Nel corso del 2025 e con l'inizio del 2026, il costo della degenza in RSA ha subito un leggero ma costante ritocco verso l'alto. In media, una famiglia italiana deve affrontare una spesa mensile che oscilla tra i 1.800 € e i 4.500 €, a seconda del livello di assistenza richiesto e della natura della struttura (pubblica, convenzionata o privata).
Gli aumenti registrati all'inizio del 2026, sebbene spesso contenuti sotto la soglia dell'inflazione di fondo (stimata intorno all'1,7%), riflettono l'incremento dei costi gestionali: dalle utenze energetiche all'adeguamento dei salari del personale sanitario e degli Operatori Socio-Sanitari (OSS). In alcune strutture d’eccellenza o per i nuovi ingressi, la retta giornaliera può ormai superare i 110 €, rendendo il carico economico per i nuclei familiari sempre più gravoso.
Disparità regionali e la ripartizione tra quota sanitaria e alberghiera
Il panorama dei costi non è omogeneo sul territorio nazionale, evidenziando una netta spaccatura tra Nord e Sud. Nelle regioni settentrionali come il Veneto o la Lombardia, le rette tendono a essere più elevate: senza contributi regionali, una giornata in RSA può costare tra i 90 € e i 97 €. È fondamentale distinguere tra la quota sanitaria (che copre le cure mediche e infermieristiche, solitamente a carico del Servizio Sanitario Regionale) e la quota alberghiera (vitto, alloggio e servizi accessori), che resta invece a carico dell'ospite o della famiglia.
Al Centro-Sud, sebbene si possano trovare strutture con rette medie più basse, la disponibilità di posti in convenzione è spesso inferiore, costringendo molte famiglie a ricorrere al privato con costi che si allineano rapidamente alle medie nazionali.
Agevolazioni fiscali e supporti basati sull'ISEE 2026
Per mitigare l'impatto economico, il sistema di welfare 2026 mette a disposizione diverse leve finanziarie. La principale è legata all'ISEE socio-sanitario, uno strumento specifico che permette di accedere a tariffe agevolate o a contributi comunali per la copertura della quota alberghiera. Parallelamente, restano fondamentali le detrazioni fiscali: è possibile detrarre dall'IRPEF il 19% delle spese sanitarie, mentre le spese di assistenza specifica (come quelle per OSS e infermieri) sono interamente deducibili dal reddito per i soggetti non autosufficienti.
Per il 2026, i fondi per la non autosufficienza sono stati oggetto di dibattito pubblico a causa delle liste d’attesa crescenti, spingendo molte amministrazioni locali a introdurre "voucher" o "assegni di cura" per sostenere le famiglie che non trovano immediata collocazione nelle strutture convenzionate.
Fonte: Soluzione-rsa.it
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