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Esperienze e opinioni

Un controllo più stretto della pressione può prevenire la demenza?

a man having his blood pressure measured

Sono il dott. Richard Isaacson, direttore della Clinica di Prevenzione dell'Alzheimer della Weill Cornell Medicine e del NewYork-Presbyterian. Sono qui per parlare di alcuni risultati molto interessanti dello studio SPRINT MIND, che potrebbe essere la prova più forte trovata finora che è davvero possibile ritardare o eventualmente prevenire l'insorgenza del lieve deterioramento cognitivo e della demenza [1].


Lo studio SPRINT MIND è stato uno studio su pazienti con vari livelli di controllo della pressione arteriosa. Il gruppo normale cercava di raggiungere un livello obiettivo di pressione sistolica di 140, mentre il gruppo più aggressivo o più rigido ha cercato di ridurre la pressione arteriosa sistolica a 120.


Abbassando la pressione solo di quei 20 mm/Hg, è incredibile che in soli 3 anni di trattamento, con pochi anni di controlli, la riduzione rigida della pressione sanguigna ha ridotto del 19% l'incidenza del lieve deterioramento cognitivo. Considerando tutti i tipi di demenza, c'è stata una riduzione del 17%.


Questo studio randomizzato ha usato vari farmaci per la pressione del sangue. La buona notizia qui è che hanno usato farmaci generici e vari altri, e la scelta dei farmaci in realtà non sembrava avere importanza. Ogni partecipante che riusciva ad avere un controllo più stretto della pressione, ha avuto una incidenza minore del lieve decadimento cognitivo in un ampio studio randomizzato.


Da tempo si suggerisce di modificare i fattori di rischio cardiovascolare, ma questa è la prova più forte trovata finora che facendolo in pratica si può effettivamente arrivare a risultati migliori. Nella mia pratica clinica, parliamo di cosa è 'normale' e cosa è 'ottimale'. Quando parliamo di riduzione del rischio di morbo di  Alzheimer (MA) o del concetto generale di prevenzione del MA, forse dobbiamo concentrarci su 'ottimale' invece che su 'normale'.


Per anni abbiamo pensato che 140/70 o 140/80 fossero valori normali di pressione. Tuttavia, le nuove linee guida, anche nella letteratura cardiovascolare, stanno dimostrando che potrebbe essere migliore il livello inferiore [2]. Un controllo più stretto della pressione arteriosa ottimale a 120 potrebbe non solo migliorare il declino cognitivo e la progressione verso la demenza, ma anche ridurre l'iperintensità della sostanza bianca, anch'essa esaminata nel sottoprogramma MRI dello studio SPRINT MIND.


Cosa significa questo? Da un punto di vista clinico pratico, penso che tutti dobbiamo prestare maggiore attenzione alla pressione del sangue. Esistono numerosi fattori di rischio modificabili per il MA, come esercizio fisico, alimentazione, cambiamenti del sonno e, specialmente, modifica del fattore di rischio cardiovascolare.


Quando esaminiamo le prove, lo studio SPRINT MIND fornisce in realtà le evidenze più forti che un controllo più aggressivo o completo, e puntare alla pressione sanguigna ottimale (invece che quella normale) possono ridurre il rischio.


Inoltre, se potessimo aggiungere una riduzione della pressione arteriosa ai vari altri interventi multimodali sullo stile di vita basati sull'evidenza, allora forse potremmo davvero allontanare l'Alzheimer. Fino a quando non arriverà quel farmaco di successo, dobbiamo fare del nostro meglio oggi, per ottenere esiti migliori domani.

 

 

 


Fonte: Richard Isaacson MD in Medscape (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti:

  1. Kjeldsen SE, Narkiewicz K, Burnier M, Oparil S. Intensive blood pressure lowering prevents mild cognitive impairment and possible dementia and slows development of white matter lesions in brain: the SPRINT Memory and Cognition IN Decreased Hypertension (SPRINT MIND) study. Blood Press. 2018;27:247-248.

  2. Whelton PK, Carey RM, Aronow WS, et al. 2017 ACC/AHA/AAPA/ABC/ACPM/AGS/APhA/ASH/ASPC/NMA/PCNA guideline for the prevention, detection, evaluation, and management of high blood pressure in adults: a report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines. Hypertension. 2018;71:e13-e115.

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