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Esperienze e opinioni

Il vantaggio del bilinguismo: dove siamo con la ricerca?

Fonte: François Grosjean PhD, professore emerito di psicolinguistica all'Università di Neuchâtel, Svizzera. Pubblicato su Psychology Today (> English text)

Hola ciao bilingualism

In un post pubblicato tre anni fa, avevo affermato che il dibattito sul vantaggio cognitivo dell'essere bilingui era entrato in acque agitate e che alcuni ricercatori addirittura dubitavano che ci fosse. I risultati che avevano "catturato i nostri cuori e le nostre menti", come aveva giustamente affermato Aneta Pavlenko, venivano messi in discussione o non potevano essere replicati.


L'elenco dei problemi citati dai ricercatori nel campo era lungo, non ultimo il fatto che era difficile dimostrare una relazione causale diretta tra bilinguismo e vantaggio cognitivo. Avevo chiuso il post elencando alcune delle soluzioni proposte per la ricerca futura.


Tre anni sono passati e numerosi altri studi sono stati eseguiti. Quale modo migliore per capire dove stanno le cose che intervistare il dottor Mark Antoniou, responsabile del programma di ricerca della Western Sydney University in Australia. Ha appena pubblicato un articolo di revisione sull'argomento (The advantages of bilingualism debate, Il dibattito sui vantaggi del bilinguismo), e lui è nella posizione ideale per aggiornarci. Lo ringraziamo di tutto cuore.

 

 

Nelle prime pagine della tua revisione, due frasi si distinguono dal testo: "... il campo ha ormai raggiunto un'impasse" e "... non esiste ancora un consenso sulla relazione tra bilinguismo e benefici cognitivi". Puoi dire alcune parole introduttive su questo?

Il dibattito attorno al vantaggio bilingue è molto acceso e feroce. È anche ripetitivo. Alcuni gruppi di ricerca trovano costantemente supporto per un vantaggio bilingue, mentre altri gruppi non ne trovano alcuno. Coloro che hanno familiarità con la letteratura sono in grado di prevedere se i risultati saranno a favore o contro l'esistenza di un vantaggio bilingue semplicemente scrutando la lista degli autori.

 

 

La tua recensione copre tre aree di ricerca. La prima riguarda l'evidenza sperimentale di un vantaggio bilingue nelle funzioni esecutive. Potresti spiegare cosa si intende per 'funzioni esecutive'?

Le funzioni esecutive sono i processi cognitivi usati per controllare il comportamento al servizio di un obiettivo. Includono la nostra capacità di pianificare, dirigere l'attenzione, ignorare le informazioni che distraggono, nascondere le risposte abituali, essere cognitivamente flessibili e destreggiarsi tra più attività. Le funzioni esecutive sono collegate al successo di tutta la vita: risultati accademici, comportamenti positivi, relazioni sane e successo professionale. Alcuni pensano che l'esperienza bilingue modifichi le aree cerebrali responsabili delle funzioni esecutive, e ciò porta a miglioramenti cognitivi nell'elaborazione non linguistica.

 

 

E' stata trovata l'evidenza di un vantaggio bilingue nelle abilità cognitive, principalmente negli anziani, ma ci sono anche prove contro di esso. Quali sono i problemi che hanno portato a questa discrepanza?

Ci sono molti problemi: definizioni diverse di bilinguismo, fraintendimento della natura del bilinguismo, interpretazione errata di risultati precedenti, studi afflitti da confusioni metodologiche, un pregiudizio di pubblicazione che limita le possibilità di pubblicare risultati nulli e trarre conclusioni che non sono supportate dai dati. Questi problemi possono essere trovati su entrambi i lati del dibattito.

 

 

La seconda area di ricerca trattata riguarda l'invecchiamento cognitivo e il vantaggio bilingue. Perché il bilinguismo potrebbe ritardare l'insorgenza delle malattie neurodegenerative come la demenza?

Mi concentrerò su quei ricercatori che hanno sostenuto che il bilinguismo può effettivamente ritardare l'incidenza della demenza, ma teniamo presente che alcuni sfidano appassionatamente questa visione. La verità è che non abbiamo ancora una teoria completa che sia in grado di spiegare il ruolo del bilinguismo.

Un punto di vista popolare è che nel corso della vita, le due lingue di un bilingue interagiscono costantemente e per gestire questa competizione, il sistema di funzioni esecutive di un bilingue e le strutture cerebrali ad esso associate si svilupperanno in modi diversi da un monolingue che non ha di fronte tali pressioni. Di conseguenza, mentre invecchiamo e sperimentiamo il declino cognitivo legato all'età, il cervello bilingue è più resistente alla neurodegenerazione che insorge. Questo processo è chiamato 'riserva cognitiva', ma non c'è accordo nemmeno sul modo in cui funziona.

