Il nostro cervello è considerato un organo "protetto" nel nostro corpo poiché è circondato da una struttura anatomica, composta da diversi tipi di cellule, che controlla cosa può entrare e cosa può uscire. Questa struttura è chiamata "barriera emato-encefalica" e, come suggerisce il nome, è proprio una barriera che agisce come guardiano del cervello. In generale, essa dovrebbe tenere fuori le sostanze nocive e trattenere quelle "buone". La barriera controlla anche il modo in cui varie molecole chimiche (inclusi i composti di cui abbiamo bisogno o che produciamo noi stessi) entrano ed escono dal cervello.

Tuttavia, quando si tratta di monitorare direttamente l'integrità e salute del nostro cervello dall'interno, ci sono cellule altamente specializzate che abitano questo organo e agiscono come sentinelle che controllano costantemente l'ambiente circostante, che sono chiamate microglia. Le microglia sono le principali cellule immunitarie del nostro cervello, dove svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione della difesa e della protezione, orchestrando le reazioni infiammatorie (neuroinfiammazione) in risposta ad agenti nocivi interni ed esterni.
In breve, le microglia sono le sentinelle del nostro cervello! In stato di riposo, estendono ramificazioni simili ad antenne per sorvegliare costantemente l'ambiente cerebrale circostante, ma possono attivarsi rapidamente in risposta a danni o infezioni, diventando più arrotondate. In generale, un'attivazione microgliale tempestiva ed equilibrata è necessaria per il corretto funzionamento del cervello, l'omeostasi, ma anche per la riparazione dopo un danno, come un ictus.
Tuttavia, a volte le microglia possono anche svolgere un ruolo duplice, quasi ambivalente: possono bloccare la neuroinfiammazione o, al contrario, esacerbarla. Possono quindi proteggere o danneggiare il nostro cervello nello stesso individuo! Questo duplice comportamento è ulteriormente complicato da una rete di mediatori molecolari e chimici interni ed esterni (ovvero chemiochine e citochine) che influenzano la loro funzione, indirizzandola verso la protezione o verso il danno e la tossicità.
Infatti, sebbene benefica nella maggior parte dei casi, l'attivazione eccessiva delle microglia può portare a infiammazione cronica e conseguente danno al tessuto cerebrale. Studi recenti hanno evidenziato questo duplice ruolo delle microglia anche in malattie neurodegenerative come l'Alzheimer. Nelle fasi iniziali della malattia, le microglia hanno un ruolo tipicamente protettivo, ma con il tempo possono cambiare completamente il loro comportamento e iniziare a indurre danni anziché riparare o proteggere. Ecco un breve riassunto delle buone azioni che le microglia possono compiere nel cervello.
- Fagocitosi, o 'pulizia'. Contribuiscono a eliminare i peptidi amiloide-beta e le proteine tau, che si accumulano nel morbo di Alzheimer (MA). Quando le microglia trovano un problema, passano da una forma ramificata a una più ameboide (rotonda, mobile). Questo consente loro di migrare verso il sito della lesione o dell'infezione ed eseguire un processo di pulizia chiamato 'fagocitosi'. Questo processo è fondamentale per rimuovere detriti, cellule morte, aggregati proteici e altri rifiuti; eliminando agenti patogeni come i microbi che potrebbero essere penetrati nel cervello.
- Regolazione della funzione neuronale. Le microglia sono coinvolte nella comunicazione con le cellule nervose e altre cellule cerebrali, regolando varie attività neuronali.
- Risposta antinfiammatoria. Rilasciano fattori antinfiammatori e neurotrofici che aiutano la salute neuronale. Una volta neutralizzata la minaccia, passano a uno stato antinfiammatorio, rilasciando fattori (ad esempio, l'interleuchina-10) che portano alla risoluzione dell'infiammazione e a promuovere la riparazione dei tessuti. Tuttavia, con il progredire della malattia, le microglia possono restare attive cronicamente e per questo anche dannose.
- Neuroinfiammazione. Questa attivazione cronica porta a un rilascio prolungato di citochine pro-infiammatorie (come TNF-α e IL-6), che sono dannose e tossiche per le cellule nervose.
- Danno neuronale. La neuroinfiammazione risultante contribuisce alla disfunzione sinaptica, alla morte neuronale e alla progressione della neurodegenerazione.
A volte, la stessa sequenza di eventi sopra descritta può facilmente creare un circolo vizioso in cui l'accumulo di amiloide-beta innesca l'infiammazione, che a sua volta compromette la capacità delle microglia di eliminare l'amiloide stessa, alimentando ulteriormente l'infiammazione e la progressione della malattia. Alcune evidenze suggeriscono che questo stato infiammatorio cronico sia un fattore chiave nella patogenesi del MA e nel conseguente declino cognitivo.
Possiamo intervenire sulla funzione delle microglia per trarne benefici terapeutici? Sulla base delle attuali conoscenze su queste cellule e sul loro comportamento in condizioni di salute e malattia, si stanno compiendo sforzi di ricerca per puntarle farmacologicamente. In particolare, gli scienziati stanno testando la fattibilità e l'efficacia che varie classi di farmaci noti per la loro potente azione antinfiammatoria possono avere contro queste cellule nel prevenire o rallentare la progressione del MA.
Ulteriori sforzi sono in corso nel tentativo di promuovere il fenotipo protettivo delle microglia. Pertanto, nuove ricerche sperimentali stanno esplorando modi per spingere le microglia dal comportamento dannoso al loro stato protettivo e antinfiammatorio e tramite ciò riuscire a rallentare o invertire la progressione della malattia.
In conclusione, come per molti altri aspetti della biologia cellulare, nel caso delle microglia l'equilibrio tra attivazione e stato di riposo è fondamentale per la salute e il benessere sia a livello della cellula che dell'organo di cui essa fa parte.
Fonte: Domenico Praticò in Pratico Lab
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