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Esperienze e opinioni

'Ho il tuo supporto': farsi vivi nell'era della lontananza sociale

Social distancing

In questo momento, poiché molti di noi sono sopraffatti dall'incertezza e dalla paura, siamo super focalizzati sui nostri bisogni.


Che stiamo cercando l'ultima confezione di carta igienica, tormentandoci per tenere i bambini, o dosando l'ultima goccia di disinfettante per mani dopo aver fatto rifornimento, molti di noi non stanno pensando agli altri durante questa pandemia globale. E questo è del tutto normale, perché c'è così tanto da fare e tanto da affrontare.


Ma per quanto sia così stressante per noi, molti altri sono in situazioni peggiori, e potrebbero non avere le nostre stesse risorse emotive, fisiche e materiali. Anche se possiamo non percepire che abbiamo l'energia mentale per raggiungere gli altri in questo periodo impegnativo, vorrei proporre di offrirci aiuto l'uno con l'altro, anche quando non ci sentiamo forti. Potremmo non essere organizzati e preparati. Non è necessario essere 'qualificati', o avere le risposte, o l'intelligenza o la calma. Non dobbiamo avere la 'roba giusta' per fare la cosa giusta.


E la realtà è che ci sentiamo meno impotenti quando offriamo il nostro aiuto (anche ne se siamo all'oscuro).


Come ex consulente di riabilitazione, e come persona che ha attraversato periodi duri di isolamento nella vita, so quanto è importante connettersi con altri durante i periodi di isolamento e di cambiamenti drastici. E conosco anche le idee comuni sbagliate che ci impediscono di cercare gli altri (ce ne sono diverse). Quindi, se vogliamo contattare altre persone, ma esitiamo, forse stiamo preda di uno dei miti qui sotto.


Mito 1:
Dovresti contare solo sulla tua famiglia e gli amici più stretti in tempo di isolamento.
Rivelazione: Contatta altre persone, oltre al tuo cerchio, oltre la tra 'tribù'. Ci vuole un villaggio, una comunità, una nazione, e di più, per affrontare questa pandemia.


Mito 2
: Quando ti senti incerto, in difficoltà o pauroso, non dovresti cercare di aiutare gli altri. Dovresti “rimetterti in sesto” per prima cosa. È vergognoso non sapere cosa dire o fare.
Rivelazione: Noi non dobbiamo avere le risposte per contattare altre persone. Questo è un processo disordinato e imprevedibile nel territorio inesplorato di fronteggiare una nuova malattia che gli esseri umani non hanno mai incontrato. Sii disposto a 'pensare ad alta voce' e partecipa alla conversazione. Un aiuto spontaneo è meglio di niente.


Mito 3
. Se sei ben collegato sui social media, hai sempre qualcuno su cui contare in caso di crisi.
Rivelazione: Noi possiamo avere 400 amici su Facebook e nessuno da chiamare. Ristabilisci il contatto con persone al di fuori della tua rete di social media, con cugini “da tempo perduti” o amici del passato (ex compagni di classe, alunni, ex colleghi, ex conoscenze della tua comunità religiosa). Entra in contatto anche con chi sembra avere un milioni di 'amici'.


Una volta che siamo pronti ad andare verso gli altri, possiamo farlo:

  • trovando una persona di fiducia con cui parlare, come un amico, un familiare o un collega compassionevole; e ricambiando, offrendo di essere lì per lui per rassicurazione emotiva e per le conversazioni difficili; può aiutare anche chiamare una zia non sentita da molto tempo o un vecchio amico di scuola;
  • facendoti sentire regolarmente con chi ti circonda; crea una routine o orari per il contatto con persone care, amici, colleghi o vicini di casa; fallo con messaggi, tweet, e-mail, quello che funziona; ma contattali spesso e con regolarità; prenditi cinque minuti anche per chiedere solo ‘Come stai convivendo con tutto questo? Come te la cavi? Vuoi che ti chiami lunedì sera? Posso aiutarti a fare la spesa o a prendere le medicine?’
  • contattando altre persone che sono più isolate e più sole di te; aiutare gli altri ci aiuta a rimanere in contatto. I gruppi più isolati da puntare:
    • anziani, soprattutto quelli che vivono da soli,
    • malati o disabili,
    • adulti che vivono da soli o che sono single,
    • genitori con bambini a casa da scuola,
    • caregiver che si occupano dei propri cari con disabilità o malattie,
    • caregiver impegnati per lunghe ore;
  • facendo volontariato da remoto; puoi chiedere al direttore del centro locale per anziani come puoi aiutare, anche se il centro è chiuso; se fai già volontariato, puoi chiedere al tuo referente come servire in altri modi durante il distanziamento sociale; forse puoi assistere al telefono persone isolate e solitarie;
  • ampliando le tue reti sociali per riprendere il contatto con persone che sono rimaste in “sordina” per anni della tua vita; scopri cugini perduti da tempo, compagni di liceo o di università, compagni di classe o colleghi di lavoro di ex posti di lavoro; non si sa mai chi potrebbe aver bisogno di sentire un vecchio amico, soprattutto in tempi come questi;
  • aiutando gli altri (soprattutto anziani) a usare la tecnologia per connettersi con gli altri; distanziamento sociale implica che è il momento di essere creativi con gli strumenti a nostra disposizione, come Skype, Zoom, FaceTime e gli altri; puoi usare chatlines ed eventi di gruppo su Facebook, oppure puoi usare LISTSERV (lista di destinatari di email) per organizzare le persone che potrebbero aver bisogno di contatti. E vari siti web possono aiutare a condividere storie, rimanere in contatto, e risolvere problemi.


Ora è il momento di tornare alla potente guarigione delle lunghe conversazioni riflessive, usando il telefono o le videoconferenze. Da qualche parte, a 3.000 chilometri di distanza, potremmo ritrovare un vecchio amico al quale piacerebbe essere di nuovo in contatto.


Ironia della sorte, questa volta il distanziamento sociale ci permette di avvicinarci agli altri, offrendo la nostra assistenza e compagnia. Non siamo poi così occupati e distratti, e il nostro tempo più tranquillo ci dà il lusso di collegarci profondamente in un vero e proprio scambio di compassione, buon ascolto, risorse condivise, storie, e soprattutto, amore.

 

 

 


Fonte: Val Walker MS, consulente di riabilitazione, conferenziera e scrittrice.

Pubblicato su Psychology Today (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

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