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Esperienze e opinioni

Cos'è l'intelligenza? La stiamo sopravvalutando?

Basic algorithm enables our intelligence

Non esiste una definizione o modello di intelligenza concordato. Nel dizionario Collins di Inglese, intelligenza è ‘la capacità di pensare, ragionare, e capire invece di fare le cose in modo automatico o per istinto’. Nel dizionario Macmillan, è ‘la capacità di capire e pensare a cose, e di acquisire e utilizzare le conoscenze’.


Nel cercare di definire l'intelligenza, un buon punto di partenza potrebbe essere la demenza. Nell'Alzheimer, la forma più comune di demenza, c'è disordine in molteplici funzioni corticali superiori, come la memoria, il pensiero, l'orientamento, la comprensione, il calcolo, la capacità di apprendimento, il linguaggio e il giudizio. Penso che sia significativo il fatto che le persone con demenza o gravi difficoltà di apprendimento affrontano molto male i cambiamenti nel loro ambiente, come lo spostamento in una casa di cura o anche in una stanza adiacente.


Nell'insieme, questo ci suggerisce che, in termini generali, intelligenza si riferisce al funzionamento di un numero di facoltà e capacità collegate che ci permettono di rispondere alle pressioni ambientali. Poiché questo non è estraneo agli animali e perfino alle piante, anche di loro si può dire che sono in possesso di intelligenza.


Noi occidentali tendiamo a pensare all'intelligenza in termini di capacità di analisi. Ma in una società di cacciatori-raccoglitori affiatata, l'intelligenza potrebbe essere definita più in termini di competenze di foraggiamento o competenze sociali e responsabilità. Anche all'interno di una singola società, le competenze che sono più apprezzate cambiano nel tempo. In Occidente, l'enfasi si è gradualmente spostata dalle competenze linguistiche alle capacità pure di analisi, ed è solo nel 1960, ben nell'ambito della memoria d'uomo, che le Università di Oxford e Cambridge hanno escluso il latino come requisito di ingresso.


Nel 1990, Peter Salovey e John Mayer hanno pubblicato lo studio seminale sull'intelligenza emotiva, che ha fatto furore rapidamente. In quello stesso anno, Tim Berners-Lee ha programmato il primo browser web. Oggi, noi non riusciamo più ad andare molto lontano senza qualche considerevole abilità di informatica (certamente per gli standard del 1990), e gli scienziati informatici sono tra i professionisti più pagati.


Pertanto, ciò che costituisce l'intelligenza varia secondo le nostre priorità e valori. La società contemporanea tiene le capacità di analisi così tanto in considerazione che alcuni dei nostri leader politici citano il loro ‘Quoziente di Intelligenza (QI) alto’ per difendere le loro azioni più eclatanti.


Questa enfasi occidentale sulla ragione e l'intelligenza ha le sue radici nella Grecia antica con Socrate, suo allievo Platone, e l'allievo di Platone, Aristotele. Socrate ha dichiarato che "la vita senza verifica non è degna di essere vissuta". Egli insegnava in genere attraverso la dialettica, o metodo socratico, cioè mettendo in discussione una o più persone, circa una particolare concezione come il coraggio o la giustizia, in modo da esporre una contraddizione nei suoi presupposti iniziali e provocare una rivalutazione del concetto.


Per Platone, la ragione potrebbe portarci ben oltre i confini del buon senso e l'esperienza di tutti i giorni in un ‘iper-cielo’ (in greco, iperurano) di forme ideali. È noto che fantasticava di mettere una geniocrazia di re filosofi a capo della sua Repubblica utopica. Infine, Aristotele sosteneva che la nostra funzione distintiva in quanto esseri umani è la nostra capacità unica di ragionare, e quindi che il nostro sommo bene e felicità consiste nel condurre una vita di contemplazione razionale.


Parafrasando Aristotele nel libro X dell'Etica Nicomachea, "l'uomo più di ogni altra cosa è la ragione, e la vita della ragione è la più autosufficiente, la più piacevole, la più felice, la migliore, e la più divina di tutte". Nei secoli successivi, la ragione è diventata una proprietà divina, che si trova nell'uomo, perché fatta a immagine di Dio. Se hai lottato contro i tuoi SAT (=test di ingresso all'università), o pensavi che fossero pantaloni, ora sai a chi dare la colpa.


Come sostengo nel mio nuovo libro, Hypersanity: Thinking Beyond Thinking (Ipersanità: Pensare oltre il pensiero), l'ossessione dell'Occidente per l'intelligenza analitica ha avuto, e continua ad avere, conseguenze morali, politici e sociali disastrose. Kant, più memorabilmente, ha collegato ragionamento e morale, sostenendo (in termini semplici) che, in virtù della loro capacità di ragionare, gli esseri umani dovrebbero essere trattati, non come mezzi per un fine, ma come fini-in-sé-stessi. Da qui, diventa tutto troppo facile concludere che, migliore sei a ragionare, più degno sei di personalità e dei suoi diritti e privilegi.


Per secoli, le donne sono state considerate ‘emozionali’, cioè meno razionali, giustificando cosi il loro trattamento come beni mobili o, nel migliore dei casi, cittadine di seconda classe. Lo stesso si potrebbe dire delle persone non bianche, su cui non era solo un diritto, ma un dovere, dell'uomo bianco governare.


Le persone considerate meno razionali (le donne, le persone non-bianche, le classi inferiori, gli infermi, i ‘diversi') sono state non solo diseredate, ma dominate, colonizzate, schiavizzate, assassinate e sterilizzate, in completa impunità. Solo nel 2015 il Senato degli Stati Uniti ha votato per risarcire le vittime viventi di programmi di sterilizzazione sponsorizzati dal governo per i, cito, ‘deboli di mente’. Oggi, di tutte le persone, è l'uomo bianco che teme di più l'intelligenza artificiale, immaginando che possa usurpare il suo status e privilegio.


Secondo uno studio recente, il QI è il miglior predittore della prestazione lavorativa. Ma questo non è del tutto sorprendente, dato che ‘prestazioni’ e QI sono stati definiti in termini simili, e che entrambi dipendono, almeno in parte, da fattori terzi come la conformità, la motivazione e il livello di istruzione.


Il genio al contrario è più una questione di guida, di visione, di creatività, e di fortuna o opportunità, ed è notevole che la soglia di QI per il genio, probabilmente attorno a 125, non sia così alta. William Shockley e Luis Walter Alvarez, che hanno avuto il premio Nobel per la fisica, sono stati esclusi dal Terman Study od the Gifted (Studio Terman dei dotati) a causa del loro ... punteggio QI insignificante.


Per la storia, più tardi nella vita Shockley ha sviluppato opinioni controverse sulla razza e l'eugenetica, innescando un dibattito sull'uso e l'applicabilità del test di QI.

 

 

 


Fonte: Neel Burton MD psichiatra e filosofo, in Psychology Today (> English text) - Traduzione: Franco Pellizzari.

Referenze:

  1. Salovey P., Mayer JD. Emotional intelligenceImagination, Cognition & Personality, 1990, DOI.
  2. Malcolm J. Ree, James A. Earles. Intelligence is the Best Predictor of Job Performance. Current Directions in Psychological Science, 1992, DOI
  3. Saxon W (1989): Obituary William B. Shockley, 79, Creator of Transistor and Theory on Race. New York Times, August 14, 1989.

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