Bilinguismo e ormoni sessuali possono legare resilienza del cervello e rischio di demenza

girl facing foreign phrases bilingualism

 

Perché alcune persone mantengono una buona memoria e hanno un cervello sano anche quando invecchiano? La ricerca che io e i miei colleghi abbiamo recentemente pubblicato su Alzheimer’s & Dementia: Diagnosis, Assessment & Disease Monitoring, ha esplorato gli effetti e le interazioni dei fattori sociali, linguistici ed endocrinologici sulla salute cognitiva.

Con l’invecchiamento della popolazione, la questione della salute del cervello è rilevante. Il censimento più recente del 2021 ha indicato che un canadese su 8 ha 70 anni o più e ci sono 1,7 milioni che hanno 80 anni o più. Questi numeri mostrano una popolazione crescente di anziani ad aumentato rischio di declino cognitivo, evidenziando la necessità di esaminare i fattori protettivi.

Ricerche precedenti indicano che il bilinguismo può essere un possibile fattore protettivo. In particolare, il censimento del 2021 ha indicato che il bilinguismo è in aumento anche tra i canadesi, con 4 su 10 (41%) che parlano più di una lingua.

Sebbene il bilinguismo possa essere un pezzo del puzzle, anche altri fattori cognitivi o biologici influenzano la salute del cervello. La memoria verbale – la capacità di ricordare le parole – è stata collegata alla resilienza cognitiva. Anche la presenza di ormoni sessuali come gli estrogeni e il testosterone, presenti sia negli uomini che nelle donne, può influenzare il modo in cui il cervello invecchia.

 

Studiare un trio di fattori

La relazione tra questi tre fattori – bilinguismo, memoria verbale e ormoni sessuali – non è stata studiata prima. Per colmare questa lacuna, io e i miei colleghi abbiamo condotto un nuovo studio, scoprendo che il bilinguismo può interagire con la memoria verbale e gli ormoni sessuali e influenzare il rischio di demenza in modi inaspettati.

Il nostro studio ha incluso dati di 335 anziani con deterioramento cognitivo lieve e 170 pazienti con morbo di Alzheimer (MA) tratti dalla coorte Comprehensive Assessment of Neurodegeneration and Dementia (COMPASS-ND), che fa parte del Canadian Consortium on Neurodegeneration and Aging. COMPASS-ND comprende più di 1.200 adulti canadesi da 50 a 90 anni di età reclutati in più di 30 siti a livello nazionale. Con questo database ricco e aggiornato, abbiamo esaminato come gli ormoni sessuali, la memoria verbale e il bilinguismo influenzano congiuntamente la resilienza cognitiva, la struttura del cervello e i marcatori ematici del MA.

Abbiamo creato un indice di resilienza per ciascun partecipante che includeva ormoni sessuali, memoria verbale, competenza bilingue, istruzione, età e status di immigrazione. Età, istruzione e status di immigrato sono stati inclusi come covariate perché possono influenzare la resilienza cognitiva attraverso le differenze nelle esperienze linguistiche, nelle opportunità educative e nell’adattamento socioculturale nel corso della vita.

Ogni aumento unitario dell’indice di resilienza era associato a una riduzione significativa delle probabilità di patologia correlata alla demenza. Punteggi più elevati dell’indice di resilienza sono stati anche collegati a migliori prestazioni sugli strumenti diagnostici clinici come il Montreal Cognitive Assessment (MoCA), nonché a livelli più bassi di marcatori chiave associati alla neurodegenerazione e all’attivazione gliale, un processo in cui le cellule di supporto del cervello diventano reattive in risposta a lesioni o malattie.

Nel complesso, i partecipanti bilingui hanno mostrato i punteggi più alti nell’indice di resilienza, ma con notevoli differenze nel modo in cui questi effetti si manifestavano nel sesso biologico. I nostri risultati mettono in discussione l’idea che il rischio e la resilienza possano essere compresi osservando i fattori biologici o sociali isolatamente. Studiando insieme il bilinguismo e gli ormoni sessuali, riveliamo come questi fattori possano interagire per modellare la resilienza del cervello.

 

Bilinguismo e memoria verbale

Un altro risultato importante del nostro studio riguardava la memoria verbale. Coerentemente con la ricerca precedente, le donne hanno mostrato prestazioni migliori nella memoria verbale. Questa differenza di sesso è clinicamente importante perché la memoria verbale è spesso usata come indicatore della funzione cognitiva generale, il che significa che può influenzare il modo in cui viene diagnosticata la demenza nelle donne.

Ci si potrebbe aspettare che le donne bilingui siano particolarmente protette, poiché hanno sia il vantaggio del bilinguismo che una forte memoria verbale. Sorprendentemente, il nostro studio ha riscontrato il contrario: gli uomini bilingui hanno mostrato una maggiore protezione cerebrale. I nostri risultati hanno suggerito che una combinazione di due fattori potrebbe essere un meccanismo alla base del miglioramento della memoria verbale e della resilienza cognitiva negli uomini che invecchiano: l’aromatizzazione – la conversione del testosterone in estradiolo – e l’esperienza linguistica bilingue.

Nelle persone con lieve deterioramento cognitivo, livelli più elevati di estradiolo prodotti attraverso l’aromatizzazione, insieme al bilinguismo, possono lavorare in sinergia per proteggere la memoria verbale, rendendo gli uomini bilingui anziani più resistenti al declino cognitivo e alla patologia neurodegenerativa.

Nel complesso, il nostro studio suggerisce che gli uomini bilingui potrebbero avere una maggiore resilienza alla neuropatologia e che gli ormoni sessuali potrebbero influenzare il rischio di demenza nelle donne anziane. Questi risultati sottolineano la necessità di ulteriori ricerche su come gli ormoni sessuali influenzano la salute del cervello, nonché l’importanza di usare misure oltre la memoria verbale per migliorare l’accuratezza delle diagnosi di declino cognitivo.

 

 

 


Fonte: Noelia Calvo, ricercatrice associata in neuroscienze, Università di Toronto

Pubblicato su The Conversation (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: N Calvo et al. Biological sex and bilingualism: Its impact on risk and resilience for dementia. Alz&Dem, 2026, DOI

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