L’Agenzia Italiana del Farmaco comunica che la Commissione Scientifica ed Economica del Farmaco (CSE), nella seduta del 15-19 giugno 2026, ha confermato la non ammissione alla rimborsabilità delle due specialità medicinali a base dei principi attivi lecanemab e donanemab, anticorpi monoclonali anti amiloide-beta per il trattamento della malattia di Alzheimer in fase iniziale. La CSE ha ritenuto che non fossero stati raggiunti i requisiti minimi per l’ammissione alla rimborsabilità da parte del SSN.

Di seguito le motivazioni alla base della valutazione della Commissione, che non ha ritenuto fossero stati raggiunti i requisiti minimi per l’ammissione alla rimborsabilità da parte del SSN:
- L’entità dell’effetto dei due prodotti in termini di rallentamento di progressione della malattia di Alzheimer a 18 mesi appare modesta. Sia nel gruppo di pazienti trattato con anticorpi anti amiloide-beta (lecanemab o donanemab nei rispettivi trial registrativi) che nei gruppi di pazienti trattati con placebo si è registrato un peggioramento dei punteggi alla scala Clinical Dementia Rating-Sum of Boxes (CDR-SB) a 18 mesi (1.2 vs 1.7 punti rispettivamente lecanemab vs placebo; 1.73 vs 2.42, donanemab vs placebo).
La differenza media osservata a livello di gruppo a 18 mesi tra i pazienti trattati con il farmaco attivo e il gruppo placebo [lecanemab: -0.5 (IC 95% -0,778; -0,293); donanemab -0,69 (IC 95% -0,95; -0,43) nei rispettivi trial registrativi nella popolazione autorizzata in EU] appare al di sotto della variazione minima considerata come clinicamente rilevante nel singolo paziente con approcci ancorati ad una valutazione globale di cambiamento da parte di un clinico esperto [circa 1 punto nello stadio di mild cognitive impairment 1-2 punti nello stadio di demenza (Andrews 2019; Landsdall 2023; Liu et al, 2021); https://www.iss.it/documents/20126/9140509/LG+Demenza+e+MCI_v3.0.pdf/45961ff0-aa16-5017-1244-8426403600ec?t=1707121203312].
È dibattuto in letteratura se le soglie di variazione intra-paziente considerate come minima variazione clinicamente rilevante possano essere utilizzate per valutare la rilevanza clinica in un confronto fra medie nella progressione di due gruppi di pazienti. Il fato che nella popolazione arruolata siano state incluse sia persone nello stadio di mild cognitive impairment che persone nello stadio di demenza lieve aggiunge complessità alla valutazione della rilevanza clinica dell’effetto osservato. Poiché la progressione si è verificata anche nei soggetti trattati, presentare i risultati osservati nel trial in termini di transizione degli stati di malattia (es. da MCI-AD a mild-AD) è di aiuto per comprendere la rilevanza clinica dell’effetto del trattamento.
Per essere considerato in progressione allo stadio successivo della malattia, un paziente doveva presentare un punteggio superiore al proprio basale in due visite consecutive nella scala Clinical Dementia Rating, punteggio globale (CDR-G). La maggior parte dei pazienti, sia nei bracci trattati con placebo che in quelli trattati con lecanemab o donanemab, non è progredita in termini di passaggio allo stadio clinico successivo al termine della fase in doppio cieco controllata con placebo di 18 mesi.
In termini assoluti le differenze tra i gruppi trattati (con lecanemab o donanemab) e i rispettivi gruppi placebo nelle percentuali di pazienti progrediti allo stadio successivo di malattia per la maggior parte dei confronti (indipendentemente dalla popolazione considerata e dai metodi di imputazione dei dati mancanti) è risultata intorno al 10%, che appare come una differenza modesta. La significatività statistica di queste differenze deve essere interpretata con cautela, trattandosi di analisi esploratorie, non sottoposte a correzioni statistiche per i test multipli. - Le analisi a 36 mesi basate sul confronto con coorti esterne identificate dal database ADNI (Alzheimer's Disease Neuroimaging Initiative) che suggeriscono un beneficio cumulativo crescente nel tempo devono essere interpretate con cautela, poiché i confronti con controlli esterni non randomizzati sono intrinsecamente suscettibili a bias e fattori confondenti residui. In particolare, dopo i 18 mesi la quantità di dati mancanti è considerevole sia nei pazienti trattati con lecanemab o donanemab sia nelle coorti ADNI, il che aumenta l'incertezza delle stime.
- A fronte di un beneficio clinico modesto, lecanemab e donanemab possono causare anomalie di imaging relative all’amiloide (ARIA), caratterizzate come ARIA con edema (ARIA-E), che possono essere osservate tramite risonanza magnetica come edema cerebrale o versamenti sulcali, e ARIA con deposito di emosiderina (ARIA-H), che comprendono microemorragia e siderosi superficiale. L’incidenza e la severità degli eventi ARIA-E e -H aumenta con il numero di alleli APOEε4. Le ARIA si verificano generalmente all’inizio del trattamento e sono solitamente asintomatiche, anche se
raramente possono verificarsi eventi gravi e pericolosi per la vita. Le conseguenze cliniche a lungo termine delle ARIA in termini di outcome cognitivi e progressione di malattia rimangono incompletamente caratterizzate. - La Commissione ha inoltre rilevato che la corretta selezione dei pazienti da avviare al trattamento, la cui casistica non è ben definita, richiede un impegno organizzativo consistente sul piano delle risorse da dedicare e degli esami strumentali (PET o puntura lombare), unitamente alle procedure diagnostiche necessarie ad escludere controindicazioni e a monitorare eventi avversi (risonanze magnetiche).
- La CSE informa i pazienti che nella linea guida italiana “Diagnosi e trattamento di demenza e Mild Cognitive Impairment”, afferente al Sistema Nazionale Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità, nell’ambito degli interventi non farmacologici è presente una raccomandazione forte positiva della stimolazione cognitiva per il trattamento di sintomi cognitivi in persone con demenza da lieve a moderata; e una raccomandazione forte positiva nei confronti di uno spettro di attività volte a promuovere il benessere e l’autonomia, che siano mirate alle preferenze individuali della singola persona. Per i pazienti con mild cognitive impairment, è presente una raccomandazione forte positiva di offrire interventi di training cognitivo per il trattamento dei sintomi cognitivi.
Fonte: AIFA - Agenzia Italiana del Farmaco, 26/06/2026
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