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Approcci corpo-cervello per ridurre il rischio di demenza

body mind and spirit

Come la nostra popolazione invecchia, la nostra società deve affrontare la sfida medica cruciale di sviluppare trattamenti per il deterioramento del cervello associato all'età. Uno dei principali ostacoli a fare progressi in questo senso è la pratica attuale che limita la cura dei malati a specialità mediche separate, cioè i neurologi si concentrano sui disturbi del cervello e dei tessuti nervosi, i cardiologi si occupano di malattie del cuore, e così via.


Lo stesso stretto angolo di visuale è stato anche adottato ampiamente nella ricerca. Sfortunatamente, tale prospettiva ottusa centrata sull'organo non tiene conto dei numerosi sistemi fisiologici che operano simultaneamente e in sincronia nel nostro corpo. Il cervello non è separato dal corpo. Un caso in proposito è il fatto ben noto che i pazienti con insufficienza cardiaca hanno un aumento del rischio di sviluppare la demenza associata all'età.


Ora, i ricercatori del Centro Tedesco Malattie Neurodegenerative hanno trovato una possibile causa dell'aumento del rischio di demenza nelle persone con problemi cardiaci. Nei loro esperimenti, i topi con insufficienza cardiaca hanno sviluppato un declino cognitivo. Questo a sua volta si è collegato ad un aumento dei percorsi di stress cellulare e all'attività genica alterata nei neuroni dell'ippocampo. Questi cambiamenti patologici sono stati migliorati da un farmaco che promuove la salute delle cellule neuronali. Sulla base di queste scoperte, non sorprende che gli esperti del Centro Tedesco Malattie Neurodegenerative richiedano approcci interdisciplinari e nuovi percorsi terapeutici per il trattamento dei disturbi neurocognitivi.


Tra le malattie neurocognitive, la più comune e temuta dalle persone anziane è il morbo di Alzheimer (MA). Le stime recenti indicano che la malattia può classificarsi appena dietro le malattie cardiache e il cancro, come terza causa di morte delle persone anziane negli USA. Il cervello dei pazienti di MA contiene molti ciuffi anormali (placche di amiloide) e fasci aggrovigliati di fibre (grovigli neurofibrillari o tau). La maggior parte delle terapie progettate per trattare il MA puntano queste placche, ma senza molto successo.


Le aziende farmaceutiche, comprensibilmente, hanno focalizzato i loro sforzi sulla patologia cerebrale. In tal modo, hanno trascurato il fatto che il cervello è collegato al corpo da vari sistemi di comunicazione a due vie. Attraverso questi canali, un cambiamento in qualsiasi parte del corpo influenzerà il cervello e viceversa. Il cervello, come ho detto prima, non funziona da solo.


I ricercatori dell'University College Cork (UCC) hanno introdotto un nuovo approccio per invertire il declino cognitivo collegato all'età attraverso i microbi nell'intestino. I loro studi hanno dimostrato che trapiantare microbi da animali giovani a quelli vecchi, potrebbe ringiovanire aspetti della funzione cerebrale e immunitaria, migliorare le abilità di apprendimento e la funzione cognitiva. Questa ricerca apre le possibilità in futuro di promuovere la salute del cervello modulando il microbiota dell'intestino come obiettivo terapeutico.


E ancora sui microbi: un crescente corpo di ricerca indica un collegamento tra la gengivite (una delle cause principali di perdita di denti) e il declino cognitivo. In più, la perdita dei denti può riflettere gli svantaggi socioeconomici dell'intera vita che sono anche fattori di rischio per il declino cognitivo. L'autore senior Bei Wu, della New York University, ha condotto una meta-analisi usando studi longitudinali sulla perdita dei denti e sul deterioramento cognitivo. Questa analisi ha coinvolto 34.074 adulti, di cui 4.689 avevano avuto la diagnosi di declino della funzione cognitiva. Evidenze di qualità moderata suggerivano che la perdita dei denti è associata indipendentemente al deterioramento cognitivo e alla demenza; il rischio di declino della funzione cognitiva era correlato al numero di denti persi.


