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Esperienze e opinioni

Sesso e demenza: il caso di presunta violenza sessuale in una casa di riposo

sexual activity and brain function in seniors

Ho visto migliaia di pazienti durante il mio lavoro di neuropsicologa clinica nel corso di quasi due decenni. Alcuni sono difficili da ricordare, e altri sono difficili da dimenticare, come quello di Isaac.


Isaac aveva più di 80 anni, si sentiva solo e stanco. Aveva perso la moglie, che era morta anni dieci prima, e gli mancava il lavoro. Si sentiva vecchio e inutile. Viveva in una casa di riposo da due anni quando suo figlio mi ha contattato chiedendo una valutazione neuropsicologica urgente di suo padre.


Isaac era stato accusato di una presunta violenza sessuale a una sua vicina nella struttura, una donna con demenza grave. Era stato trovato da un operatore con le mani nelle sue mutande. È stato portato alla stazione di polizia dove hanno preso le sue impronte digitali. Suo figlio lo aveva accompagnato e ha chiesto alla polizia di interrompere l'interrogatorio quando si è reso conto che le risposte del padre erano confuse e spesso errate. Isaac è stato accusato di violenza sessuale ed è stato messo agli arresti domiciliari (AVO, apprehended violence order).


Isaac era stato visto da un geriatra la settimana prima ed era stata sollevata la questione se avesse la demenza. Nella mia valutazione, ha avuto molti problemi a fagli fare compiti esecutivi ‘frontali’, in particolare quelli che gli imponevano di controllare le sue risposte. Dalla storia del declino cognitivo che ho avuto da suo figlio, e dal modo in cui si comportava con me (commenti del tipo "Sei una ragazza cattiva/sporca. Mi stai prendendo in giro. Sono trattato da stupido") era chiaro che i lobi frontali di Isaac non stavano più facendo il loro lavoro di mettere i freni nelle situazioni sociali.


Documenti della struttura hanno dimostrato che il personale aveva espresso lamentele sempre più frequenti sul suo comportamento sessuale disinibito; hanno riferito che faceva commenti e richieste, come ad esempio "Dammi un bacio". Nella mia relazione, ho scritto che, a mio parere, Isaac aveva una probabile demenza vascolare o la variante comportamentale della demenza frontotemporale. I suoi figli si sono sentiti sollevati, ma anche tristi e preoccupati. Hanno dato il mio rapporto all'avvocato che li stava aiutando.


Isaac è rimasto realmente prigioniero nella sua camera a causa dell'AVO: visto che la sua presunta vittima era vicina di stanza, se Isaac lasciava la sua stanza violava l'AVO. Ha sviluppato piaghe da decubito ed è diventato ancora più depresso. Sentiva che gli altri residenti e il personale lo avevano messo al bando. Alla fine, è stato trasferito nell'unità di demenza della stessa struttura, e la vita è diventata un po' più facile per lui, avrebbe potuto tranquillamente lasciare la sua stanza, senza conseguenze legali.


Il caso di Isaac mostra quanto sia complesso questo problema per tutti i soggetti coinvolti: il personale della casa di riposo, la polizia, la famiglia della vittima, la famiglia di Isaac, e lo stesso Isaac. Gli operatori di assistenza stanno cercando di gestire una situazione difficile. Essi sono vincolati da un obbligo di diligenza (verso Isaac e gli altri ospiti), e lo statuto richiede loro di segnalare eventuali episodi di ‘contatto sessuale illegale’ o qualsiasi contatto sessuale con un residente senza consenso.


Com'è trattata l'idea del consenso nelle case di riposo dove le persone hanno la demenza? Come ha fatto il testimone a sapere se la vicina di stanza aveva dato il consenso o no? Il personale non sapeva che Isaac aveva la demenza al momento del presunto reato: se l'avesse saputo, avrebbe gestito la situazione in modo diverso?


La polizia, di fronte a qualcuno che ha potenzialmente commesso un reato grave, segue delle procedure obbligate in tali incidenti. Ma quando il presunto autore è un 80-enne con più condizioni mediche, chiaramente confuso, ci sono alternative a queste pratiche standard? La polizia ha una qualsiasi linea guida su come gestire i trasgressori anziani con demenza?


I familiari della presunta vittima di Isaac, che già vive la triste realtà della sua demenza, sono ora di fronte alla notizia che stava presumibilmente per essere aggredita in un luogo in cui pensavano fosse al sicuro. Devono sicuramente sentire che qualcuno dovrebbe essere messo di fronte alle sue responsabilità o punito.


I figli di Isaac stavano cercando di conciliare i loro ricordi del padre molto rispettato con quello che è oggi: un uomo con demenza, nella fase finale della sua vita, di fronte ad accuse penali.


E, naturalmente, c'è Isaac, un uomo con un cervello che non ha freni a causa di una demenza che era iniziata anni prima che entrasse nella stanza vicina, ma che è stata diagnosticata solo dopo il presunto incidente. Doveva essere ritenuto responsabile del suo comportamento, e avrebbe dovuto essere punito? E, se sì, come?


Ho incontrato il figlio di Isaac al palazzo di giustizia un anno dopo il primo incontro. Mi ha presentato l'avvocatessa che seguiva il caso di Isaac, la quale mi ha spiegato che avrebbe sostenuto che Isaac era ‘unfit to plead' (incapace di comprendere e partecipare a un processo), e che non riusciva a vedere assolutamente il motivo di procedere in tribunale in casi come quello di Isaac. "Non riusciva a rispondere alle domande sul presunto incidente", ha detto. "Non c'è alcun motivo di punire una persona con demenza. In realtà dovrebbe essere tirato fuori dal sistema di giustizia penale". Io annuii.


Alla fine, un anno di preoccupazioni e quattro ore di attesa in tribunale si sono risolti nella sentenza di un minuto. Il magistrato ha detto che l'evidenza dalle informazioni su Isaac era "schiacciante rispetto alla sua mancanza di capacità mentale" e che "l'unica conclusione da trarre è che non è in grado di subire un processo". E ha respinto il caso di aggressione e l'AVO.


Mentre camminavamo verso il parcheggio del tribunale, il figlio di Isaac sembrava stanco, ma molto sollevato. "Tante preoccupazioni, e per cosa?" si chiedeva. "Non avremmo mai dovuto arrivare a questo". Ci stringemmo la mano, e sulla mia strada di casa mi sono chiesta quanti altri Isaac passavano nei tribunali penali in quel momento, causando angoscia per tutte le famiglie coinvolte.

 

 

 


Fonte: Amee Baird PhD, neuropsicologa clinica e ricercatrice su sesso, musica e memoria nelle condizioni neurologiche. Brano estratto dal libro Sex in the Brain: How your brain controls your sex life (Sesso nel cervello: come il tuo cervello controlla la tua vita sessuale), NewSouth Publishing, 2019 e Columbia University Press, 2020

Pubblicato su Psychology Today (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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