Una possibilità è che le strutture cerebrali rimangano più sane perché sono più resistenti alla neurodegenerazione. Un'altra possibilità è che quando alcune strutture o connessioni tra regioni cerebrali sono danneggiate e interrotte, il cervello bilingue è in grado di compensare facendo uso di percorsi alternativi intatti. La sfida di qualsiasi teoria che cerchi di riconciliare queste scoperte è che esistono prove per ognuna di queste opinioni apparentemente incompatibili.

 

 

Anche in questo settore sono state trovate prove a favore e contro il vantaggio bilingue. Tu dichiari che la causa potrebbe essere che alcuni studi sono prospettici mentre altri sono retrospettivi. Cosa si intende con questo?

Gli studi retrospettivi sono di natura storica. Essi implicano l'esame delle cartelle cliniche e tentano di comprendere le cause della neuropatologia dopo aver esaminato la relazione tra dati demografici e altri dati e diagnosi. Tali studi sono stati i primi a sostenere l'affermazione secondo cui il bilinguismo può ritardare l'incidenza della demenza. Alcuni sono stati criticati da alcuni come metodologicamente imperfetti, ma non tutte queste critiche resistono all'esame.

Gli studi prospettici comprendono il reclutamento di un campione di partecipanti, che sono seguiti in modo longitudinale per un certo periodo di tempo. Gli studi sull'incidenza della demenza comprendono in genere reclutare un ampio campione iniziale, seguirlo nel corso di molti anni, e prendendo atto di quali persone sono state successivamente diagnosticate con demenza e confrontando le differenze tra mono e bilingui, se è possibile. Anche questi sono limitati da confusioni metodologiche.

 

 

Nella terza area di ricerca, la plasticità cerebrale risultante dal bilinguismo, i risultati sono più chiari. Quali sono?

Gli studi che esaminano i cambiamenti strutturali nel cervello risultanti da un uso bilingue del linguaggio a lungo termine presentano risultati particolarmente convincenti. Il bilinguismo cambia indiscutibilmente sia la materia grigia che quella bianca in numerose strutture cerebrali distribuite su un'ampia rete, e molte di queste strutture sono associate alle funzioni esecutive. Sebbene sappiamo che cervello bilingue e monolingua sono diversi, è meno chiaro come le differenze nella struttura cerebrale siano correlate alle prestazioni in attività sperimentali.

 

 

Un messaggio che emerge dalla tua recensione è che è improbabile che i vantaggi bilingui si estendano a tutti i bilingui in tutte le circostanze. Potresti spiegarlo?

Il lavoro recente si è allontanato dal confronto di gruppi separati di monolingue e bilingui, ma è giunto alla conclusione che anche i bilingui stessi differiscono tra di loro in termini di modelli di apprendimento e uso delle lingue. Stiamo iniziando a vedere studi che trattano il bilinguismo come un continuum. Tali progetti permettono di esplorare le variabili bilingue che possono influenzare le abilità cognitive.

 

 

Finisci affermando che "è probabile che continui il dibattito sul vantaggio bilingue" e tu dai qualche indizio su dove potrebbe andare questa ricerca. Spiegalo per favore.

Il dibattito continua perché continuiamo a parliarne e nuovi studi sono pubblicati regolarmente. Possiamo già vedere la direzione in cui si sta dirigendo il campo. Gli studi vengono condotti con campioni di dimensioni maggiori per renderli più solidi. C'è un allontanamento dall'uso del bilinguismo come variabile categoriale, come abbiamo visto sopra, e verso l'esame di un continuum monolingue-bilingue. Tali progetti rendono possibile porre domande su "quanta esperienza bilingue è necessaria per far emergere un vantaggio?" L'obiettivo sarebbe quello di prevedere quali tipi di bilingui avrebbero più probabilità di mostrare un vantaggio in un dato dominio e quali ne avrebbero di meno.

Ciò detto, serve ancora del tempo prima di poter riconciliare quelli che stanno su lati opposti del dibattito sulle conseguenze cognitive del bilinguismo.

 

 

 


Traduzione di Franco Pellizzari.

Referenze
: Mark Antoniou (2019). The advantages of bilingualism debate. Annual Review of Linguistics, 5, 395-415. (To download a pdf version, click here).

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