Sono stati esplorati nuovi dati per capire come gli inquinanti atmosferici potrebbero impattare sulla demenza e ciò che la loro riduzione potrebbe significare per la salute del cervello a lungo termine. Xinhui Wang PhD, assistente professore di ricerca in neurologia dell'Università del Sud della California, e i colleghi, hanno studiato un gruppo di donne anziane (74-92 anni) negli Stati Uniti che non avevano demenza all'inizio dello studio. Le partecipanti sono state seguite per 5 anni e si sono sottoposte a test dettagliati sulla funzionalità cognitiva ogni anno per determinare se avevano sviluppato la demenza.


I ricercatori hanno scoperto che, in generale, la qualità dell'aria è notevolmente migliorata nel corso dei 10 anni prima che iniziasse lo studio. Durante i sei anni di controllo, le funzioni cognitive tendevano a diminuire mentre le donne invecchiavano, come previsto. Tuttavia, per quelle che vivevano in luoghi con una riduzione maggiore del 10% dello standard attuale dell'EPA negli inquinanti relativi al traffico, il rischio di demenza è diminuito solo del 14-6%. I benefici si sono estesi a varie abilità cognitive, suggerendo un impatto positivo su molteplici regioni sottostanti del cervello. Questo assomigliava al livello inferiore di rischio visto nelle donne da 2 a 3 anni più giovani.


Uno studio molto simile di Christina Park, dell'Università di Washington, e i suoi colleghi, ha esaminato le associazioni tra l'esposizione ai livelli inquinanti dell'aria di particolato fine, di particelle più grandi e di diossido di azoto, e i livelli di Aβ1-40, uno dei principali componenti proteici delle placche, in oltre 3.000 individui che erano privi di demenza all'inizio del Ginkgo Evaluation of Memory Study. Lo studio ha valutato e mediato i livelli di inquinamento atmosferico agli indirizzi residenziali dei partecipanti per periodi di tempo fino a 20 anni prima di fare analisi del sangue per misurare l'amiloide-beta delle persone.


Le persone che erano nello studio da più di 8 anni hanno mostrato un forte legame tra tutti e tre gli inquinanti atmosferici e l'Aβ1-40. "I nostri risultati suggeriscono che l'inquinamento atmosferico può essere un fattore importante nello sviluppo della demenza", ha detto la Park.


Questi studi forniscono nuove prove che migliorando la qualità dell'aria possiamo ridurre significativamente il rischio di declino cognitivo e demenza. Stiamo anche scoprendo che i microbi nell'intestino e in bocca influenzano la salute del cervello. Infine, i ricercatori che studiano i topi con insufficienza cardiaca hanno osservato che il declino cognitivo dei topi è collegato ad un aumento dei percorsi di stress cellulare e ad un'attività genica alterata nei neuroni dell'ippocampo. Questi cambiamenti patologici sono stati migliorati da un farmaco che promuove la salute delle cellule neuronali.


Queste ricerche recenti indicano chiaramente che solo riconoscendo i molti percorsi che collegano il cervello al resto del corpo, faremo progressi nel trattare la demenza legata all'età e al MA.

 

 

 


Fonte: Thomas R. Verny MD, ex docente Harvard University, University of Toronto, York University, e St. Mary’s University of Minnesota

Pubblicato su Psychology Today (> English) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti:

  • Alzheimer's Association. Improving air quality reduces dementia risk, multiple studies suggest. Science Daily, 26 July 2021.
  • Boehme, Marcus, Guzzetta, Katherine E., Cryan, John F. et al., Microbiota from young mice counteracts selective age-associated behavioral deficits. Nature Aging, 2021
  • Islam, M. R., Lbik, D., ... & Fischer, A. Epigenetic gene expression links heart failure to memory impairment. EMBO molecular medicine, 2021
  • Qi, Xiang, Zhu, Zheng, Plassman, Brenda L., Wu, Bei. Dose-Response Meta-Analysis on Tooth Loss With the Risk of Cognitive Impairment and Dementia. Journal of the American Medical Directors Association, 2021

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