e i disturbi metabolici che ora comprendono il 75% dei farmaci in sviluppo per il MA, mentre 5 o 10 anni fa, il 75% era costituito prevalentemente da strategie antiamiloidi, quindi c'è stato un grande cambiamento.

Penso che la terza cosa sia che vedremo nuove formulazioni di questi anticorpi monoclonali in termini di somministrazione sottocutanea e persino con iniezioni a casa, come facciamo con l'insulina, per esempio. Penso che ridurrà i costi in quella seconda generazione di somministrazione, supponendo che funzioni, ridurrà il costo e l'onere di ottenere questi anticorpi monoclonali. Penso che sarà un altro prossimo passo.

Quindi potenzialmente nel tempo, c'è la possibilità e ci sono alcuni programmi là fuori che useranno piccole molecole o pillole disponibili per via orale per affrontare questo percorso amiloide. Quelli sono all'incirca nella fase 2 di sviluppo a questo punto, in fase 2 avanzata. Se quelli funzionano, penso che ci sarà un altro avanzamento sul campo lungo il percorso dell'amiloide. Ma ancora una volta, avremo bisogno di una terapia combinata con la medicina di precisione: usare biomarcatori per identificare i percorsi coinvolti nei vari pazienti e trattarli con più di 1 farmaco.

 

 

 


Fonte: Isabella Ciccone MPH in Neurology Live (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di testi o marchi inclusi nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non rappresenta necessariamente l'opinione dell'Associazione Alzheimer OdV di Riese Pio X ma solo quella dell'autore citato come "Fonte". I siti terzi raggiungibili da eventuali collegamenti contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

 

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